«Le mie mucche muoiono tutte di vecchiaia, nessuna viene macellata. Guai - minaccia - se ti vedo mangiare una fetta di bresaola o una bistecca in mia presenza». Nel vagabondare ferragostano fra l'Alpe Andossi e il rifugio Stuetta al Passo dello Spluga, ho incontrato il barbuto Eugenio Nonini. Un pastore? Un ecologista? Un poeta-scrittore? Un vegano? Un illuso che vive fuori dal mondo con la madre di 95 anni e la sorella di 68? Tutto questo e ancora di più. D'inverno ha casa e stalla a S. Agata di Gera Lario, piccolo comune sempre in provincia di Sondrio; d'estate sale ai 1800-1900 metri dell'Alpe che domina Madesimo.

Vivere da eremita nel terzo millennio L'esperienza di un pastore sullo Spluga

Pure qui di fianco alla statale ha casa, zona mungitura - se così si possono definire - e i prati dove pascolano le sue 15 mucche tutte da latte. E che latte! Fermatevi se siete da quelle parti perché il personaggio merita. Produce un formaggio - simil bitto - da urlo. Di una bontà unica come pochi ne ho assaggiati in vita mia. 14 euro al chilo e, se è pronto, chiedete anche un panetto di burro,10 euro al chilo. Di questo vive il moderno eremita che per non farsi mancare niente ha pure fondato l'associazione Arare che si ispira ai principi della non violenza e del rispetto assoluto della natura.

Vivere da eremita nel terzo millennio L'esperienza di un pastore sullo Spluga

Vivere in simbiosi con la montagna significa fare scelte estreme come quelle di Eugenio Nonini che non tocca carne, si nutre solo di latticini, frutta e verdura e si accontenta dell'essenziale qui ai confini con la Svizzera dove la ricchezza è certo ben visibile. Eppure «ci si abitua - dice lui - e la vita costa anche meno». Lo lasciamo con un pizzico di invidia per raggiungere il Rifugio Stuetta, a ridosso della diga costruita nel 1930 per contenere il lago dello Spluga e, tanto per smentire subito Eugenio, dopo aver mangiato un tagliere di salumi, salire verso il lago Nero dello Spadolazzo. Sentiero ripido, tanta fatica gli ultimi cento metri: poi spettacolo della natura incontaminata a quota 2.320 metri. 3 ore di camminata. Freddo e qualche residuo nevoso sui monti sovrastanti. Nelle acque si riflettono i lastroni di granito che danno il caratteristico colore blu cobalto a questa conca definita dai poeti di ''sdegnosa e cupa bellezza''.

E poi di corsa - si fa per dire - giù verso il minuscolo lago Andossi dove la temperatura e più umana - 25 gradi - e ci si stende sull'erba a prendere finalmente il sole.