Brexit ancora in stallo. Scenario tragico per le carni britanniche
La Camera dei Comuni britannica ha rigettato ancora una volta, con 344 no e 286 sì, l'accordo della premier Theresa May sulla Brexit, condannandolo in modo ormai definitivo
Con questo voto decade l'offerta dell'Ue che prevede una proroga del divorzio dal 29 marzo al 22 maggio e resta in piedi solo un mini rinvio limitato al 12 aprile, data entro la quale il Regno Unito dovrà decidere se chiedere a Bruxelles un'estensione lunga motivata o procedere a un'uscita "no deal", ovvero senza accordo.

Un risultato, quello maturato il 29 marzo scorso, già dato per scontato in tarda mattinata durante la conferenza "Brexit, what’s next?" organizzata da Ahdb Beef&Lamb, la divisione di "Agriculture and Horticulture development board", l’ente britannico non governativo per il sostegno e lo sviluppo dell’industria agroalimentare che rappresenta 110 mila allevamenti bovini e ovini nella sola Inghilterra.
Nel corso dell’incontro al ristorante Cracco di Milano, Jeff Martin, responsabile Ahdb Italia, ha manifestato preoccupazione. «Da quando il 51,8% dei cittadini britannici si è espresso per il "leave" il 23 giugno 2016 - ha notato - ci siamo interrogati molto sul potenziale impatto che il commercio di prodotti agricoli avrebbe potuto subire a breve e a lungo termine. Il comparto bovino e ovino, che noi rappresentiamo insieme a quello dell’orticoltura, sono in particolare i settori che potenzialmente potrebbero essere più colpiti da una Brexit senza accordo».
Tra il 2013 e il 2017 l’Inghilterra ha esportato una media di oltre 84 mila tonnellate all’anno di carne bovina fresca, pari a un valore medio di 373 milioni di sterline. Durante questo periodo l’export verso l’Ue ha rappresentato in media l’82% del totale. Irlanda, Olanda, Francia e Germania sono stati i principali Paesi che hanno acquistato manzo britannico. Il Regno Unito produce circa 900 mila tonnellate di carni bovine, il 58% dalla sola Inghilterra.
Sul fronte ovino, nello stesso quinquennio, la media delle esportazioni è stata di quasi 100 mila tonnellate annue, pari a un valore medio di 392 milioni di sterline. Il 43% della produzione di agnello commercializzato in Europa proviene dal Regno Unito.

Se sulle carni di provenienza britannica venissero applicati i dazi doganali di un Paese terzo, le esportazioni subirebbero una battuta d’arresto. Le tariffe applicate potrebbero essere molto alte, tanto quanto il costo del prodotto stesso, se non addirittura di più. Aumenterebbero inoltre i controlli veterinari, alle dogane e i costi di trasporto riducendo significativamente la competitività delle carni Made in Uk. Non da ultimo, una hard Brexit porterebbe alla perdita di 32mila posti di lavoro e di 5 miliardi di euro all’anno.

Anche sul fronte delle importazioni gli scenari cambierebbero radicalmente, impattando in modo significativo su tutti i mercati europei, sia in volume che in valore. La Gran Bretagna è un grande mercato per i 27: l’Irlanda, principalmente per le carni di manzo, e la Danimarca, per la carne suina, sarebbero i Paesi più penalizzati, tra cui l’Italia, che figura fra i 5 top esportatori di carne bovina in Uk.
Con l'autosufficienza del mercato delle carni bovine europee che salirebbe al 116%, una hard Brexit porterebbe a una produzione eccedentaria del mercato interno e il conseguente effetto sui prezzi avrebbe un impatto rovinoso su tutti i Paesi, anche quelli che hanno un commercio diretto limitato con il Regno Unito. Riguardo le carni bovine, l’esportazione dall’Europa al Regno Unito vedrebbe un crollo dell’84% e all’inverso del 90%. Da tracollo anche i dati relativi a quelle ovine: -76% (Ue/Uk) e -53% (Uk/Ue).
Uno scenario apocalittico che andrebbe a colpire tutti. Non ultima, la nostra ristorazione che nella produzione di carne bovina e ovina del Regno Unito ha sempre trovato un porto sicuro.
Al termine dell’incontro sono state servite Polpettine di agnello britannico e amaranto, Lasagne con ragu di agnello britannico in bianco e, porzionato da Carlo Cracco, un imponente carrè di “vero” manzo britannico arrosto con patate e asparagi. Con il senno di poi, ci si augura che non sia stato un canto del cigno.

