Dop e Igp, primato dell’Italia per numero e valore produttivo
La qualità agroalimentare certificata Dop e Igp è il settore che forse meglio rappresenta la la forza delle produzioni nazionali. Il primato mondiale per numero di Dop e Igp è dell’Italia con 818 indicazioni geografiche
Ma lo è anche per valore produttivo (14,8 mld alla produzione e 8,4 all’export) viene confermato dal 15° Rapporto Ismea-Qualivita 2017, presentato a Roma all’Hotel Quirinale, messo a punto con la collaborazione dell’Aicg, della Federdoc, dei Consorzi di tutela e degli organismi di certificazione e permette di analizzare e interpretare i dati socio-economici più significativi del food&wine italiano a Indicazione geografica. Soddisfazione è stata espressa dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina per i dati emersi dallo studio che dal 2003 analizza lo scenario delle Indicazioni geografiche nel mondo e riporta a livello nazionale i dati produttivi ed economici delle filiere, elaborando gli indicatori del loro impatto economico sui vari territori d'Italia.

«Abbiamo fatto - ha detto il ministro Martina - un buon lavoro di squadra tra pubblico e privato, con i consorzi e le aziende, verso un percorso per la costruzione di mercati aperti con regole giuste. È un lavoro che ha aperto spazi di protagonismo nuovo, ma dobbiamo fare ancora molto per seguire ed essere pronti ad affrontare le rapide evoluzione dello scenario internazionale». A presentare nei dettagli il rapporto sono stati Cesare Mazzetti e Raffaele Borriello, rispettivamente direttori della Fondazione Qualivita e dell’Ismea, mentre Mauro Rosati ha presentato gli interventi di alcuni presidenti di consorzi che hanno voluto raccontare la loro esperienza. Intervenuti anche Leo Bertozzi dell’Aicig, Luca Bianchi del Mipaaf, il col.Luigi Cortellessa, comandante dei Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari, Alberto Mazzoni della Federdoc e Alberto Mattiacci, ordinario alla Università La Sapienza. Tra le novità emerse quest’anno dal Rapporto i Focus regionali con gli indicatori di impatto economico per settore e per provincia.
La concentrazione geografica è nel Nord-Est con i distretti economicamente più rilevanti, dalla Food Valley emiliana al sistema Prosecco Veneto Friulano (58% valore food, 56% wine). Parma è sempre più leader nell'agroalimentare e Mantova è in crescita, mentre Verona traina con Treviso e Siena il vitivinicolo. Un’altra novità del Rapporto è l’analisi storica, “10 Anni di Dop in Italia” sull’evoluzione economica e la crescita straordinaria del comparto attraverso indicatori come: numero registrazioni, valore alla produzione, valore all’export. Se nel 2007 i prodotti food&wine Dop e Igp erano 584 nel 2017 sono diventati 818 (+40%).Del 70% è aumentato il loro valore: da 8,7 mld a 14,8 mentre l’export è cresciuto del 143%: da 3,5 mld. Ma in dieci anni è cresciuto anche il numero dei consorzi di tutela con un + 60%: da 165 a 264. Per Raffaele Borriello dell’Ismea lo studio è una fotografia complessa e complessiva del settore, uno strumento che sta dando da anni un risultato importante sul fronte interno e internazionale e simbolo di un modello italiano che espande la sua influenza in Europa.

«Il sistema - ha detto Borriello - mostra tutti gli indicatori di mercato in crescita ed ha poco risentito della crisi. C’è bisogno di un libero mercato, ma i nostri prodotti debbono ancora di più essere difesi dalla concorrenza sleale». Il nostro agroalimentare - come ha sottolineato Cesare Mazzetti di Qualivita - con il recente accordo con l'Enciclopedia Treccani, ha ottenuto non solo il riconoscimento di una valenza economica ma anche culturale: cibo come arte. I rappresentanti dei consorzi intervenuti alla presentazione sono stati Alessandra Ravaioli (Pesca e Nettarina di Romagna Igp), Simone Saturnino (Cipolla Rossa di Tropea di Calabria Igp) Sandro Cavicchioli (Lambrusco di Modena) Albino Armani (Vini Doc delle Venezie), Giovanni Selvaggi (Arancia Rossa di Sicilia Igp), Maurizio Cortese del neonato Pasta di Gragnano Igp e Nino Scivoletto del Cioccolato di Modica.
Tra le testimonianze emerse, la soddisfazione per la maggior attenzione dell’agroindustria per le produzioni certificate (Ferrero per la Pesca nelle merendine e Findus per la Cipolla Rossa nel minestrone e per il maggiore coinvolgimento dei produttori nel fare squadra (concessione della fascetta di Stato sul Pinot Grigio) e per il percorso verso la sostenibilità delle pratiche agricole (Lambrusco di Modena). Nino Scivoletto, dal 2009 direttore del Consorzio del Cioccolato di Modica, oltre ad aver raccontato il lungo e difficile percorso verso il riconoscimento europeo in sinergia con il Mipaaf, ha portato al convegno una tavoletta celebrativa del Rapporto Ismea Qualivita. Sottolineata anche da Leo Bertozzi la necessità di una più stretta aggregazione dei consorzi per agire non solo in ambito europeo ma sul mercato globale.
«Abbiamo fatto un buon lavoro - ha detto il Martina concludendo l’evento - ma questo studio non esaurisce le sfide che il sistema ha davanti a sé. Abbiamo fatto un salto di qualità strutturale contribuendo a delineare un’idea di qualità non statica ma sviluppando un concetto evolutivo con un valore aggiunto per le imprese. Fondamentale si conferma anche la frontiera del digitale. E questo tracciato ha a che vedere con il futuro del Paese».

