Moro e Niola sulla Dieta mediterranea. Un viaggio nei luoghi della nascita
I due antropologi hanno scritto a quattro mani un saggio sulla Dieta mediterranea approfondendola visitando i luoghi del Mediterraneo dove essa è nata e si è sviluppata fino a diventare Patrimonio Unesco
Il nuovo saggio di Elisabetta Moro e Marino Niola è apoteosi del fascino dello storytelling evergreen. Viaggio affabulato lungo isobare frutto di incrocio immemore tra spazio e tempo. Siamo sui declivi collinari di Puteoli (l’odierna Pozzuoli), l’emporio di Roma ed il più importante centro di traffici della sponda occidentale del Mediterraneo. Padrone di casa il liberto Trimalcione, a cui seppe ridare vita degna Petronio, immortalandolo nel suo Satyricon.

Ci si trova al cospetto di cena sontuosa, inno ante litteram allo slow food. Per come lo scenario si prospetta, potremmo essere anche alla tavola doviziosamente imbandita di altro abbiente personaggio vissuto a quell’epoca da quelle parti. Ne sortisce il viaggio, l’andare. Scoprire e capire genesi di usanze che nate un paio di millenni fa, fatti salvi aggiustamenti di modo, ancora permangono.
L’alimentarsi è atto necessario, necessario da sempre, e nei luoghi culla di quella che verrà poi definita e codificata come Dieta mediterranea, questa necessità si è sempre coniugata con la piacevolezza del godimento dei sensi. Insomma, con naturalezza, saggezza insita e saggezza accumulata, nel Mediterraneo, ci spiegando suadentemente gli autori, si unisce il necessario al dilettevole. L’uno mai disgiunto dall’altro.
Elisabetta Moro e Marino Niola sono antropologi e svolgono attività di docenza e di ricerca al MedEatResearch, da Marino Niola diretto, dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Una dieta mediterranea che oltre ad abilitare longevità, dona anche qualità alla vita.
Dieta Mediterranea scoperta, ricordiamolo bene, dal medico statunitense Ancel Keys che nel secondo dopoguerra studiò le abitudini alimentari della popolazione del Cilento. Obiettivo di Keys era capire il motivo in virtù del quale i Cilentani, pur mangiando in maniera più povera degli statunitensi, vivessero più a lungo e senza patologie cardiovascolari. Nel 2010 la Dieta Mediterranea divenne Patrimonio Culturale dell'Umanità.
Alla base della piramide, la triade che dal Mediterraneo sacralità adduce ed al Mediterraneo unicità restituisce: il grano, l’ulivo, la vite. Da questi tesori, le derivazioni intoccabili del pane, dell’olio, del vino. A presidio, tutela e mistica carezza perenne di ogni tavola mediterranea.
Le isobare di cui sopra per divenire viaggiatori tra Cilento e Salento, tra Sicilia ed incanto della Costiera Amalfitana. In volo radente sul meridione d’Italia. E poter dire, a lettura ultimata, che abbiamo in noi lettori rinfrescato ed accentuato la consapevolezza che ogni giorno ci si siede a tavola antica per perpetuare il dono della condivisone. Sedare sete e fame versando il vino e spezzando il pane unto d’olio, del dono della vita gioiosamente e serenamente fruendo.

Ci si trova al cospetto di cena sontuosa, inno ante litteram allo slow food. Per come lo scenario si prospetta, potremmo essere anche alla tavola doviziosamente imbandita di altro abbiente personaggio vissuto a quell’epoca da quelle parti. Ne sortisce il viaggio, l’andare. Scoprire e capire genesi di usanze che nate un paio di millenni fa, fatti salvi aggiustamenti di modo, ancora permangono.
L’alimentarsi è atto necessario, necessario da sempre, e nei luoghi culla di quella che verrà poi definita e codificata come Dieta mediterranea, questa necessità si è sempre coniugata con la piacevolezza del godimento dei sensi. Insomma, con naturalezza, saggezza insita e saggezza accumulata, nel Mediterraneo, ci spiegando suadentemente gli autori, si unisce il necessario al dilettevole. L’uno mai disgiunto dall’altro.
Elisabetta Moro e Marino Niola sono antropologi e svolgono attività di docenza e di ricerca al MedEatResearch, da Marino Niola diretto, dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Una dieta mediterranea che oltre ad abilitare longevità, dona anche qualità alla vita.
Dieta Mediterranea scoperta, ricordiamolo bene, dal medico statunitense Ancel Keys che nel secondo dopoguerra studiò le abitudini alimentari della popolazione del Cilento. Obiettivo di Keys era capire il motivo in virtù del quale i Cilentani, pur mangiando in maniera più povera degli statunitensi, vivessero più a lungo e senza patologie cardiovascolari. Nel 2010 la Dieta Mediterranea divenne Patrimonio Culturale dell'Umanità.
Alla base della piramide, la triade che dal Mediterraneo sacralità adduce ed al Mediterraneo unicità restituisce: il grano, l’ulivo, la vite. Da questi tesori, le derivazioni intoccabili del pane, dell’olio, del vino. A presidio, tutela e mistica carezza perenne di ogni tavola mediterranea.
Le isobare di cui sopra per divenire viaggiatori tra Cilento e Salento, tra Sicilia ed incanto della Costiera Amalfitana. In volo radente sul meridione d’Italia. E poter dire, a lettura ultimata, che abbiamo in noi lettori rinfrescato ed accentuato la consapevolezza che ogni giorno ci si siede a tavola antica per perpetuare il dono della condivisone. Sedare sete e fame versando il vino e spezzando il pane unto d’olio, del dono della vita gioiosamente e serenamente fruendo.


