L’appuntamento di ieri si inserisce nell’ambito degli incontri territoriali che il Comitato Leonardo organizza periodicamente con aziende associate allo scopo di favorire il confronto tra imprese, Istituzioni e associazioni di categoria su tematiche di interesse nazionale e internazionale, per anticipare gli scenari futuri e cogliere quali saranno le leve su cui puntare per dare slancio alla competitività dell’industria italiana.

Il convegno organizzato dal Comitato Leonardo (Campania, ricerca e tecnologia linfa per promuovere le eccellenze)
Il convegno organizzato dal Comitato Leonardo

Ha aperto i lavori la Presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini: «Quello di oggi - ha detto - è un viaggio esperienziale attraverso i sapori e i saperi alla base del successo dell’agroalimentare italiano, guidato dalle storie di imprenditori come Paolo Scudieri, che non si accontentano di avere successo nel loro core business, ma investono per promuovere le eccellenze del made in Italy in un settore che è alla base della nostra cultura».

«L’innovazione - ha aggiunto - è un fattore fondamentale per il futuro dell’agroindustria: nuove tecnologie come la blockchain possono essere molto utili per garantire qualità e affidabilità a tutta la filiera, con l’etichettatura digitale a tutela del vero prodotto made in Italy. Proteggere i marchi dell’Italian Food, scoraggiando l’Italian sounding, il cui valore nell’agroalimentare è stimato in 100 miliardi di euro, resta una delle priorità del settore».

Paolo Scudieri e Luisa Todini (Campania, ricerca e tecnologia linfa per promuovere le eccellenze)
Paolo Scudieri e Luisa Todini

Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, ha presentato una relazione sul valore dell’industria agroalimentare del Sud: un comparto che rappresenta il vero punto di forza del Sud Italia e che deve puntare su filiere, tracciabilità e innovazione attraverso l’agricoltura e la zootecnia di precisione, strumenti fondamentali per la valorizzare le biodiversità che da sempre caratterizzano le produzioni locali e che possono rappresentare un ulteriore volano di sviluppo per i territori meridionali. Ben focalizzata l’esigenza di rendere avvezzi all’utilizzo della blockchain gli attori della filiera agroalimentare (componente zootecnica inclusa) onde fornire elementi certi di trasparenza e di tracciabilità a quanto giunge in tavola, sia essa il desco domestico, sia esso il tavolo del dine out.

Matteo Lorito, direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, ha presentato poi il Corso di Laurea triennale in Scienze Gastronomiche Mediterranee. Alla tavola rotonda hanno partecipato Gian Domenico Auricchio, Presidente di Auricchio, Pina Amarelli, presidente Amarelli e Antimo Caputo, amministratore delegato di Molino Caputo. Le conclusioni sono state affidate al presidente della Regione Campania, Vincenzo de Luca.

Le tematiche affrontate stimolano una riflessione originale che qui sintetizziamo. Le sfide di un mondo che cambia: crisi climatica, diseguaglianze sociali, migrazioni, nuovi assetti geopolitici e, last but not least, le frontiere dell’innovazione, richiedono visioni e politiche lungimiranti. Non si affrontano queste sfide senza una missione condivisa che mobiliti le energie più vitali, a partire dai territori campani e dalle comunità operose che su questi territori vivono mettendoci amore e passione. C’è bisogno, in Campania, di un’economia più empatica in cui creatività, ricerca e tecnologia diano vita a nuove modalità di erogazione di servizi, saggiamente attingendo dal patrimonio di mestieri e saperi tradizionali che hanno sedimentato la storia della Campania Felix negli ultimi duemila anni. Indispensabile per il Rinascimento della Campania che ci si torni ad alimentare di bellezza, di relazioni e di valori.

E certamente la pietra angolare non può che essere l’agroalimentare al cui sviluppo in Campania stanno fortemente concorrendo i giovani, con il loro entusiasmo, le loro fertili e vive intelligenze, attraverso le quali sviluppano le competenze oggi necessarie, incluse quelle attinenti alla gestione di un’impresa che per quanto piccola possa essere ha comunque la sua ragione del sussistere e del prosperare se sa muoversi agevolmente sul mercato globale. Insomma, la Campania gliela può fare a ritrovare la sua identità primigenia ed il suo migliore posizionamento nella società globale connessa. Sì, gliela può fare. È sufficiente che la Campania torni a fare la… Campania, ovvero tornare a saper essere ospitale con i sempre più cospicui flussi turistici, e tornare a saper fare, con le competenze attualmente necessarie, le cose belle e le cose buone che piacciono al mondo e a cui così prodigalmente concorrono il suo territorio e la sua storia.