Da Brooklyn al Bargello “Lunetta Antinori”, prima volta in Italia
Il Museo del Bargello a Firenze espone dal 9 novembre 2017 all’8 aprile 2018 la “lunetta Antinori”, capolavoro del Rinascimento di Giovanni Della Robbia commissionato dalla storica famiglia fiorentina del vino nel 1500
All’inizio del Cinquecento, Niccolò di Tommaso Antinori, iniziatore della fortuna imprenditoriale della storica famiglia del vino italiano, commissiona a Giovanni Della Robbia (Firenze, 1469-1529/30) la lunetta con la “Risurrezione di Cristo” per decorare Villa Le Rose, la residenza di campagna alle porte di Firenze dove già all’epoca si produceva vino. Un capolavoro del Rinascimento italiano, oggi di proprietà del Brooklyn Museum of Art di New York, che per la prima volta dopo 120 anni sarà presentato al pubblico, in tutto il suo splendore, al Museo Nazionale del Bargello a Firenze dal 9 novembre 2017 all’8 aprile 2018. Il merito è di una storica circostanza: il restauro della robbiana da parte degli stessi committenti, i Marchesi Antinori, oltre 500 anni dopo, nel solco di una tradizione di mecenatismo culturale che arriva fino ai nostri giorni.

Per celebrare lo straordinario ritorno della lunetta e l’esposizione nella “culla” del Rinascimento tra le opere di Michelangelo, Donatello e degli stessi Della Robbia, la famiglia fiorentina continua la sua antica tradizione di “mecenati d’arte” con una nuova committenza: un’opera dell’artista italiano Stefano Arienti, tra i più apprezzati sulla scena internazionale, esposta in mostra con la robbiana (in due sale separate ma comunicanti tra loro), che viene riletta e reinterpretata attraverso un inaspettato dialogo tra arte rinascimentale e contemporanea.
Questa nuova produzione rappresenta la continuità dell’attenzione all’arte della famiglia Antinori che da sempre hanno legato il loro nome all’eccellenza nel vino e alla tradizione mecenatistica. In contemporanea, presso l’avveniristica cantina Antinori nel Chianti Classico sarà esposta un’altra installazione “site-specific” di Arienti, ispirata sempre dalla lunetta di Della Robbia e che entrerà a far parte della collezione di famiglia, in dialogo costante con la storia.
«Sostenere e valorizzare le arti - sottolinea Alessia Antinori, vicepresidente Marchesi Antinori - è sempre stato importante per la nostra famiglia. Siamo oggi particolarmente orgogliosi che questa bellissima lunetta, al cui interno è raffigurato uno dei nostri antenati oltre agli stemmi di famiglia, torni finalmente a casa completamente restaurata, in occasione dell’esposizione al Museo Nazionale del Bargello, già scrigno di numerosi inestimabili capolavori dei Della Robbia».

Composta da 46 sezioni di terracotta policroma invetriata, la robbiana, splendido esempio della straordinaria tecnica della famiglia di scultori Della Robbia (Luca, Andrea e Giovanni), attivi tra il 1400 e il 1500 a Firenze, presenta un ritratto quasi a grandezza naturale del suo committente, con le mani giunte alla sinistra di Cristo, e due stemmi di famiglia ai lati della base del rilievo, che decorava Villa Le Rose, una delle Tenute di famiglia dove già all’epoca gli Antinori producevano principalmente vino ma anche olio e altri prodotti agricoli.
«Là d’Antinoro in su quei colli alteri / ch’an delle Rose il nome / oh come lieti, oh come / dagli acini più neri / d’un canajuol maturo / spremo un mosto sì puro / che ne’ vetri zampilla / salta spumeggia e brilla», decantava il letterato aretino Francesco Redi nel suo “Bacco in Toscana” (1685). Alla metà dell’Ottocento, il reddito commerciale della Villa e dei suoi poderi derivante dal vino era pari ai 3/4 dell’intera ricchezza prodotta e, in larga parte, la vendita avveniva nella cantina di Palazzo Antinori a Firenze.
Donata al Brooklyn Institute (oggi Brooklyn Museum of Art) nel 1898 dal collezionista americano A. Augustus Healy dopo averla acquistata dagli stessi Antinori, la robbiana non ha più lasciato New York da allora. Nel 2016, grazie al sostegno della famiglia Antinori, ritrova il suo splendore originale, restaurata per la mostra “Della Robbia: Sculpting with Color in Renaissance Florence”, prima esposizione americana dedicata ai Della Robbia, al Museum of Fine Arts di Boston (9 agosto - 4 dicembre 2016) e poi alla National Gallery of Art di Washington DC (5 febbraio - 4 giugno 2017).

