Rifugi a Bergamo e Brescia. Tanti giovani e prezzi da rivedere
Son tornato a fare un “giro” fra i rifugi bresciani e bergamaschi per capire se qualcosa è cambiato rispetto allo scorso anno. In effetti il livello medio si è alzato sia per l'accoglienza che per la ristorazione
Lo stesso non si può dire per i prezzi. Alcuni davvero salati per la quantità e la qualità delle pietanze offerte. Ma andiamo con ordine.

Nella bergamasca ho scarpinato quasi 4 ore per visitare il Tagliaferri e l'Albani sotto le quattro “matte” della Presolana; nelle montagne bresciane i rifugi Almici sul Guglielmo, Pirlo allo Spino, Bozzi nella conca del Montozzo, Tita Secchi, Sandro Occhi all'Aviolo, Serafino Gnutti, Baitone, Premassone, Petit Pierre e Valmalza tutti in Valcamonica.
Anzitutto un dato univoco, lungo i sentieri e nei faticosi tragitti ho incontrato tanti, tantissimi giovani fra i 20 e i 30-35 anni e famiglie con piccoli anche di due-tre anni al seguito. Meno ultrasessantenni rispetto al passato, forse perchè l'altezza dei rifugi, tutti fra i 1.200 e i 2.600 metri, la fatica, il fiato corto e una età certa (per non offendere nessuno) si sentono.
Giovani e neo famiglie in prevalenza e gruppi di escursionisti in arrivo o partenza verso le vette alpine, Adamello in primis. Un turismo-escursionismo montano in costante crescita da non sottovalutare seppur della durata di pochi mesi, da giugno a settembre.
Seconda considerazione. A gestire i rifugi, a parte due figure storiche come Baccanelli e Francesco Tagliaferri, sentite sentite, a sorpresa, madri e figlie come al Premassone, in Valmalza, o al Petit Pierre. E gruppi di volontari, con uomini a fare lavori di manutenzione o di riserva in cucina. Alla guida giovani nuclei familiari e coppie che hanno preso il posto di storiche figure di rifugisti con spirito imprenditoriale e molta voglia di fare.

Terzo, in alcuni rifugi a fianco dei classici formaggi e salumi locali, ho trovato prodotti a chilometro zero come marmellate, frutti di bosco e addirittura, al Petit Pierre, fragole della Valcamonica. Una bella idea e una gradita sorpresa.
La quarta considerazione concerne i prezzi. Nell'80% delle strutture in quota, ho riscontrato conti abbordabili con un buon rapporto qualità-prezzo. All'Albani a mio avviso sono da rivedere i costi dei secondi piatti (12 euro per due fette di arrosto); al Bozzi invece i dolci (4 euro per due striminzite girelle di salame di cioccolato). Per il resto, ovunque mezz'acqua a 1 euro e 50 centesimi. Caffè variabile fra 1 euro e 1 euro e 50. Primi e secondi tendenzialmente fra i 7 e i 12 euro.
Quinta e utlima considerazione. Ne abbiamo già scritto, su tutti eccellono per la calorosa accoglienza, la bontà delle materie prime e l'originalità delle pietanze il Tagliaferri nella sempre suggestiva Val di Scalve a dominare le Orobie, il Pirlo allo Spino, un balcone sul Garda, il Tita Secchi dove Baccanelli ha realizzato un invitante sentiero da malga Cadino fin su al lago della Vacca e il Serafino Gnutti per un Gulasch con polenta da leccarsi i baffi.
Infine i vini. Tutt'altro che vinelli, perché in quota il nettare di Bacco deve essere genuino ed onesto per dare la giusta carica per scendere a valle, con prudenza.

Nella bergamasca ho scarpinato quasi 4 ore per visitare il Tagliaferri e l'Albani sotto le quattro “matte” della Presolana; nelle montagne bresciane i rifugi Almici sul Guglielmo, Pirlo allo Spino, Bozzi nella conca del Montozzo, Tita Secchi, Sandro Occhi all'Aviolo, Serafino Gnutti, Baitone, Premassone, Petit Pierre e Valmalza tutti in Valcamonica.
Anzitutto un dato univoco, lungo i sentieri e nei faticosi tragitti ho incontrato tanti, tantissimi giovani fra i 20 e i 30-35 anni e famiglie con piccoli anche di due-tre anni al seguito. Meno ultrasessantenni rispetto al passato, forse perchè l'altezza dei rifugi, tutti fra i 1.200 e i 2.600 metri, la fatica, il fiato corto e una età certa (per non offendere nessuno) si sentono.
Giovani e neo famiglie in prevalenza e gruppi di escursionisti in arrivo o partenza verso le vette alpine, Adamello in primis. Un turismo-escursionismo montano in costante crescita da non sottovalutare seppur della durata di pochi mesi, da giugno a settembre.
Seconda considerazione. A gestire i rifugi, a parte due figure storiche come Baccanelli e Francesco Tagliaferri, sentite sentite, a sorpresa, madri e figlie come al Premassone, in Valmalza, o al Petit Pierre. E gruppi di volontari, con uomini a fare lavori di manutenzione o di riserva in cucina. Alla guida giovani nuclei familiari e coppie che hanno preso il posto di storiche figure di rifugisti con spirito imprenditoriale e molta voglia di fare.

Terzo, in alcuni rifugi a fianco dei classici formaggi e salumi locali, ho trovato prodotti a chilometro zero come marmellate, frutti di bosco e addirittura, al Petit Pierre, fragole della Valcamonica. Una bella idea e una gradita sorpresa.
La quarta considerazione concerne i prezzi. Nell'80% delle strutture in quota, ho riscontrato conti abbordabili con un buon rapporto qualità-prezzo. All'Albani a mio avviso sono da rivedere i costi dei secondi piatti (12 euro per due fette di arrosto); al Bozzi invece i dolci (4 euro per due striminzite girelle di salame di cioccolato). Per il resto, ovunque mezz'acqua a 1 euro e 50 centesimi. Caffè variabile fra 1 euro e 1 euro e 50. Primi e secondi tendenzialmente fra i 7 e i 12 euro.
Quinta e utlima considerazione. Ne abbiamo già scritto, su tutti eccellono per la calorosa accoglienza, la bontà delle materie prime e l'originalità delle pietanze il Tagliaferri nella sempre suggestiva Val di Scalve a dominare le Orobie, il Pirlo allo Spino, un balcone sul Garda, il Tita Secchi dove Baccanelli ha realizzato un invitante sentiero da malga Cadino fin su al lago della Vacca e il Serafino Gnutti per un Gulasch con polenta da leccarsi i baffi.
Infine i vini. Tutt'altro che vinelli, perché in quota il nettare di Bacco deve essere genuino ed onesto per dare la giusta carica per scendere a valle, con prudenza.


