Facebook combatte le bufale italiane? Più controlli per la campagna elettorale
Per usare una metafora scolastica: lo studente si applica, ma non riesce. Lo “studente” in questione è Facebook che anche in Italia ha annunciato di lavorare contro le fake news in tempi di campagna elettorale.
Con la collaborazione di Pagella Politica, il social si impegnerà ad identificare le bufale condivise, segnalarle a chi le ha postate, affiancarle a una ricostruzione più oggettiva possibile e renderle poco visibili. «Non è nostro compito decidere cosa sia vero e cosa sia falso - dichiara al Corriere della Sera il vice presidente della Public policy Emea di Facebook Richard Allan - ma lavorare con terze parti indipendenti e politicamente neutrali per contribuire a un dibattito di qualità».

I cinque “controllori” - in gergo chiamati “fact-checker” - del sito - che verrà pagato da Menlo Park - della rete internazionale della no-profit Poynter agiranno su due fronti: analizzare le segnalazioni degli utenti su Facebook, che in Paesi come l’Olanda non sono andate oltre le centinaia, e individuare materiale controverso. Quanto ritenuto falso non sarà tuttavia contrassegnato come tale, come avveniva in una prima fase: «Portavamo ancora più clic alle falsità. Chi è convinto di qualcosa, se allertato in questo modo, pensa che di essere vittima di un complotto».
A finire sotto la lente di ingrandimento saranno solo i link agli articoli. Facebook, prosegue Allan, vigilerà con attenzione pre-elettorale anche sui profili falsi, come avvenuto con le conseguenti rimozioni in Germania e Francia. Sul tema delle identità fasulle online (su Twitter), in seguito a un’inchiesta del New York Times, è intanto partita un’indagine dello stato di New York.
«Se gli italiani sono preoccupati dell’attività dei partiti - conclude Allan - devono rivolgersi alle autorità, con cui siamo contenti di collaborare». E sulla possibilità di segnalare le fake news alla Polizia: «Ha senso se i contenuti sono illegali, ma non dovrebbero essere loro a decidere cosa è falso».

I cinque “controllori” - in gergo chiamati “fact-checker” - del sito - che verrà pagato da Menlo Park - della rete internazionale della no-profit Poynter agiranno su due fronti: analizzare le segnalazioni degli utenti su Facebook, che in Paesi come l’Olanda non sono andate oltre le centinaia, e individuare materiale controverso. Quanto ritenuto falso non sarà tuttavia contrassegnato come tale, come avveniva in una prima fase: «Portavamo ancora più clic alle falsità. Chi è convinto di qualcosa, se allertato in questo modo, pensa che di essere vittima di un complotto».
A finire sotto la lente di ingrandimento saranno solo i link agli articoli. Facebook, prosegue Allan, vigilerà con attenzione pre-elettorale anche sui profili falsi, come avvenuto con le conseguenti rimozioni in Germania e Francia. Sul tema delle identità fasulle online (su Twitter), in seguito a un’inchiesta del New York Times, è intanto partita un’indagine dello stato di New York.
«Se gli italiani sono preoccupati dell’attività dei partiti - conclude Allan - devono rivolgersi alle autorità, con cui siamo contenti di collaborare». E sulla possibilità di segnalare le fake news alla Polizia: «Ha senso se i contenuti sono illegali, ma non dovrebbero essere loro a decidere cosa è falso».

