L’uomo, titolare di un’azienda di Rodello, nel cuneese, è stato riconosciuto colpevole anche del reato di falso ideologico. Le uve nebbiolo utilizzate per produrre il vino risalgono alle vendemmie dal 2013 al 2016 ed erano state raccolte in un’azienda che si trova al di fuori dell’area riconosciuta dal Disciplinare di Produzione del vino Barolo Docg. Dunque il vino non poteva avere i requisiti; il riconoscimento gli era però stato concesso dall’organismo certificatore, poiché il viticoltore aveva falsamente dichiarato nei registri la provenienza delle uve dalla zona di produzione del Barolo.

(Produceva Barolo Docg contraffatto Condannato viticoltore piemontese)

Sta di fatto che, a seguito di un controllo, i carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni di Alessandria hanno scoperto l’imbroglio e denunciato l’uomo alla Procura della Repubblica. L’indagine condotta dal pubblico ministero Francesca Dentis ha portato al processo e alla condanna per l’uomo, per gli inquirenti una delle prime (se non la prima in assoluto) a carico di un viticoltore italiano accusato di contraffazione di Indicazioni geografiche tipiche.

Nella sentenza, il giudice ha disposto anche la confisca e la distruzione di 258 ettolitri di falso Barolo Docg e di 692 bottiglie di vino per un valore complessivo di circa 270mila euro, oltre che dei Contrassegni di Stato e dei registri di cantina dell’azienda.