Con questa doppia committenza a distanza di secoli, da oltre 600 anni Marchesi Antinori continua ad affidare all’arte, oltre al vino, il compito di raccontare i valori e la storia di famiglia: una tradizione che ha inizio in maniera significativa dal rinascimentale Palazzo Antinori, disegnato dal grande architetto Giuliano da Maiano al tempo di Lorenzo de’ Medici e acquistato nel 1506 proprio da Niccolò di Tommaso Antinori, mercante, personaggio di spicco della vita politica dell’epoca e mecenate rinascimentale (sua l’edificazione di Villa Le Rose e le committenze ai più grandi artisti dell’epoca, da Ridolfo del Ghirlandaio a Baccio D’Agnolo e Giovanni Della Robbia); una tradizione che abbraccia anche le Tenute, edifici simbolo dei territori in cui gli Antinori producono i loro vini più famosi: dalla Badia a Passignano in Chianti Classico, che custodisce l’“Ultima Cena” del Ghirlandaio (1476; nel 2015 si sono conclusi i restauri commissionati da Antinori), al Castello della Sala, fortezza medievale del XIV secolo perfettamente mantenuta, oggi sinonimo del Cervaro della Sala; o dalla Tenuta Tignanello (dove si produce anche il Solaia e dove sono conservati i bellissimi quadri del naturalista di fine ’800 Egisto Ferroni) a Guado al Tasso a Bolgheri, per citarne solo alcune, divenute esse stesse tra le principali attrazioni di quei territori; una tradizione che, infine, arriva fino alla cantina Antinori nel Chianti Classico, un “Palazzo” del terzo millennio progettato dall’architetto Marco Casamonti (Studio Archea Associati, 2012), dove dipinti, ceramiche e antichi manoscritti dal grandissimo valore storico e artistico della collezione privata, in primis lo stemma di famiglia realizzato anch’esso da Giovanni Della Robbia, hanno trovato una collocazione che li rende accessibili al pubblico.
Un patrimonio artistico e culturale in continuo arricchimento grazie all’Antinori Art Project, il progetto di installazioni d’arte contemporanea site-specific nato per celebrare la capacità dell’arte e degli artisti di raccontare il nostro tempo, con le loro opere, per dimostrare come ancora oggi arte e tradizione siano un patrimonio vivo, di cui l’intervento di Arienti è l’ultima importante committenza in oltre 600 anni di storia.

Per celebrare lo straordinario ritorno della lunetta e l’esposizione nella “culla” del Rinascimento tra le opere di Michelangelo, Donatello e degli stessi Della Robbia, la famiglia fiorentina continua la sua antica tradizione di “mecenati d’arte” con una nuova committenza: un’opera dell’artista italiano Stefano Arienti, tra i più apprezzati sulla scena internazionale, esposta in mostra con la robbiana (in due sale separate ma comunicanti tra loro), che viene riletta e reinterpretata attraverso un inaspettato dialogo tra arte rinascimentale e contemporanea.
Questa nuova produzione rappresenta la continuità dell’attenzione all’arte della famiglia Antinori che da sempre hanno legato il loro nome all’eccellenza nel vino e alla tradizione mecenatistica. In contemporanea, presso l’avveniristica cantina Antinori nel Chianti Classico sarà esposta un’altra installazione “site-specific” di Arienti, ispirata sempre dalla lunetta di Della Robbia e che entrerà a far parte della collezione di famiglia, in dialogo costante con la storia.
«Sostenere e valorizzare le arti - sottolinea Alessia Antinori, vicepresidente Marchesi Antinori - è sempre stato importante per la nostra famiglia. Siamo oggi particolarmente orgogliosi che questa bellissima lunetta, al cui interno è raffigurato uno dei nostri antenati oltre agli stemmi di famiglia, torni finalmente a casa completamente restaurata, in occasione dell’esposizione al Museo Nazionale del Bargello, già scrigno di numerosi inestimabili capolavori dei Della Robbia».

