Latte fresco, -7% di consumi dal 2015 Solido invece il mercato dei formaggi
Il latte fresco perde tra il 2015 e il 2016 un potenziale di vendita pari a 250 milioni di litri, per contro a crescere è il delattosato (+11,8%), in risposta alla crescita della domanda legata a prodotti salutisti.
Nei banchi frigo dei punti vendita italiani il latte fresco registra qualche difficoltà. Una situazione forse dovuta alla scadenza di un alimento rapidamente deperibile o, forse per una questione di digeribilità. Ciò che si evince è che «negli ultimi cinque anni - ha detto il direttore di Assolatte Massimo Forino - il fresco ha perso un potenziale di vendita pari a 250 milioni di litri. E i dati di consumo del 2016, -7% rispetto al 2015, confermano il preoccupante calo negli acquisti».

«Nel mercato lattiero, l'unico che cresce è il delattosato (+11,8% nel 2016 rispetto all'anno precedente), ed è un trend legato alla moda perché gli italiani intolleranti al lattosio sono stimati attorno al 3-4%, mentre quelli che acquistano confezioni lattosio-free sono in aumento del 46%».
Una domanda legata al boom dei prodotti salutisti che si registra in tutti i canali di vendita che sta rivoluzionando anche l'offerta di latte italiano. «Il delattosato non è più una produzione di nicchia - ha osservato Forino - avendo raggiunto le 175mila tonnellate, a fronte di una produzione di latte fresco che nel 2016 è scesa a 575mila tonnellate (-4%), mentre quello a lunga conservazione sfiora le 800mila tonnellate (-5,3%)».

«Resta invece solido - ha sottolineato l'esperto di Assolatte - il mercato dei formaggi, con gli italiani che, dopo i francesi e i tedeschi, ne sono buoni consumatori: ne mordono 24 kg pro capite in un anno». Per una produzione, secondo dati Afidop, aumentata complessivamente del 4% tra il 2015 e il 2016 per le 52 produzioni casearie certificate, trainata da Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola e Mozzarella di Bufala Campana che insieme rappresentano l'80% delle Dop prodotte. In questo contesto il boom dei prodotti salutisti si registra in tutti i canali di vendita e sta rivoluzionando anche l'offerta.
«Il mercato è in evoluzione - ha detto Riccardo Deserti, direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano - noi non possiamo cambiare la ricetta, ma vediamo crescere il biologico con circa 80mila forme sulle 3 milioni prodotte dai 340 caseifici consorziati. Il biologico ora per noi rappresenta il 2%; sembra poco ma non lo è in una Dop molto grande. E il bio sta crescendo, dando remunerazione ai casari. Una crescita che accompagniamo spiegando ai consumatori più attenti ai fattori healthy che il Parmigiano è senza additivi e costituisce non solo un condimento o in ingrediente naturale ma evita nei piatti il sale aggiunto, il vero nemico della salute».

«Nel mercato lattiero, l'unico che cresce è il delattosato (+11,8% nel 2016 rispetto all'anno precedente), ed è un trend legato alla moda perché gli italiani intolleranti al lattosio sono stimati attorno al 3-4%, mentre quelli che acquistano confezioni lattosio-free sono in aumento del 46%».
Una domanda legata al boom dei prodotti salutisti che si registra in tutti i canali di vendita che sta rivoluzionando anche l'offerta di latte italiano. «Il delattosato non è più una produzione di nicchia - ha osservato Forino - avendo raggiunto le 175mila tonnellate, a fronte di una produzione di latte fresco che nel 2016 è scesa a 575mila tonnellate (-4%), mentre quello a lunga conservazione sfiora le 800mila tonnellate (-5,3%)».

«Resta invece solido - ha sottolineato l'esperto di Assolatte - il mercato dei formaggi, con gli italiani che, dopo i francesi e i tedeschi, ne sono buoni consumatori: ne mordono 24 kg pro capite in un anno». Per una produzione, secondo dati Afidop, aumentata complessivamente del 4% tra il 2015 e il 2016 per le 52 produzioni casearie certificate, trainata da Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola e Mozzarella di Bufala Campana che insieme rappresentano l'80% delle Dop prodotte. In questo contesto il boom dei prodotti salutisti si registra in tutti i canali di vendita e sta rivoluzionando anche l'offerta.
«Il mercato è in evoluzione - ha detto Riccardo Deserti, direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano - noi non possiamo cambiare la ricetta, ma vediamo crescere il biologico con circa 80mila forme sulle 3 milioni prodotte dai 340 caseifici consorziati. Il biologico ora per noi rappresenta il 2%; sembra poco ma non lo è in una Dop molto grande. E il bio sta crescendo, dando remunerazione ai casari. Una crescita che accompagniamo spiegando ai consumatori più attenti ai fattori healthy che il Parmigiano è senza additivi e costituisce non solo un condimento o in ingrediente naturale ma evita nei piatti il sale aggiunto, il vero nemico della salute».

