
Pane, la Sardegna “sotto attacco”. Concorrenza sleale minaccia il settore
Sono 930 le attività di panificazione di prodotti freschi in Sardegna. Un sistema costantemente sotto attaco da parte della concorrenza sleale e degli abusivi, che quotidianamente sfornano 3mila quintali di prodotto, per un totale che sfiora le 110mila tonnellate all'anno. Questo l'allarme lanciato da Confartigianato<div style="display:none;">
23 maggio 2018 alle ore 12:33
che sottolinea come «il pane dell'isola sia uno dei prodotti maggiormente copiati, prodotti e venduti in rivendite "in nero", sulle strade all'aperto e durante manifestazioni ed eventi, oppure online».

«Non possiamo più tollerare le situazioni di abusivismo e di non rispetto delle regole - sottolineano Antonio Matzutzi e Stefano Mameli, presidente e segretario di Confartigianato Imprese Sardegna - soprattutto chiediamo che si intervenga per tutelare la salute dei cittadini e per rispetto nei confronti di panificatori e rivenditori. Oggi più che mai in termini di sicurezza degli alimenti, e quindi disponibilità per i cittadini di cibo sicuro, il fenomeno della vendita di pane abusivo è un pericolo. Il suo commercio e somministrazione, al di fuori delle regolari linee di distribuzione, non garantisce la sicurezza, perché non si conoscono le materie prime utilizzate, le condizioni igieniche dei luoghi di produzione e le metodiche di panificazione».
Secondo Confartigianato Sardegna è necessario proteggere l'attività di panificazione, così da migliorare l'informazione al consumatore e la sua salute. Fondamentale anche tutelare le imprese, che in questi anni di crisi e calo dei consumi hanno comunque tenuto con forza e determinazione, sorrette dalla qualità.
Civraxiu, Coccoi, Moddizzosu, ma anche rosette, schiacciatine, baguette, bananine e lingue, senza dimenticare il pane alla ricotta o quello alle olive. Tutti prodotti in pericolo. Un pericolo dato non solo dalla concorrenza del pane precongelato nei supermercati, ma, soprattutto, dalla concorrenza sleale di quello "fatto in casa", ma poi, ingiustamente, venduto dappertutto.

(foto: Ansa)
«Non possiamo più tollerare le situazioni di abusivismo e di non rispetto delle regole - sottolineano Antonio Matzutzi e Stefano Mameli, presidente e segretario di Confartigianato Imprese Sardegna - soprattutto chiediamo che si intervenga per tutelare la salute dei cittadini e per rispetto nei confronti di panificatori e rivenditori. Oggi più che mai in termini di sicurezza degli alimenti, e quindi disponibilità per i cittadini di cibo sicuro, il fenomeno della vendita di pane abusivo è un pericolo. Il suo commercio e somministrazione, al di fuori delle regolari linee di distribuzione, non garantisce la sicurezza, perché non si conoscono le materie prime utilizzate, le condizioni igieniche dei luoghi di produzione e le metodiche di panificazione».
Secondo Confartigianato Sardegna è necessario proteggere l'attività di panificazione, così da migliorare l'informazione al consumatore e la sua salute. Fondamentale anche tutelare le imprese, che in questi anni di crisi e calo dei consumi hanno comunque tenuto con forza e determinazione, sorrette dalla qualità.
Civraxiu, Coccoi, Moddizzosu, ma anche rosette, schiacciatine, baguette, bananine e lingue, senza dimenticare il pane alla ricotta o quello alle olive. Tutti prodotti in pericolo. Un pericolo dato non solo dalla concorrenza del pane precongelato nei supermercati, ma, soprattutto, dalla concorrenza sleale di quello "fatto in casa", ma poi, ingiustamente, venduto dappertutto.