«Abbiamo fatto - ha detto il ministro Martina - un buon lavoro di squadra tra pubblico e privato, con i consorzi e le aziende, verso un percorso per la costruzione di mercati aperti con regole giuste. È un lavoro che ha aperto spazi di protagonismo nuovo, ma dobbiamo fare ancora molto per seguire ed essere pronti ad affrontare le rapide evoluzione dello scenario internazionale». A presentare nei dettagli il rapporto sono stati Cesare Mazzetti e Raffaele Borriello, rispettivamente direttori della Fondazione Qualivita e dell’Ismea, mentre Mauro Rosati ha presentato gli interventi di alcuni presidenti di consorzi che hanno voluto raccontare la loro esperienza. Intervenuti anche Leo Bertozzi dell’Aicig, Luca Bianchi del Mipaaf, il col.Luigi Cortellessa, comandante dei Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari, Alberto Mazzoni della Federdoc e Alberto Mattiacci, ordinario alla Università La Sapienza. Tra le novità emerse quest’anno dal Rapporto i Focus regionali con gli indicatori di impatto economico per settore e per provincia.
La concentrazione geografica è nel Nord-Est con i distretti economicamente più rilevanti, dalla Food Valley emiliana al sistema Prosecco Veneto Friulano (58% valore food, 56% wine). Parma è sempre più leader nell'agroalimentare e Mantova è in crescita, mentre Verona traina con Treviso e Siena il vitivinicolo. Un’altra novità del Rapporto è l’analisi storica, “10 Anni di Dop in Italia” sull’evoluzione economica e la crescita straordinaria del comparto attraverso indicatori come: numero registrazioni, valore alla produzione, valore all’export. Se nel 2007 i prodotti food&wine Dop e Igp erano 584 nel 2017 sono diventati 818 (+40%).Del 70% è aumentato il loro valore: da 8,7 mld a 14,8 mentre l’export è cresciuto del 143%: da 3,5 mld. Ma in dieci anni è cresciuto anche il numero dei consorzi di tutela con un + 60%: da 165 a 264. Per Raffaele Borriello dell’Ismea lo studio è una fotografia complessa e complessiva del settore, uno strumento che sta dando da anni un risultato importante sul fronte interno e internazionale e simbolo di un modello italiano che espande la sua influenza in Europa.

Mauro Rosati, Luca Bianchi, Maurizio Martina e Raffaele Borriello
«Il sistema - ha detto Borriello - mostra tutti gli indicatori di mercato in crescita ed ha poco risentito della crisi. C’è bisogno di un libero mercato, ma i nostri prodotti debbono ancora di più essere difesi dalla concorrenza sleale». Il nostro agroalimentare - come ha sottolineato Cesare Mazzetti di Qualivita - con il recente accordo con l'Enciclopedia Treccani, ha ottenuto non solo il riconoscimento di una valenza economica ma anche culturale: cibo come arte. I rappresentanti dei consorzi intervenuti alla presentazione sono stati Alessandra Ravaioli (Pesca e Nettarina di Romagna Igp), Simone Saturnino (Cipolla Rossa di Tropea di Calabria Igp) Sandro Cavicchioli (Lambrusco di Modena) Albino Armani (Vini Doc delle Venezie), Giovanni Selvaggi (Arancia Rossa di Sicilia Igp), Maurizio Cortese del neonato Pasta di Gragnano Igp e Nino Scivoletto del Cioccolato di Modica.
Tra le testimonianze emerse, la soddisfazione per la maggior attenzione dell’agroindustria per le produzioni certificate (Ferrero per la Pesca nelle merendine e Findus per la Cipolla Rossa nel minestrone e per il maggiore coinvolgimento dei produttori nel fare squadra (concessione della fascetta di Stato sul Pinot Grigio) e per il percorso verso la sostenibilità delle pratiche agricole (Lambrusco di Modena). Nino Scivoletto, dal 2009 direttore del Consorzio del Cioccolato di Modica, oltre ad aver raccontato il lungo e difficile percorso verso il riconoscimento europeo in sinergia con il Mipaaf, ha portato al convegno una tavoletta celebrativa del Rapporto Ismea Qualivita. Sottolineata anche da Leo Bertozzi la necessità di una più stretta aggregazione dei consorzi per agire non solo in ambito europeo ma sul mercato globale.
«Abbiamo fatto un buon lavoro - ha detto il Martina concludendo l’evento - ma questo studio non esaurisce le sfide che il sistema ha davanti a sé. Abbiamo fatto un salto di qualità strutturale contribuendo a delineare un’idea di qualità non statica ma sviluppando un concetto evolutivo con un valore aggiunto per le imprese. Fondamentale si conferma anche la frontiera del digitale. E questo tracciato ha a che vedere con il futuro del Paese».


