
Il take away conquista gli italiani. Business da 5,5 miliardi di euro
La passione per il cibo e per i cuochi-star dilaga ormai da tempo in Italia, ma pare che gli italiani preferiscano comunque mangiare piuttosto che cucinare almeno stando ai numeri del settore take away. Le imprese impegnate in questo ambito sono oltre 37mila Italia con crescite esponenziali in alcune città
05 ottobre 2018 alle ore 11:11
Se il valore assoluto può essere poco chiaro, basta prendere in considerazione il fatto che in un anno siano cresciute del 2% secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza e Lodi su fonte registro imprese al primo trimestre 2018 e 2017.

Alto anche il numero degli addetti ai lavori che in Italia sono in totale 108mila con picchi da 18mila nella sola Lombardia dove sono attive 5.800 imprese. Il dato curioso per quanto riguarda la Lombardia è che la metà dei lavoratori è straniera (50,2%) in netta superiorità rispetto alla media italiana che si ferma al (24,4%).
Un gradino sopra anche per quanto riguarda la percentuale di giovani impiegati, 22,6% contro la media italiana del 21,3%. Le donne sono in minoranza: 19% in Lombardia con un 27,1% in Italia.
Scendendo nel particolare delle città, Roma è quella col maggior numero di imprese attive, 3mila cioè l’8% del totale nazionale. A seguire Napoli (1.969, 5,2%) e poi Milano (1.888, 5%). Più indietro Torino (1.546), Bologna (845) e Catania (810). Aosta (+15,4%), Isernia (+12%), Parma (+8,4%) e Piacenza (+7,9%) sono le città che hanno visto il maggior aumento di attività.
Lombardo il primato per la presenza di imprenditori stranieri nel settore con Lecco (62,4%), Milano (60,6%) e Lodi (53,3%) le province dove pesano di più in Italia. Caltanissetta (30,1%), Asti (29,9%) e Messina (29,4%) sono, invece, le aree dove l’imprenditoria giovanile ha un peso maggiore e Rieti (54%), Chieti (45,6%) e Frosinone (42,3%) quelle in cui le imprenditrici pesano di più.
Infine i numeri del giro d’affari che vale 5,5 miliardi in Italia per piatti pronti e take away. Tra le regioni prima l’Emilia Romagna con 1,5 miliardi, seconda la Lombardia e terzo il Lazio con 840 milioni. Tra i territori, prima in Italia è Roma con 784 milioni, seguita da Ravenna con 578 milioni, Milano con 332 milioni, Monza con 300 milioni, Parma con 291 milioni, Modena con 239 milioni, Napoli con 195 milioni, Brescia con 182 milioni, Rimini con 147 milioni, Bergamo con 134 milioni, Mantova con 125 milioni, Pavia con 118 milioni.

Alto anche il numero degli addetti ai lavori che in Italia sono in totale 108mila con picchi da 18mila nella sola Lombardia dove sono attive 5.800 imprese. Il dato curioso per quanto riguarda la Lombardia è che la metà dei lavoratori è straniera (50,2%) in netta superiorità rispetto alla media italiana che si ferma al (24,4%).
Un gradino sopra anche per quanto riguarda la percentuale di giovani impiegati, 22,6% contro la media italiana del 21,3%. Le donne sono in minoranza: 19% in Lombardia con un 27,1% in Italia.
Scendendo nel particolare delle città, Roma è quella col maggior numero di imprese attive, 3mila cioè l’8% del totale nazionale. A seguire Napoli (1.969, 5,2%) e poi Milano (1.888, 5%). Più indietro Torino (1.546), Bologna (845) e Catania (810). Aosta (+15,4%), Isernia (+12%), Parma (+8,4%) e Piacenza (+7,9%) sono le città che hanno visto il maggior aumento di attività.
Lombardo il primato per la presenza di imprenditori stranieri nel settore con Lecco (62,4%), Milano (60,6%) e Lodi (53,3%) le province dove pesano di più in Italia. Caltanissetta (30,1%), Asti (29,9%) e Messina (29,4%) sono, invece, le aree dove l’imprenditoria giovanile ha un peso maggiore e Rieti (54%), Chieti (45,6%) e Frosinone (42,3%) quelle in cui le imprenditrici pesano di più.
Infine i numeri del giro d’affari che vale 5,5 miliardi in Italia per piatti pronti e take away. Tra le regioni prima l’Emilia Romagna con 1,5 miliardi, seconda la Lombardia e terzo il Lazio con 840 milioni. Tra i territori, prima in Italia è Roma con 784 milioni, seguita da Ravenna con 578 milioni, Milano con 332 milioni, Monza con 300 milioni, Parma con 291 milioni, Modena con 239 milioni, Napoli con 195 milioni, Brescia con 182 milioni, Rimini con 147 milioni, Bergamo con 134 milioni, Mantova con 125 milioni, Pavia con 118 milioni.

