Il “pasto sospeso” con Rubio e De Luca. Un anno di cucina per i più bisognosi
È da un anno che a Roma, alla Casetta Rossa della Garbatella, c’è un pasto caldo per chi non può permetterselo. La buona tradizione partenopea di lasciare un caffè pagato - il famoso “sospeso” - si è estesa anche al cibo
Tutto si svolge in questo spazio sociale della periferia dove un gruppo di volontari ha organizzato un’attività ristorativa. I prezzi sono più che accessibili, poiché il fine non è il guadagno ma l’amicizia, l’accoglienza e la solidarietà. Danno una mano anche alcuni giovani africani che aspirano a diventare pizzaioli o cuochi.

L’anniversario è stato festeggiato con un menu speciale: una zuppa di legumi ed erbe della tradizione del Mediterraneo, dove si affacciano i Paesi da cui arrivano tante persone in cerca di una vita migliore, che Rubio ha cucinato insieme ai volontari. Anche Erri De Luca si è messo ai fornelli, preparando una pasta corta al "sugo senza fuoco", cioè con un misto di verdure a crudo. Ancora prima erano stati serviti hummus di ceci, supplì all'arrabbiata, caponatine e focacce.
Rubio, cuoco senza stelle e senza ristorante, mai solista con la toque e sempre tra la gente, aveva già esportato a Dubai, lo scorso anno, il progetto del "pasto sospeso".
Allora i destinatari erano i lavoratori asiatici dei Labour Camps addetti all’edilizia e sembra che la cosa funzioni ancora alla grande. Ma anche Erri de Luca ha fatto conoscere l’iniziativa all’estero attraverso i suoi scritti. «C’è una Roma indifferente alle persone e ai loro problemi - ha detto lo scrittore - ma c’è anche una Roma, quella dei volontari, che conosce i valori dell’integrazione, del rispetto dei diritti e delle altre culture». Soddisfatto dei risultati di questo modello anche Chef Rubio, che insieme al collega Lorenzo Leonetti di Grandma Bistrot e ai volontari ha accolto gli ospiti.

Senza troppa enfasi, come d'abitudine, ha spiegato il perché del progetto e il suo impegno in una società che talvolta ignora realtà esteticamente non accettabili. «Non si tratta solo di quella che chiamano beneficienza o solidarietà - ha detto - ma un’occasione per restituire un po’ di umanità a quella che è in primis una professione. Non ha senso rinchiudersi in una torre d’avorio: la grande cucina deve essere per tutti». Da sempre Rubio dimostra la sua distanza da tendenze omologanti della cultura gastronomica, dall’artificio che vuole cambiare ciò che la natura ci dà già perfetto, ed è stato tra i primi cuochi ad andare oltre al gusto e alla presentazione del piatto puntando all’origine delle materie prime, al benessere che viene dal cibo e al dovere di non sprecarlo.
Pur potendo sfoggiare il sigillo di Alma, ancora oggi entra in cucina ascoltando, guardando, imparando. «Ero già conscio del percorso che avrei a mio modo intrapreso entrando in una scuola di formazione prestigiosa come quella. Ho usato a mio modo gli insegnamenti e il metodo di lavoro che è universale. In un ristorante stellato o in una modesta osteria l’importante è cucinare senza distruggere la materia prima e soprattutto rispettare il cliente. No, non penso per ora di fermarmi in un luogo, di aprire un ristorante. Riprenderò a studiare quanto prima, mi documenterò ancora in giro per il mondo. Più sai e più ti vengono poste domande a cui devi rispondere, oltre a quelle che ti vengono da dentro».
La Casetta Rossa è un punto di riferimento per il quartiere della Garbatella e per i migranti. Dice Maya Vetri, una delle volontarie più attive. «Oggi vogliamo festeggiare questo progetto del “pasto sospeso” sperando di farlo attecchire altrove. Ma proseguiamo anche nelle nostre altre iniziative per fare di questa struttura un punto accogliente, una casa: facciamo corsi di italiano per stranieri, laboratori per bambini, raccolte di abiti, materiali e beni di prima necessità per chi ne ha bisogno».

