A Cilento di gusto, Art of Mixology i pilastri della Dieta mediterranea
Per due giorni Pioppi, un borgo marino del comune di Pollica (Sa) è stato la vetrina del patrimonio enogastronomico dell’area compresa nel Parco Nazionale del Cilento
Nell'area naturale protetta vivono 80 comunità rurali, impegnate nelle professioni della terra e del cibo, e Cilento di Gusto, Art of Mixology, giunta alla terza edizione, ha riunito nel ristorante sul mare Karibu un nutrito numero dei protagonisti delle sue produzioni d'eccellenza. L'obiettivo dell'appuntamento annuale è quello di favorire un confronto sulle comuni prospettive di sviluppo e sull'opportunità di intraprendere azioni comuni mirate a supporto di imprese, spesso familiari, troppo piccole per acquistare visibilità sul mercato.

La mixology c'era, con le creazioni originali dei barman Fabrizio e Federico di Officina 84, protagonisti di inedite miscelazioni con i vini locali; ma in questo caso il termine che ha dato il nome all'evento aveva un altro significato: quello di canalizzare singole problematiche e individualismi in un progetto comune. «Come in una magia di miscelazione - ha detto l'organizzatore dell'evento, Rino Elefante - e con tutta l'arte di combinare vari ingredienti per un unico risultato. E possiamo farlo grazie alle nostre tante positività».

Negli spazi espositivi il pubblico ha potuto degustare le eccellenze dell'agroalimentare e i prodotti dell'artigianato locale, come gli utensili in legno l'ulivo fatti con i residui delle potature, mentre nella sala conferenze si sono svolti workshop, laboratori e masterclass alternati ad interventi istituzionali e a testimonianze personali. «Questo è un incontro importante - ha detto il sindaco di Pollica, Stefano Pisani, presidente delle Città Slow - che contribuisce a stimolare la collaborazione per valorizzare al meglio la nostra produzione territoriale per nuovi rapporti commerciali. È una sfida importante perché la qualità del nostro patrimonio agroalimentare e la reputazione delle persone produce valore».

Numerosi i temi affrontati nel dibattito sulle potenzialità di crescita di un territorio per arginare un ulteriore spopolamento dei comuni. L'attrattività delle spiagge, delle bellezze del Parco Naturale e del patrimonio archeologico rappresenta una risorsa strategica, ma va ricercato un equilibrio tra ricezione turistica e salvaguardia delle risorse. Lo hanno compreso in tanti, operatori turistici, gestori di agriturismi, ristoratori, agricoltori convertiti al biologico certificato, in un territorio protetto che incontaminato lo è da sempre, compreso tra la piana del Sele a nord, la Basilicata a est e a sud e il mar Tirreno ad ovest.

È anche Riserva della Biosfera e Geoparco. Qui, dalle tradizioni contadine della tavola, è nata la Dieta Mediterranea, Patrimonio Immateriale dell'Umanità. E a Pioppi c'è il suo museo, visitatissimo, con la "piramide" del cibo, pannelli descrittivi e video tutorial delle massaie cilentane. C'è anche la biblioteca di Ancel Keys, inventore della Dieta, da lui personalmente adottata per la sua efficacia perché visse felicemente fino a 101 anni.

Molti sono i prodotti di questo ambiente naturale preservato: soprattutto olio con le due Dop: Cilento e Colline Salernitane, e vino. Seguitissimi al "Karibu" i laboratori condotti dalla delegata AIS Maria Sarnataro su Falanghina, Greco, Fiano e Aglianico abbinati ai prodotti del territorio. E c'è anche chi fa gelati al vino come Antonio Volpe. Molte eccellenze sono presidi Slow Food, tra cui le alici di menaica, pescate e salate con tecniche antichissime. Ma ci sono anche i formaggi di capra e di mucca come cacioricotta, provolone podolico e mozzarella avvolta dalle foglie di mirto, il dolcissimo fico bianco del Cilento, seccato e ripieno di noci e mandorle o coperto di cioccolato e infilzato su spiedini di canna e le olive Salella schiacciate con una pietra di mare. Tutti rientrano nell'offerta gastronomica di locali e ristoranti.
C'è Anna Nigro, ma per tutti è "Anna dei Sapori" che con la mamma Bibiana in cucina usa nel suo agriturismo solo prodotti coltivati dal marito e che non serve verdure se non sono di stagione. C'è Nicola Lamberti che ha costruito il suo agriturismo Parmenide dentro la sua azienda agricola e ha raccolto attrezzi antichi che formano il suo Museo delle tradizioni contadine. È un imprenditore illuminato che si è fatto da sé ma lui, schivo, si definisce " zappatore". Tanti altri ristoratori hanno scelto la tradizione anche nelle materie prime: da Stefano Crescenzo di "Zio Cristoforo" che ha brevettato per "Cilento di Gusto" una saporita pasta con fave, pancetta e cacioricotta, ai cuochi del "Principe di Vallescura" fino ad Angelo Elefante, fratello di Rino. È uno skipper-pescatore-chef e serve solo ciò che pesca di notte nel tratto di mare proprio davanti al locale.
Ma c'è anche un giovane chef talentuoso e innovatore, Alessandro Feo, che ha creato per il suo ristorante "Feo" tutto un menu sui prodotti tipici e sulla loro stagionalità, toccando i vertici di quella che viene definita alta cucina. Tutto conferma quello che scrisse il poeta Giuseppe Ungaretti sul Cilento: "Terra ospitale, terra d'asilo"
Per informazioni: www.cilentodigusto.it