Un risultato, quello maturato il 29 marzo scorso, già dato per scontato in tarda mattinata durante la conferenza "Brexit, what’s next?" organizzata da Ahdb Beef&Lamb, la divisione di "Agriculture and Horticulture development board", l’ente britannico non governativo per il sostegno e lo sviluppo dell’industria agroalimentare che rappresenta 110 mila allevamenti bovini e ovini nella sola Inghilterra.
Jeff Martin e Carlo Cracco
Nel corso dell’incontro al ristorante Cracco di Milano, Jeff Martin, responsabile Ahdb Italia, ha manifestato preoccupazione. «Da quando il 51,8% dei cittadini britannici si è espresso per il "leave" il 23 giugno 2016 - ha notato - ci siamo interrogati molto sul potenziale impatto che il commercio di prodotti agricoli avrebbe potuto subire a breve e a lungo termine. Il comparto bovino e ovino, che noi rappresentiamo insieme a quello dell’orticoltura, sono in particolare i settori che potenzialmente potrebbero essere più colpiti da una Brexit senza accordo».
Jeff Martin
Tra il 2013 e il 2017 l’Inghilterra ha esportato una media di oltre 84 mila tonnellate all’anno di carne bovina fresca, pari a un valore medio di 373 milioni di sterline. Durante questo periodo l’export verso l’Ue ha rappresentato in media l’82% del totale. Irlanda, Olanda, Francia e Germania sono stati i principali Paesi che hanno acquistato manzo britannico. Il Regno Unito produce circa 900 mila tonnellate di carni bovine, il 58% dalla sola Inghilterra.
Sul fronte ovino, nello stesso quinquennio, la media delle esportazioni è stata di quasi 100 mila tonnellate annue, pari a un valore medio di 392 milioni di sterline. Il 43% della produzione di agnello commercializzato in Europa proviene dal Regno Unito.

Se sulle carni di provenienza britannica venissero applicati i dazi doganali di un Paese terzo, le esportazioni subirebbero una battuta d’arresto. Le tariffe applicate potrebbero essere molto alte, tanto quanto il costo del prodotto stesso, se non addirittura di più. Aumenterebbero inoltre i controlli veterinari, alle dogane e i costi di trasporto riducendo significativamente la competitività delle carni Made in Uk. Non da ultimo, una hard Brexit porterebbe alla perdita di 32mila posti di lavoro e di 5 miliardi di euro all’anno.

Anche sul fronte delle importazioni gli scenari cambierebbero radicalmente, impattando in modo significativo su tutti i mercati europei, sia in volume che in valore. La Gran Bretagna è un grande mercato per i 27: l’Irlanda, principalmente per le carni di manzo, e la Danimarca, per la carne suina, sarebbero i Paesi più penalizzati, tra cui l’Italia, che figura fra i 5 top esportatori di carne bovina in Uk.
Con l'autosufficienza del mercato delle carni bovine europee che salirebbe al 116%, una hard Brexit porterebbe a una produzione eccedentaria del mercato interno e il conseguente effetto sui prezzi avrebbe un impatto rovinoso su tutti i Paesi, anche quelli che hanno un commercio diretto limitato con il Regno Unito. Riguardo le carni bovine, l’esportazione dall’Europa al Regno Unito vedrebbe un crollo dell’84% e all’inverso del 90%. Da tracollo anche i dati relativi a quelle ovine: -76% (Ue/Uk) e -53% (Uk/Ue).
Uno scenario apocalittico che andrebbe a colpire tutti. Non ultima, la nostra ristorazione che nella produzione di carne bovina e ovina del Regno Unito ha sempre trovato un porto sicuro.
Al termine dell’incontro sono state servite Polpettine di agnello britannico e amaranto, Lasagne con ragu di agnello britannico in bianco e, porzionato da Carlo Cracco, un imponente carrè di “vero” manzo britannico arrosto con patate e asparagi. Con il senno di poi, ci si augura che non sia stato un canto del cigno.


