Cronache di gusto stesso ha interpellato poi il cuoco siciliano per cercare di capire quale sia il rapporto che i cuochi hanno con questo tipo di piattaforme. «TripAdvisor? Uno strumento difficile e complesso da gestire. Prima rispondevamo anche ai clienti, adesso è impossibile farlo e lo abbiamo abbandonato», ha risposto l’intervistato.

Alessandro Ingiulla (Alessandro Ingiulla su TripAdvisor «Strumento difficile da gestire»)
Alessandro Ingiulla

C’è un po’ di rammarico nelle sue parole, non tanto per come è la situazione adesso, ma per come è attualmente in relazione a come era quando TripAdvisor è nato. Prima, uno strumento positivo che creava confronti costruttivi, ora solo una valvola di sfogo.

«TripAdvisor lo usavamo molto ai nostri esordi, serviva un po' come strumento per farsi pubblicità - racconta lo chef al sito - ma pian piano è diventato complesso, difficile da gestire. Attenzione non voglio dire che nessuno può criticare quello che facciamo, ci mancherebbe, ma che siano critiche costruttive e soprattutto vere. Su TripAdvisor, invece, quelle fasulle le sgami subito. TripAdvisor c'è, esiste, ma non per questo significa che ne devi avere considerazione».

Poi il problema di tantissimi ristoratori, compresa Pamela Veronese della quale abbiamo reso conto in una nostra intervista, ovvero quello di cancellare le recensioni fasulle. «I nostri clienti quasi mai lo utilizzano - dice - mi accorgo di qualche recensione, ma fatta dai clienti più giovani. In realtà anche se cominci a preoccuparti delle recensioni, non puoi fare nulla. Sono lì e nessuno le può cancellare».  

Poi il fenomeno della “vendita” di recensioni. «Sono pacchetti che vendono - dice - a me non li hanno mai proposti, ma conosco miei amici che lavorano per TripAdvisor e mi hanno spiegato come funziona. Ho deciso di non rispondere più a nessuno. Faccio camminare la pagina da sola. Vada come vada. Curiamo i nostri social, almeno lì abbiamo la certezza di gestire noi le cose come meglio preferiamo. Con TripAdvisor si è creato solo un business».

Come detto l’idea di base piace, ma è incontrollata. «Bisognerebbe permettere di scrivere solo a coloro che realmente hanno visitato quel ristorante - dice Alessandro - un po' come fa Booking con gli alberghi che ti lascia raccontare la tua esperienza solo se realmente hai dormito in un determinato posto. Io a una cosa simile sarei super favorevole. Anche se credo che il problema di TripAdvisor sia molto sentito in Italia. All'estero, in America e in Inghilterra per esempio, il portale funziona meglio, è più attinente alla realtà, perché lì le persone sanno fare un uso corretto dello strumento internet che da noi non abbiamo ancora compreso».