
Terremoto in Umbria 3 anni dopo. I ritardi affondano i consumi: -70%
Oggi a Roma centinaia di agricoltori, allevatori e pastori terremotati sono in piazza per offrire i loro prodotti nel più grande mercato delle specialità contadine sopravvissute al sisma che ha sconvolto il Centro Italia. Un’occasione per aiutare la lenta ripresa dei territori colpiti ma anche per fare un bilancio a 36 mesi dalle scosse
26 ottobre 2019 alle ore 10:09
Centinaia di agricoltori e allevatori terremotati hanno lasciato oggi le loro aziende per raggiungere il centro della Capitale e offrire In piazza di Sant’Anastasia al Circo Massimo i propri prodotti nel più grande mercato delle specialità contadine sopravvissute al sisma che ha sconvolto la vita e il lavoro di ampie zone delle regioni del centro Italia. Un’occasione per aiutare la lenta ripresa dei territori colpiti ma anche per fare un bilancio a tre anni dalle scosse dell’ottobre 2016, con la situazione attuale, gli interventi ancora attesi e le storie di chi con grande coraggio e dignità è rimasto a vivere e lavorare nelle campagne ferite. Dal ciauscolo marchigiano alle lenticchie di Castelluccio di Norcia, dal pecorino laziale alla ventricina abruzzese, sono solo alcuni dei prodotti scampati al sisma e portati al maximercato di Campagna Amica.
Un grande striscione ricorda che “La terra non trema – Il coraggio dei contadini”, a simbolo della tenacia degli agricoltori che con grande coraggio e dignità – sottolinea la Coldiretti - sono rimasti a vivere e lavorare nelle campagne ferite nonostante i ritardi nella ricostruzione e le perduranti difficoltà quotidiane. Nei paesi svuotati dal terremoto e con il turismo in lenta ripresa si registra ancora un crollo del 70% della spesa che sta soffocando l’economia locale e il lavoro, a partire dagli agricoltori e dagli allevatori che sono rimasti nonostante le difficoltà.
I pesanti ritardi della ricostruzione con le difficoltà abitative delle popolazioni locali e i problemi a far tornare i turisti hanno determinato – sottolinea la Coldiretti - un crollo delle vendite dei prodotti locali che gli agricoltori, a prezzo di mille difficoltà, sono comunque riusciti a salvare dalla macerie garantendo la continuità produttiva e, con essa, una speranza di ripresa in un territorio a prevalente economia agricola che al terremoto ha pagato un conto salato. In difficoltà ci sono 25mila aziende agricole e stalle censite nei 131 Comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo dove – continua la Coldiretti – c’è una significativa presenza di allevamenti con oltre 100mila animali tra mucche, pecore e maiali, e un rilevante indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo.
Tra i settori più colpiti c’è sicuramente – spiega Coldiretti – quello dell’allevamento ma in difficoltà si trovano anche le altre attività a partire dall’agriturismo dove è ancora lenta la ripresa per le 444 strutture che secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat operano nell’area dei quali 42 in Abruzzo, 40 nel Lazio, 247 nelle Marche e 115 in Umbria.
Una situazione che non ha però scoraggiato la maggioranza di agricoltori e allevatori che, a prezzo di mille difficoltà e sacrifici, non hanno abbandonato il territorio ferito e sono riusciti a garantire la produzione della principali tipicità. Lo dimostra il fatto – ricorda la Coldiretti – che sulle tavole rimane il ciauscolo, il caratteristico salame spalmabile marchigiano, il pecorino dei Sibillini e le tante altre specialità del territorio come la patata rossa di Colfiorito, lo zafferano, il tartufo, il prosciutto di Norcia Igp o la cicerchia e la stessa lenticchia di Castelluccio di Norcia Igp con una produzione di qualità attorno che quest’anno è stata attorno ai 3 mila-4 mila quintali.
«Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti che occorre sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento ed è per questo che abbiamo voluto dedicare la ricorrenza del 75° anno dalla Fondazione della Coldiretti, avvenuta proprio a fine ottobre del 1944, alle popolazioni colpite dal sisma», ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “è necessario accelerare sulla ricostruzione e garantire una piena ripresa dell’economia, che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.
La vita nei paesi colpiti dal sisma fatica a tornare alla normalità
Un grande striscione ricorda che “La terra non trema – Il coraggio dei contadini”, a simbolo della tenacia degli agricoltori che con grande coraggio e dignità – sottolinea la Coldiretti - sono rimasti a vivere e lavorare nelle campagne ferite nonostante i ritardi nella ricostruzione e le perduranti difficoltà quotidiane. Nei paesi svuotati dal terremoto e con il turismo in lenta ripresa si registra ancora un crollo del 70% della spesa che sta soffocando l’economia locale e il lavoro, a partire dagli agricoltori e dagli allevatori che sono rimasti nonostante le difficoltà.
I pesanti ritardi della ricostruzione con le difficoltà abitative delle popolazioni locali e i problemi a far tornare i turisti hanno determinato – sottolinea la Coldiretti - un crollo delle vendite dei prodotti locali che gli agricoltori, a prezzo di mille difficoltà, sono comunque riusciti a salvare dalla macerie garantendo la continuità produttiva e, con essa, una speranza di ripresa in un territorio a prevalente economia agricola che al terremoto ha pagato un conto salato. In difficoltà ci sono 25mila aziende agricole e stalle censite nei 131 Comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo dove – continua la Coldiretti – c’è una significativa presenza di allevamenti con oltre 100mila animali tra mucche, pecore e maiali, e un rilevante indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo.
Tra i settori più colpiti c’è sicuramente – spiega Coldiretti – quello dell’allevamento ma in difficoltà si trovano anche le altre attività a partire dall’agriturismo dove è ancora lenta la ripresa per le 444 strutture che secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat operano nell’area dei quali 42 in Abruzzo, 40 nel Lazio, 247 nelle Marche e 115 in Umbria.
Una situazione che non ha però scoraggiato la maggioranza di agricoltori e allevatori che, a prezzo di mille difficoltà e sacrifici, non hanno abbandonato il territorio ferito e sono riusciti a garantire la produzione della principali tipicità. Lo dimostra il fatto – ricorda la Coldiretti – che sulle tavole rimane il ciauscolo, il caratteristico salame spalmabile marchigiano, il pecorino dei Sibillini e le tante altre specialità del territorio come la patata rossa di Colfiorito, lo zafferano, il tartufo, il prosciutto di Norcia Igp o la cicerchia e la stessa lenticchia di Castelluccio di Norcia Igp con una produzione di qualità attorno che quest’anno è stata attorno ai 3 mila-4 mila quintali.
«Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti che occorre sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento ed è per questo che abbiamo voluto dedicare la ricorrenza del 75° anno dalla Fondazione della Coldiretti, avvenuta proprio a fine ottobre del 1944, alle popolazioni colpite dal sisma», ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “è necessario accelerare sulla ricostruzione e garantire una piena ripresa dell’economia, che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.

