Le ordinanze sono state emesse nei confronti degli appartenenti di un'associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di enti pubblici, frode nelle pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e falso, composta da quattro responsabili di una nota azienda pistoiese operante nel settore del commercio delle carni e dal loro commercialista.

(Operazione Malacarne, arresti e denunce Irregolarità in 30 tra scuole e ospedali)
foto: Lumsa News

Quella carne emanava cattivo odore, i tagli erano scadenti e spesso spacciati per quello che non erano (ad esempio pollo al posto di tacchino), e ancora la qualità era inferiore rispetto agli standard concordati nelle gare che si erano aggiudicati e le date di scadenza posticipate rispetto a quelle suggerite inizialmente dai produttori.

La vicenda è semplice: l'azienda pistoiere coinvolta si sarebbe aggiudicata appalti pubblici per forniture alimentari per diversi milioni di euro, poi avrebbe abbattuto i costi somministrando alimenti non corrispondenti a quelli previsti. Sono indagate anche 19 persone, tra cui sei commercianti, alcuni veterani della Asl, responsabili delle stazioni appaltanti e militari per omesso controllo.

Accertate irregolarità nelle forniture di derrate alimentari presso le mense di 30 tra scuole e ospedali, ubicate in Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Toscana, e 13 strutture militari dell'Esercito e dell'Areonautica militare. Sequestrata nel corso dell'inchiesta, partita nel gennaio 2016, mezza tonnellata di carne non conforme.

Si è inserita in questo discorso la Coldiretti, che ha presentato dati per cui un italiano su quattro (26%) ritiene scarsa la qualità del cibo offerto nelle mense scolastiche. La Coldiretti ha giudicato questo crimine «particolarmente odioso», citando tra le sue conseguenze i danni provocati al sistema economico e all'occupazione, insieme ai pericoli per la salute per i più piccoli, in una fase ancora delicata della crescita.

Da qui la Coldiretti ha preso spunto per invitare a privilegiare nelle mense cibi locali a km 0 che valorizzano le realtà produttive locali e riducono i troppi passaggi intermedi dietro i quali più elevato è il rischio di frodi e sofisticazioni. Da tutelare, conclude, ci sono 4,6 milioni di italiani che, per motivi di studio o di lavoro, sono costretti a mangiare in mensa.