Lo scenario peggiore, secondo gli analisti, è quello che l’accordo firmato nelle scorse ore tra Stati Uniti e Cina - che mette fine a una guerra di dazi durata un anno e mezzo - possa trasferire l’interesse del colosso asiatico dai prodotti europei ed italiani, a quelli americani, con un’ulteriore perdita dell’export di altri miliardi di euro. Quel che è certo, è che l’intesa appena raggiunta avvantaggia senz’altro l’amministrazione americana, e l'impressione è che possa rafforzare anche la posizione personale del presidente Donald Trump - sul quale pesa ancora il processo di impeachment - in vista delle elezioni primarie, primo step verso il tentativo di rielezione. Per l’America, non c’è che dire, è un risultato importante, che i predecessori di Trump, pur avendoci provato, non sono mai riusciti a portare a casa.

L'intesa mette fine a una lunga guerra di dazi (Dazi, l’accordo Usa-Cina agita l'Europa e il Made in Italy)
L'intesa mette fine a una lunga guerra di dazi

Non a caso, subito dopo la firma, il presidente Usa ha parlato di un «passo avanti importante» per i rapporti tra il suo Paese e la Cina, definendo «storico» l’accordo siglato. Trump ha rimarcato anche che la Cina ha «elogiato» le azioni di contrasto degli Usa sulla contraffazione delle merci, dimenticando però che proprio dagli Stati Uniti partono per il mondo prodotti (soprattutto alimentari, come i formaggi) che in apparenza “celebrano” il Made in Italy, spacciandosi per tale, quando invece di italiano non hanno neppure il nome. E il rischio che adesso questi prodotti (il cui valore si aggira già intorno ai 24 miliardi di euro) prendano con più decisione la strada dell’Estremo Oriente, a discapito di quelli originali, è tutt’altro che remoto. «L’accordo è positivo per il mondo intero», ha cercato di tranquillizzare il presidente cinese Xi Jinping, ma l’Europa aspetta di capire quanto di vero ci sia in questa dichiarazione.

Intanto sono passati tre giorni dalla chiusura della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio Americano (Ustr) sulla nuova lista allargata dei prodotti europei nel mirino dei dazi Usa e l’agroalimentare italiano aspetta ancora la decisione in merito dell’amministrazione americana, che potrebbe arrivare presumibilmente entro l’inizio della prossima settimana. Queste sono giornate febbrili di trattative, con i commissari europei negli Stati Uniti in cerca di un accordo per scongiurare un ulteriore aumento delle tariffe, dopo quello del 25% scattato il 18 ottobre scorso contro una lista di beni europei che ha colpito molte delle più note specialità italiane, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, ma anche salumi, agrumi, succhi e liquori per un valore di circa mezzo miliardo di esportazioni.

Dalle prime analisi emerge infatti che l’entrata in vigore dei dazi ha azzerato la crescita delle esportazioni alimentari Made in Italy negli Stati Uniti che rimangono stagnanti (+0,6%) ad ottobre.