Prosciutto San Daniele e Mipaaf insieme. Lotta alle frodi, 30 le imprese indagate
Alcuni controlli effettuati nel nord Italia tra le imprese impegnate nel settore suinicolo hanno evidenziato diverse irregolarità nella filiera che porta alla produzione del prosciutto San Daniele Dop
Decine di perquisizioni in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto all'interno di imprese attive nel settore suinicolo e nella fornitura di materiale genetico agli allevamenti. Questa l’operazione scattata all’alba di martedì che ha visto protagonista l’Ispettorato centrale repressione frodi. L'operazione mira a tutelare le produzioni a denominazione di origine protetta Prosciutto di Parma e Prosciutto di San Daniele Dop.

Indagati oltre 30 titolari di imprese, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio aggravata, che avrebbero utilizzato suini non ammessi dal disciplinare di produzione, vale a dire senza le caratteristiche di qualità e tipicità richieste per produrre prosciutti Dop.
Il Consorzio del prosciutto di San Daniele ha, con vivo favore, preso atto dell’operazione intrapresa. Il Consorzio, che è organismo incaricato dallo Stato della tutela del marchio prosciutto di San Daniele, aveva da tempo attivato i contatti con il Ministero sul tema, e già nel corso del 2016 aveva informato sia l’Ispettorato centrale che quello periferico del Nord Est. A inizio febbraio, infatti, ha avuto luogo un primo intervento eseguito in alcuni allevamenti del Veneto da parte del Consorzio in collaborazione con l’Istituto Nord Est Qualità, proprio per accertare l’eventuale utilizzo fraudolento di tipi genetici non conformi al disciplinare della Dop, avvalendosi di un test per risalire attraverso il dna alla matrice genetica degli animali.
«Quanto accaduto oggi relativamente all’indagine in corso nelle imprese del settore suinicolo - dichiara Mario Cichetti, direttore generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele - dimostra ancora una volta come l’azione congiunta tra gli organismi preposti alla tutela e le autorità dello Stato producano un altissimo livello di controllo e di contrasto alle frodi e costituiscono un’efficace tutela del consumatori e delle imprese che operano onestamente ogni giorno».

Indagati oltre 30 titolari di imprese, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio aggravata, che avrebbero utilizzato suini non ammessi dal disciplinare di produzione, vale a dire senza le caratteristiche di qualità e tipicità richieste per produrre prosciutti Dop.
Il Consorzio del prosciutto di San Daniele ha, con vivo favore, preso atto dell’operazione intrapresa. Il Consorzio, che è organismo incaricato dallo Stato della tutela del marchio prosciutto di San Daniele, aveva da tempo attivato i contatti con il Ministero sul tema, e già nel corso del 2016 aveva informato sia l’Ispettorato centrale che quello periferico del Nord Est. A inizio febbraio, infatti, ha avuto luogo un primo intervento eseguito in alcuni allevamenti del Veneto da parte del Consorzio in collaborazione con l’Istituto Nord Est Qualità, proprio per accertare l’eventuale utilizzo fraudolento di tipi genetici non conformi al disciplinare della Dop, avvalendosi di un test per risalire attraverso il dna alla matrice genetica degli animali.
«Quanto accaduto oggi relativamente all’indagine in corso nelle imprese del settore suinicolo - dichiara Mario Cichetti, direttore generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele - dimostra ancora una volta come l’azione congiunta tra gli organismi preposti alla tutela e le autorità dello Stato producano un altissimo livello di controllo e di contrasto alle frodi e costituiscono un’efficace tutela del consumatori e delle imprese che operano onestamente ogni giorno».

