Riso, l'Italia chiede tutela all'Ue dall'import a dazio zero dai Paesi Eba
L'Italia ha inviato a Bruxelles il dossier per l'attivazione della clausola di salvaguardia a tutela del settore risicolo dalle importazioni a dazio zero dai Paesi asiativi Eba, in particolare dalla Cambogia.
Il dossier scaturisce da un'intensa attività di confronto effettuata dai Ministeri con i servizi della commissione.

In tale documento si evidenziano due importanti questioni:
Solo l'Italia, dalla campagna 2011/12 a quella del 2016/17 ha riscontrato un mancato collocamento di riso lavorato nell'Ue di ben 67mila tonnellate.
«Chiediamo l'attivazione della clausola di salvaguardia - dice la lettera dei Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda - perché la crisi dei prezzi mette a rischio la sopravvivenza e il futuro dell'intera filiera risicola europea. L'abbandono della risicoltura provocherebbe ripercussioni gravissime non solo sotto il profilo della tenuta socio-economica di molti distretti rurali ma anche dal punto di vista ambientale, tenuto conto del valore degli ecosistemi che caratterizzano le aree di produzione».

«Le cause principali di questa crisi senza precedenti - prosegue la lettera - sono da attribuire al regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi meno avanzati (accordo Eba), che prevede la possibilità di esportare verso l'Unione europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. Per questo già a luglio scorso insieme a Francia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Portogallo e Romania abbiamo chiesto alla Commissione di attivare la clausola di salvaguardia. Con il nuovo dossier inviato ci aspettiamo decisioni conseguenti da parte della Commissione europea».
I dati
Durante i passati cinque anni il consumo di riso è aumentato del 5% e le importazioni di quello lavorato dalla Cambogia sono aumentate del 171%. Nello stesso periodo le vendite di riso Indica coltivato in Ue sono calate del 37% (precisamente da 676.00 a 427.904 tonnellate). Calano anche le quote di mercato (18%), la superficie investita a riso Indica nell'Ue (40%) e la produzione di risone (39%).
I prezzi di import del riso Indica lavorato in Cambogia sono inferiori del 39% rispetto al minimo praticabile dagli operatori comunitari, motivo per cui i risicoltori hanno diminuito la superficie investita a riso Indica e aumentato quella a riso Japonica creando un eccesso di offerta.
Qualche dato in più lo fornisce la Coldiretti, sottolineando l'importanza della richiesta dei due Ministri, visto l'aumento nei primi otto mesi del 2017 di riso greggio asiatico tipo Indica (+736%). La Coldiretti parla di situazione paradossale, accusando la Birmania di finanziare, con i proventi della vendita di riso, la campagna brutale di pulizia etnica contro la minoranza dei Rohingya denunciata dalle Nazioni Unite che parla di oltre 700mila rifugiati.

«Non è accettabile che l’Unione europea continui a favorire con le importazioni lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «è invece necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale».

In tale documento si evidenziano due importanti questioni:
- Il prodotto danneggiato dalle importazioni di riso lavorato dalla Cambogia è il riso Indica lavorato derivante dalla coltivazione nell'Ue, nel rispetto dell'articolo 22 del regolamento Ue
- Il soggetto da investigare per la procedura di attivazione della clausola è l'industria di trasformazione (e di conseguenza anche il produttore) che ha visto ridursi in maniera drastica il collocamento di riso nell'Ue.
Solo l'Italia, dalla campagna 2011/12 a quella del 2016/17 ha riscontrato un mancato collocamento di riso lavorato nell'Ue di ben 67mila tonnellate.
«Chiediamo l'attivazione della clausola di salvaguardia - dice la lettera dei Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda - perché la crisi dei prezzi mette a rischio la sopravvivenza e il futuro dell'intera filiera risicola europea. L'abbandono della risicoltura provocherebbe ripercussioni gravissime non solo sotto il profilo della tenuta socio-economica di molti distretti rurali ma anche dal punto di vista ambientale, tenuto conto del valore degli ecosistemi che caratterizzano le aree di produzione».

Maurizio Martina e Carlo Calenda
«Le cause principali di questa crisi senza precedenti - prosegue la lettera - sono da attribuire al regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi meno avanzati (accordo Eba), che prevede la possibilità di esportare verso l'Unione europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. Per questo già a luglio scorso insieme a Francia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Portogallo e Romania abbiamo chiesto alla Commissione di attivare la clausola di salvaguardia. Con il nuovo dossier inviato ci aspettiamo decisioni conseguenti da parte della Commissione europea».
I dati
Durante i passati cinque anni il consumo di riso è aumentato del 5% e le importazioni di quello lavorato dalla Cambogia sono aumentate del 171%. Nello stesso periodo le vendite di riso Indica coltivato in Ue sono calate del 37% (precisamente da 676.00 a 427.904 tonnellate). Calano anche le quote di mercato (18%), la superficie investita a riso Indica nell'Ue (40%) e la produzione di risone (39%).
I prezzi di import del riso Indica lavorato in Cambogia sono inferiori del 39% rispetto al minimo praticabile dagli operatori comunitari, motivo per cui i risicoltori hanno diminuito la superficie investita a riso Indica e aumentato quella a riso Japonica creando un eccesso di offerta.
Qualche dato in più lo fornisce la Coldiretti, sottolineando l'importanza della richiesta dei due Ministri, visto l'aumento nei primi otto mesi del 2017 di riso greggio asiatico tipo Indica (+736%). La Coldiretti parla di situazione paradossale, accusando la Birmania di finanziare, con i proventi della vendita di riso, la campagna brutale di pulizia etnica contro la minoranza dei Rohingya denunciata dalle Nazioni Unite che parla di oltre 700mila rifugiati.

Roberto Moncalvo
«Non è accettabile che l’Unione europea continui a favorire con le importazioni lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «è invece necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale».