La mixology c'era, con le creazioni originali dei barman Fabrizio e Federico di Officina 84, protagonisti di inedite miscelazioni con i vini locali; ma in questo caso il termine che ha dato il nome all'evento aveva un altro significato: quello di canalizzare singole problematiche e individualismi in un progetto comune. «Come in una magia di miscelazione - ha detto l'organizzatore dell'evento, Rino Elefante - e con tutta l'arte di combinare vari ingredienti per un unico risultato. E possiamo farlo grazie alle nostre tante positività».

Negli spazi espositivi il pubblico ha potuto degustare le eccellenze dell'agroalimentare e i prodotti dell'artigianato locale, come gli utensili in legno l'ulivo fatti con i residui delle potature, mentre nella sala conferenze si sono svolti workshop, laboratori e masterclass alternati ad interventi istituzionali e a testimonianze personali. «Questo è un incontro importante - ha detto il sindaco di Pollica, Stefano Pisani, presidente delle Città Slow - che contribuisce a stimolare la collaborazione per valorizzare al meglio la nostra produzione territoriale per nuovi rapporti commerciali. È una sfida importante perché la qualità del nostro patrimonio agroalimentare e la reputazione delle persone produce valore».

Numerosi i temi affrontati nel dibattito sulle potenzialità di crescita di un territorio per arginare un ulteriore spopolamento dei comuni. L'attrattività delle spiagge, delle bellezze del Parco Naturale e del patrimonio archeologico rappresenta una risorsa strategica, ma va ricercato un equilibrio tra ricezione turistica e salvaguardia delle risorse. Lo hanno compreso in tanti, operatori turistici, gestori di agriturismi, ristoratori, agricoltori convertiti al biologico certificato, in un territorio protetto che incontaminato lo è da sempre, compreso tra la piana del Sele a nord, la Basilicata a est e a sud e il mar Tirreno ad ovest.

È anche Riserva della Biosfera e Geoparco. Qui, dalle tradizioni contadine della tavola, è nata la Dieta Mediterranea, Patrimonio Immateriale dell'Umanità. E a Pioppi c'è il suo museo, visitatissimo, con la "piramide" del cibo, pannelli descrittivi e video tutorial delle massaie cilentane. C'è anche la biblioteca di Ancel Keys, inventore della Dieta, da lui personalmente adottata per la sua efficacia perché visse felicemente fino a 101 anni.

Molti sono i prodotti di questo ambiente naturale preservato: soprattutto olio con le due Dop: Cilento e Colline Salernitane, e vino. Seguitissimi al "Karibu" i laboratori condotti dalla delegata AIS Maria Sarnataro su Falanghina, Greco, Fiano e Aglianico abbinati ai prodotti del territorio. E c'è anche chi fa gelati al vino come Antonio Volpe. Molte eccellenze sono presidi Slow Food, tra cui le alici di menaica, pescate e salate con tecniche antichissime. Ma ci sono anche i formaggi di capra e di mucca come cacioricotta, provolone podolico e mozzarella avvolta dalle foglie di mirto, il dolcissimo fico bianco del Cilento, seccato e ripieno di noci e mandorle o coperto di cioccolato e infilzato su spiedini di canna e le olive Salella schiacciate con una pietra di mare. Tutti rientrano nell'offerta gastronomica di locali e ristoranti.
C'è Anna Nigro, ma per tutti è "Anna dei Sapori" che con la mamma Bibiana in cucina usa nel suo agriturismo solo prodotti coltivati dal marito e che non serve verdure se non sono di stagione. C'è Nicola Lamberti che ha costruito il suo agriturismo Parmenide dentro la sua azienda agricola e ha raccolto attrezzi antichi che formano il suo Museo delle tradizioni contadine. È un imprenditore illuminato che si è fatto da sé ma lui, schivo, si definisce " zappatore". Tanti altri ristoratori hanno scelto la tradizione anche nelle materie prime: da Stefano Crescenzo di "Zio Cristoforo" che ha brevettato per "Cilento di Gusto" una saporita pasta con fave, pancetta e cacioricotta, ai cuochi del "Principe di Vallescura" fino ad Angelo Elefante, fratello di Rino. È uno skipper-pescatore-chef e serve solo ciò che pesca di notte nel tratto di mare proprio davanti al locale.
Ma c'è anche un giovane chef talentuoso e innovatore, Alessandro Feo, che ha creato per il suo ristorante "Feo" tutto un menu sui prodotti tipici e sulla loro stagionalità, toccando i vertici di quella che viene definita alta cucina. Tutto conferma quello che scrisse il poeta Giuseppe Ungaretti sul Cilento: "Terra ospitale, terra d'asilo"
Per informazioni: www.cilentodigusto.it


