Tettamanzi, umanità e semplicità. Protagonista nella rinascita di Milano
Il Cardinale si è spento sabato lasciando in eredità una Milano rinnovata dopo “mani pulite” attraverso l’attenzione agli ultimi e una visione lungimirante sempre volta al rispetto dell’ambiente e della natura
Botta risposta fra il Cardinale e il giornalista. «Lo sa che anche le può diventare Santo?». «Sta scherzando? La vedo molto, molto dura». «Perché? Tutti possiamo diventare Santi anche i peccatori come Lei».

Lo guardai sorridendo, con un misto di ironia e incredulità al termine di una intervista “leggera” senza particolari implicazioni giornalistiche nella sede della Provincia di Milano dopo che gli era stato assegnato il premio della Riconoscenza. Mi lasciò, come si suol dire, di stucco il cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano deceduto a Triugggio sabato.
Perché noi che solitamente parliamo di ben altro ci occupiamo di cronaca? Perché' a mio parere facciamo parte di una società che non deve ignorare la quotidianità della vita e i personaggi che, nel bene e nel male, ne sono protagonisti. Ebbi modo più volte di intervistare il Prelato, ma quell'augurio di Santità mi è rimasto nel cuore. Più che un Vescovo o un “cardinalone” come solevano dire i milanesi, Tettamanzi è stato l'anima e il cuore di una società che veniva dalla “Milano da bere”, il prete della riscossa e di un nuovo impegno morale e civile.
Per chi lo ha seguito come noi alla guida della più grande Diocesi d'Europa prima e dopo Martini e Scola, è rimasto l'esempio dell'umanità e della semplicità dell'uomo di Chiesa chiamato ad una delle responsabilità più alte. Attento ai bisogni degli ultimi, ma anche alla tutela dell'ambiente e alla salvaguardia della natura. Se Milano è rinata dopo la stagione di mani pulite, se è stata in grado di fare l'Expo, di costruire i grattacieli di Porta Nuova, lo deve anche a Tettamanzi e alla sua voglia di riscatto e riscossa. E a quel bisogno che abbiano un po’ tutti di aspirare ad un briciolo di Santità.

foto: avvenire.it
Lo guardai sorridendo, con un misto di ironia e incredulità al termine di una intervista “leggera” senza particolari implicazioni giornalistiche nella sede della Provincia di Milano dopo che gli era stato assegnato il premio della Riconoscenza. Mi lasciò, come si suol dire, di stucco il cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano deceduto a Triugggio sabato.
Perché noi che solitamente parliamo di ben altro ci occupiamo di cronaca? Perché' a mio parere facciamo parte di una società che non deve ignorare la quotidianità della vita e i personaggi che, nel bene e nel male, ne sono protagonisti. Ebbi modo più volte di intervistare il Prelato, ma quell'augurio di Santità mi è rimasto nel cuore. Più che un Vescovo o un “cardinalone” come solevano dire i milanesi, Tettamanzi è stato l'anima e il cuore di una società che veniva dalla “Milano da bere”, il prete della riscossa e di un nuovo impegno morale e civile.
Per chi lo ha seguito come noi alla guida della più grande Diocesi d'Europa prima e dopo Martini e Scola, è rimasto l'esempio dell'umanità e della semplicità dell'uomo di Chiesa chiamato ad una delle responsabilità più alte. Attento ai bisogni degli ultimi, ma anche alla tutela dell'ambiente e alla salvaguardia della natura. Se Milano è rinata dopo la stagione di mani pulite, se è stata in grado di fare l'Expo, di costruire i grattacieli di Porta Nuova, lo deve anche a Tettamanzi e alla sua voglia di riscatto e riscossa. E a quel bisogno che abbiano un po’ tutti di aspirare ad un briciolo di Santità.


