Sicurezza rispettata e conti in rosso «Salvate i ristoranti dalla stretta»
Per Mariano Bella (Ufficio Studi Confcommercio) «non c'è correlazione tra apertura dei locali e contagio». Con le nuove restrizioni si rischia l'accanimento
E se stessimo dando un giro di vite alla vite sbagliata? Non bastavano il lockdown, i conti in rosso, le prospettive di chiusura. Ora le nuove restrizioni dovute alla seconda ondata di contagi da Covid-19 sono pronte a colpire ancora una volta i settori già da tempo in ginocchio: turismo, ristorazione, convivialità. Proprio quelli dove le misure di sicurezza e distanziamento sembravano più sotto controllo.
PERDITE SOPRATTUTTO SULLA RISTORAZIONE: -35 MILIARDI
Dando uno sguardo ai provvedimenti contenuti nel Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm), nel mirino ci sono proprio coloro che avrebbero dovuto invece essere sostenuti da un piano di rilancio. E Mariano Bella dell'Ufficio studi di Confcommercio commenta con Italia a Tavola questa situazione già precaria: «I consumi nel 2020 andranno peggio, siamo intorno al -11%, 116 miliardi di spesa che scompare rispetto al 2019. Queste perdite si concentrano soprattutto su servizi di alloggio e ristorazione, dove calcoliamo 34-35 miliardi di euro andati in fumo».
NESSUN PROBLEMA DI SICUREZZA: IL DISTANZIAMENTO È RISPETTATO
Ecco perché con questo «semi lockdown», come lo definisce Bella, la situazione può solo peggiorare, se non addirittura provocare il tanto temuto colpo di grazia. Con un grande paradosso: quello della sicurezza sanitaria che è più garantita proprio nei locali e nei ristoranti che altrove. «A rigor di logica in questo momento storico la ristorazione e i bar sono dei presidi di distanziamento», sottolinea il numero uno di Confcommercio: «L’esercente e i collaboratori esercitano una funzione di controllo».
I GUAI SONO ALTROVE: PER ESEMPIO SUI MEZZI PUBBLICI
Non sembra insomma esserci una correlazione diretta tra aumento dei contagi e ristoranti: «Li hanno aperti dalla fine di maggio e per quattro mesi non è successo niente», ricorda Bella. «Poi sono ripartiti uffici e scuole senza pensare a un potenziamento dei mezzi pubblici: ed ecco che la curva è cresciuta». Anche il compromesso della chiusura di mezzanotte non convince: «Perché fare uscire i clienti a quell’ora se hanno rispettato le regole sanitarie dentro il locale? Il governo dovrebbe anzi incentivare le persone ad andare lì, dove ci si può incontrare ma senza creare assembramenti disordinati, perché c’è chi controlla».
RISORSE: NON È UNA QUESTIONE DI QUANTO, MA DI COME
C’è infine il delicato tema economico. Come assicurare un sostegno efficace? «Il governo dice che non aveva mai messo in campo interventi per 100 miliardi, ma del resto non c’era nemmeno mai stata una pandemia del genere», dice Bella. «Non è un problema di quanto, ma di come: bisogna puntare su sovvenzioni e indennizi in proporzione alle perdite. Le risorse invece sono andate in giro un po’ ovunque e sono state spese male».
UNA SOLUZIONE PER RESPIRARE: INDENNIZZI A FINE GENNAIO
Eppure un modo per immaginare un futuro più roseo ci sarebbe, secondo la Confcommercio: «Pensare per la fine di gennaio 2021 un ulteriore round di indennizzi in base alle perdite, al netto di ciò che si è già percepito nel 2020. Questo dovrebbe migliorare la fiducia dei ristoratori. Che potrebbero piangere, ma solo con un occhio».
Tanti ristoranti a rischio chiusura
PERDITE SOPRATTUTTO SULLA RISTORAZIONE: -35 MILIARDI
Dando uno sguardo ai provvedimenti contenuti nel Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm), nel mirino ci sono proprio coloro che avrebbero dovuto invece essere sostenuti da un piano di rilancio. E Mariano Bella dell'Ufficio studi di Confcommercio commenta con Italia a Tavola questa situazione già precaria: «I consumi nel 2020 andranno peggio, siamo intorno al -11%, 116 miliardi di spesa che scompare rispetto al 2019. Queste perdite si concentrano soprattutto su servizi di alloggio e ristorazione, dove calcoliamo 34-35 miliardi di euro andati in fumo».
NESSUN PROBLEMA DI SICUREZZA: IL DISTANZIAMENTO È RISPETTATO
Ecco perché con questo «semi lockdown», come lo definisce Bella, la situazione può solo peggiorare, se non addirittura provocare il tanto temuto colpo di grazia. Con un grande paradosso: quello della sicurezza sanitaria che è più garantita proprio nei locali e nei ristoranti che altrove. «A rigor di logica in questo momento storico la ristorazione e i bar sono dei presidi di distanziamento», sottolinea il numero uno di Confcommercio: «L’esercente e i collaboratori esercitano una funzione di controllo».
I GUAI SONO ALTROVE: PER ESEMPIO SUI MEZZI PUBBLICI
Non sembra insomma esserci una correlazione diretta tra aumento dei contagi e ristoranti: «Li hanno aperti dalla fine di maggio e per quattro mesi non è successo niente», ricorda Bella. «Poi sono ripartiti uffici e scuole senza pensare a un potenziamento dei mezzi pubblici: ed ecco che la curva è cresciuta». Anche il compromesso della chiusura di mezzanotte non convince: «Perché fare uscire i clienti a quell’ora se hanno rispettato le regole sanitarie dentro il locale? Il governo dovrebbe anzi incentivare le persone ad andare lì, dove ci si può incontrare ma senza creare assembramenti disordinati, perché c’è chi controlla».
RISORSE: NON È UNA QUESTIONE DI QUANTO, MA DI COME
C’è infine il delicato tema economico. Come assicurare un sostegno efficace? «Il governo dice che non aveva mai messo in campo interventi per 100 miliardi, ma del resto non c’era nemmeno mai stata una pandemia del genere», dice Bella. «Non è un problema di quanto, ma di come: bisogna puntare su sovvenzioni e indennizi in proporzione alle perdite. Le risorse invece sono andate in giro un po’ ovunque e sono state spese male».
UNA SOLUZIONE PER RESPIRARE: INDENNIZZI A FINE GENNAIO
Eppure un modo per immaginare un futuro più roseo ci sarebbe, secondo la Confcommercio: «Pensare per la fine di gennaio 2021 un ulteriore round di indennizzi in base alle perdite, al netto di ciò che si è già percepito nel 2020. Questo dovrebbe migliorare la fiducia dei ristoratori. Che potrebbero piangere, ma solo con un occhio».


