“Tassa” per visitare il borgo medievale. Civita di Bagnoregio, un nuovo turismo?
Il borgo medievale in provincia di Viterbo conta 7 residenti stabili e oltre 800mila visite turistiche all’anno. Per questo il sindaco ha imposto una “tassa” per entrare nel borgo sia di domenica che nei giorni feriali.
C’è chi minaccia di fare e chi senza pensarci troppo, mette in pratica. E ottiene pure risultati positivi, sia in termini di consenso da parte dell’opinione pubblica che in prospettiva prettamente economica. In ballo c’è la questione del turismo di massa che, soprattutto nel periodo estivo, affolla le più note località turistiche mandando su tutte le furie i residenti o i turisti “storici”, quelli delle seconde case per capirci.

Ebbene, il sindaco del caratteristico borgo medievale di Civita di Bagnoregio (Vt), Francesco Bigiotti, ha deciso di far pagare una sorta di tassa d’ingresso ai turisti: 5 euro per chi arriva di domenica, 3 per chi lo fa tutti gli altri giorni della settimana. Un modo per distribuire meglio l’afflusso di gente, per disincentivare magari quella fetta di turisti “di troppo”, ma anche per mettere nelle casse comunali fondi utili ad azzerare le tasse e alimentare le esigenze dei servizi sociali.
Curioso che l’iniziativa concreta parta da un borgo che conta la bellezza di 7 (sette!) residenti stabili tutto l’anno, ma che nei periodi festivi deve sopportare un numero di turisti esagerato (si prevedono 850mila visite per il 2017). Il sindaco (parlando a La Stampa) ha fatto passare questa “tassa” come un «pedaggio per transitare sul ponte che porta verso il borgo. Civita non può ricevere troppa gente: nelle domeniche, a Ferragosto, a Pasquetta o il 25 aprile l’affollamento era diventato insostenibile e minacciava l’integrità dello stesso borgo».
Qualcuno ha provato a protestare, ma si è ritrovato in una piccolissima cerchia perché l’iniziativa sembra piacere in quanto crea maggior ordine e quiete. E se qualcuno può pensare che venga penalizzato chi fa business attorno a questo turismo di massa - come possono essere ristoratori e baristi - si sbaglia di grosso. Gli stessi che hanno locali aperti da queste parti applaudono la scelta del sindaco spiegando che riescono a lavorare comunque intensamente e con maggior qualità del servizio.
Certo, agire in una realtà così piccola si presume sia meno complicato, ma la traccia è stata aperta e, visti i risultati, i sindaci che avevano pensato ad una soluzione simile ma che non ci erano riusciti (come Massimo Cacciari a Venezia) forse potranno riprovarci portando prove concrete del successo e magari qualche sostenitore in più tra l’opinione pubblica.

Ebbene, il sindaco del caratteristico borgo medievale di Civita di Bagnoregio (Vt), Francesco Bigiotti, ha deciso di far pagare una sorta di tassa d’ingresso ai turisti: 5 euro per chi arriva di domenica, 3 per chi lo fa tutti gli altri giorni della settimana. Un modo per distribuire meglio l’afflusso di gente, per disincentivare magari quella fetta di turisti “di troppo”, ma anche per mettere nelle casse comunali fondi utili ad azzerare le tasse e alimentare le esigenze dei servizi sociali.
Curioso che l’iniziativa concreta parta da un borgo che conta la bellezza di 7 (sette!) residenti stabili tutto l’anno, ma che nei periodi festivi deve sopportare un numero di turisti esagerato (si prevedono 850mila visite per il 2017). Il sindaco (parlando a La Stampa) ha fatto passare questa “tassa” come un «pedaggio per transitare sul ponte che porta verso il borgo. Civita non può ricevere troppa gente: nelle domeniche, a Ferragosto, a Pasquetta o il 25 aprile l’affollamento era diventato insostenibile e minacciava l’integrità dello stesso borgo».
Qualcuno ha provato a protestare, ma si è ritrovato in una piccolissima cerchia perché l’iniziativa sembra piacere in quanto crea maggior ordine e quiete. E se qualcuno può pensare che venga penalizzato chi fa business attorno a questo turismo di massa - come possono essere ristoratori e baristi - si sbaglia di grosso. Gli stessi che hanno locali aperti da queste parti applaudono la scelta del sindaco spiegando che riescono a lavorare comunque intensamente e con maggior qualità del servizio.
Certo, agire in una realtà così piccola si presume sia meno complicato, ma la traccia è stata aperta e, visti i risultati, i sindaci che avevano pensato ad una soluzione simile ma che non ci erano riusciti (come Massimo Cacciari a Venezia) forse potranno riprovarci portando prove concrete del successo e magari qualche sostenitore in più tra l’opinione pubblica.

