Dal Garante delle comunicazioni 8 regole contro le parole di odio
«La libertà di espressione è sacra, ma vanno fermate pericolose generalizzazioni. È una battaglia culturale». Così si è espresso il Garante delle comunicazioni nell’approvare il suo regolamento in materia.
Soprattutto quelli verso specifici gruppi sociali, dalle donne agli immigrati. Il regolamento, approvato ieri dall'Autorità per le Comunicazioni, si rivolge non solo ai media tradizionali, ma anche ai social al fine di dire basta alle parole di odio che negli ultimi tempi circolano senza alcun filtro. Il tutto - secondo l’Autorità - è reso ancor più grave dal fatto che tali parole vengano utilizzate per colpire bersagli mirati (donne, omosessuali, meridionali, immigrati, rom, persone di colore, musulmani). Qualcosa si sta muovendo, in generale, anche grazie alla riforma sul Copyright recentemente approvata.

Non poteva rientrare nel tema anche il fenomeno fake news, perché il Garante ha messo sulla lista “nera” delle cattive pratiche anche i contenuti che partono da un singolo episodio di cronaca per arrivare a pericolose generalizzazioni, non supportate da dati o statistiche attendibili che confondono i lettori e creano circoli viziosi pericolosi che in alcuni casi estremi hanno portato anche le vittime a togliersi la vita. Senza dimenticare, questo lo aggiungiamo noi, l'odio gratuito che corre sul web e che passa attraverso le recensioni negative false nei confronti di ristoranti e alberghi.
L'Autorità si muoverà dopo le denunce di “associazioni e organizzazioni rappresentative”, ma anche sulla base del sistematico monitoraggio dei programmi, dei tg, dei social, con l'obiettivo di scoprire se un servizio tv, l'invettiva di un ospite, un contenuto su YouTube, una fotografia o magari un messaggio sui social attenti alla dignità umana o ai diritti individuali delle persone (soprattutto se deboli o minori) inneggiando all'intolleranza.
questi gli otto punti chiave del regolamento:
Il Garante precisa che il regolamento non è una forma di censura nella maniera più assoluta. Il principio della libertà di espressione resta saldo. Inoltre l’Autorità precisa che saranno punite le violazioni sistematiche del regolamento e che per contestazioni e sanzioni verrà coinvolto anche l’Ordine professionale dei giornalisti. L'Autorità potrà diffidare editori, testate, piattaforme web dal continuare la condotta illegittima. Qualora questi soggetti ignorino i provvedimenti dell'Autorità, andranno incontro a sanzioni dal 2 al 5% del loro fatturato. Sanzioni pesanti, dunque.
Le piattaforme video (come YouTube) saranno pienamente obbligate a combattere le parole e i contenuti dell'odio quando l'Italia avrà recepito e applicato la nuova direttiva europea sui media audiovisivi. Nell'attesa, l'Autorità concorderà con queste piattaforme dei regolamenti subito operativi. Gli editori televisivi, e in particolare la Rai, dovranno prendere iniziative che vanno nel senso opposto dell'odio. Trasmissioni e tg dedicheranno degli spazi ai temi della "inclusione sociale, della coesione, della promozione della diversità, dei diritti fondamentali della persona". La Rai, che è il servizio pubblico, dopo le europee diffonderà uno spot dell'Autorità che incoraggia all'uso delle parole di pace.
La stesura del regolamento ha visto in prima linea Antonio Nicita, uno dei quattro commissari dell'Autorità, che lavora al tema fin dal 2016. Convinto della necessità di arginare l'odio e l'intolleranza è anche il presidente dell'Autorità, Marcello Cardani.

Non poteva rientrare nel tema anche il fenomeno fake news, perché il Garante ha messo sulla lista “nera” delle cattive pratiche anche i contenuti che partono da un singolo episodio di cronaca per arrivare a pericolose generalizzazioni, non supportate da dati o statistiche attendibili che confondono i lettori e creano circoli viziosi pericolosi che in alcuni casi estremi hanno portato anche le vittime a togliersi la vita. Senza dimenticare, questo lo aggiungiamo noi, l'odio gratuito che corre sul web e che passa attraverso le recensioni negative false nei confronti di ristoranti e alberghi.
L'Autorità si muoverà dopo le denunce di “associazioni e organizzazioni rappresentative”, ma anche sulla base del sistematico monitoraggio dei programmi, dei tg, dei social, con l'obiettivo di scoprire se un servizio tv, l'invettiva di un ospite, un contenuto su YouTube, una fotografia o magari un messaggio sui social attenti alla dignità umana o ai diritti individuali delle persone (soprattutto se deboli o minori) inneggiando all'intolleranza.
questi gli otto punti chiave del regolamento:
- Evitare espressioni che fomentano l'odio
- Evitare di colpire specifici target (donne, migranti)
- non partire da singoli eventi per generalizzare
- Evitare luoghi comuni e stereotipi discriminatori
- Evitare riferimenti impropri agli orientamenti sessuali
- Promuovere in tv inclusione e coesione sociale
- Rimuovere dalla rete video e foto discriminatorie
- Rettificare i contenuti se contestati dall'Autorità
Il Garante precisa che il regolamento non è una forma di censura nella maniera più assoluta. Il principio della libertà di espressione resta saldo. Inoltre l’Autorità precisa che saranno punite le violazioni sistematiche del regolamento e che per contestazioni e sanzioni verrà coinvolto anche l’Ordine professionale dei giornalisti. L'Autorità potrà diffidare editori, testate, piattaforme web dal continuare la condotta illegittima. Qualora questi soggetti ignorino i provvedimenti dell'Autorità, andranno incontro a sanzioni dal 2 al 5% del loro fatturato. Sanzioni pesanti, dunque.
Le piattaforme video (come YouTube) saranno pienamente obbligate a combattere le parole e i contenuti dell'odio quando l'Italia avrà recepito e applicato la nuova direttiva europea sui media audiovisivi. Nell'attesa, l'Autorità concorderà con queste piattaforme dei regolamenti subito operativi. Gli editori televisivi, e in particolare la Rai, dovranno prendere iniziative che vanno nel senso opposto dell'odio. Trasmissioni e tg dedicheranno degli spazi ai temi della "inclusione sociale, della coesione, della promozione della diversità, dei diritti fondamentali della persona". La Rai, che è il servizio pubblico, dopo le europee diffonderà uno spot dell'Autorità che incoraggia all'uso delle parole di pace.
La stesura del regolamento ha visto in prima linea Antonio Nicita, uno dei quattro commissari dell'Autorità, che lavora al tema fin dal 2016. Convinto della necessità di arginare l'odio e l'intolleranza è anche il presidente dell'Autorità, Marcello Cardani.