Chef Rubio, Lorenzo Leonetti ed Erri De Luca
Si mangia (bene) e, volendo, si lasciano 5 euro per offrire un pasto a chi neppure si conosce ma che certamente apprezzerà il gesto. In un anno lo hanno fatto oltre 2mila persone. Oltre 3mila sono stati inoltre i pasti offerti a migranti o a persone in difficoltà, in collaborazione con Baobab Experience (“Protect people, not borders”). Ma è difficile che qui venga respinto qualcuno. L’iniziativa del pasto sospeso è di Chef Rubio (alias Gabriele Rubini, candidato al sondaggio di Italia a Tavola CLICCA QUI PER VOTARE) e dello scrittore poeta Erri De Luca che, un anno dopo, ne hanno tracciato il bilancio insieme ai tanti volontari della struttura in un incontro aperto agli abitanti del quartiere e agli ospiti vecchi e nuovi.L’anniversario è stato festeggiato con un menu speciale: una zuppa di legumi ed erbe della tradizione del Mediterraneo, dove si affacciano i Paesi da cui arrivano tante persone in cerca di una vita migliore, che Rubio ha cucinato insieme ai volontari. Anche Erri De Luca si è messo ai fornelli, preparando una pasta corta al "sugo senza fuoco", cioè con un misto di verdure a crudo. Ancora prima erano stati serviti hummus di ceci, supplì all'arrabbiata, caponatine e focacce.
Rubio, cuoco senza stelle e senza ristorante, mai solista con la toque e sempre tra la gente, aveva già esportato a Dubai, lo scorso anno, il progetto del "pasto sospeso".
Allora i destinatari erano i lavoratori asiatici dei Labour Camps addetti all’edilizia e sembra che la cosa funzioni ancora alla grande. Ma anche Erri de Luca ha fatto conoscere l’iniziativa all’estero attraverso i suoi scritti. «C’è una Roma indifferente alle persone e ai loro problemi - ha detto lo scrittore - ma c’è anche una Roma, quella dei volontari, che conosce i valori dell’integrazione, del rispetto dei diritti e delle altre culture». Soddisfatto dei risultati di questo modello anche Chef Rubio, che insieme al collega Lorenzo Leonetti di Grandma Bistrot e ai volontari ha accolto gli ospiti.

Senza troppa enfasi, come d'abitudine, ha spiegato il perché del progetto e il suo impegno in una società che talvolta ignora realtà esteticamente non accettabili. «Non si tratta solo di quella che chiamano beneficienza o solidarietà - ha detto - ma un’occasione per restituire un po’ di umanità a quella che è in primis una professione. Non ha senso rinchiudersi in una torre d’avorio: la grande cucina deve essere per tutti». Da sempre Rubio dimostra la sua distanza da tendenze omologanti della cultura gastronomica, dall’artificio che vuole cambiare ciò che la natura ci dà già perfetto, ed è stato tra i primi cuochi ad andare oltre al gusto e alla presentazione del piatto puntando all’origine delle materie prime, al benessere che viene dal cibo e al dovere di non sprecarlo.
Pur potendo sfoggiare il sigillo di Alma, ancora oggi entra in cucina ascoltando, guardando, imparando. «Ero già conscio del percorso che avrei a mio modo intrapreso entrando in una scuola di formazione prestigiosa come quella. Ho usato a mio modo gli insegnamenti e il metodo di lavoro che è universale. In un ristorante stellato o in una modesta osteria l’importante è cucinare senza distruggere la materia prima e soprattutto rispettare il cliente. No, non penso per ora di fermarmi in un luogo, di aprire un ristorante. Riprenderò a studiare quanto prima, mi documenterò ancora in giro per il mondo. Più sai e più ti vengono poste domande a cui devi rispondere, oltre a quelle che ti vengono da dentro».
La Casetta Rossa è un punto di riferimento per il quartiere della Garbatella e per i migranti. Dice Maya Vetri, una delle volontarie più attive. «Oggi vogliamo festeggiare questo progetto del “pasto sospeso” sperando di farlo attecchire altrove. Ma proseguiamo anche nelle nostre altre iniziative per fare di questa struttura un punto accogliente, una casa: facciamo corsi di italiano per stranieri, laboratori per bambini, raccolte di abiti, materiali e beni di prima necessità per chi ne ha bisogno».


