La società con sede a Seattle dovrebbe infatti, secondo l'Unuone europea, saldare un "conto" di tasse non pagate in Lussemburgo grazie all'accordo di "tax ruling" di cui ha beneficiato per quasi 10 anni. Precisamente la Commissione Ue parla di «vantaggi fiscali non dovuti per 250 milioni di euro» dati ad Amazon dal Lussemburgo. Questo è stato definito un comportamento «illegale, perché le ha consentito di pagare molte meno tasse di altre aziende» - in pratica «tre quarti dei suoi profitti non sono stati tassati» grazie all'accordo fiscale di cui sopra, stretto nel 2003.

(Dopo Google, Amazon nel mirino Pronte le sanzioni dalla Commissione Ue)
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Una somma ancora "bassa" se si ripensa ai 13 miliardi di euro che l'Ue ha chiesto all'Irlanda di recuperare da Apple, o ai 2,4 miliardi di Google. Questa è la conclusione di un'indagine sull'azienda commerciale statunitense, iniziata a fine 2014. Margrethe Vestager, commissaria Ue alla concorrenza, ha detto che il Lussemburgo avrebbe consentito ad Amazon di pagare «quattro volte in meno di tasse rispetto ad altre società», ha definito questa scelta una «condotta illegale», e la riduzione «senza alcuna giustificazione valida».

La replica di Amazon in una nota: «Riteniamo che Amazon non abbia ricevuto alcun trattamento speciale dal Lussemburgo e di aver pagato le tasse in piena conformità con la legislazione fiscale lussemburghese ed internazionale. Studieremo la decisione della Commissione e valuteremo le nostre opzioni legali, tra cui il ricorso in appello. I nostri 50mila dipendenti in tutta Europa rimangono focalizzati a offrire il miglior servizio ai nostri clienti e alle centinaia di migliaia di piccole imprese che lavorano con noi