Stefano Arienti (foto Edoardo Sardano)
Composta da 46 sezioni di terracotta policroma invetriata, la robbiana, splendido esempio della straordinaria tecnica della famiglia di scultori Della Robbia (Luca, Andrea e Giovanni), attivi tra il 1400 e il 1500 a Firenze, presenta un ritratto quasi a grandezza naturale del suo committente, con le mani giunte alla sinistra di Cristo, e due stemmi di famiglia ai lati della base del rilievo, che decorava Villa Le Rose, una delle Tenute di famiglia dove già all’epoca gli Antinori producevano principalmente vino ma anche olio e altri prodotti agricoli.
«Là d’Antinoro in su quei colli alteri / ch’an delle Rose il nome / oh come lieti, oh come / dagli acini più neri / d’un canajuol maturo / spremo un mosto sì puro / che ne’ vetri zampilla / salta spumeggia e brilla», decantava il letterato aretino Francesco Redi nel suo “Bacco in Toscana” (1685). Alla metà dell’Ottocento, il reddito commerciale della Villa e dei suoi poderi derivante dal vino era pari ai 3/4 dell’intera ricchezza prodotta e, in larga parte, la vendita avveniva nella cantina di Palazzo Antinori a Firenze.
Donata al Brooklyn Institute (oggi Brooklyn Museum of Art) nel 1898 dal collezionista americano A. Augustus Healy dopo averla acquistata dagli stessi Antinori, la robbiana non ha più lasciato New York da allora. Nel 2016, grazie al sostegno della famiglia Antinori, ritrova il suo splendore originale, restaurata per la mostra “Della Robbia: Sculpting with Color in Renaissance Florence”, prima esposizione americana dedicata ai Della Robbia, al Museum of Fine Arts di Boston (9 agosto - 4 dicembre 2016) e poi alla National Gallery of Art di Washington DC (5 febbraio - 4 giugno 2017).

Stefano Arienti - "Niccolò Antinori". Inchiostro metallico su telo antipolvere (foto Edoardo Sardano)
Con questa doppia committenza a distanza di secoli, da oltre 600 anni Marchesi Antinori continua ad affidare all’arte, oltre al vino, il compito di raccontare i valori e la storia di famiglia: una tradizione che ha inizio in maniera significativa dal rinascimentale Palazzo Antinori, disegnato dal grande architetto Giuliano da Maiano al tempo di Lorenzo de’ Medici e acquistato nel 1506 proprio da Niccolò di Tommaso Antinori, mercante, personaggio di spicco della vita politica dell’epoca e mecenate rinascimentale (sua l’edificazione di Villa Le Rose e le committenze ai più grandi artisti dell’epoca, da Ridolfo del Ghirlandaio a Baccio D’Agnolo e Giovanni Della Robbia); una tradizione che abbraccia anche le Tenute, edifici simbolo dei territori in cui gli Antinori producono i loro vini più famosi: dalla Badia a Passignano in Chianti Classico, che custodisce l’“Ultima Cena” del Ghirlandaio (1476; nel 2015 si sono conclusi i restauri commissionati da Antinori), al Castello della Sala, fortezza medievale del XIV secolo perfettamente mantenuta, oggi sinonimo del Cervaro della Sala; o dalla Tenuta Tignanello (dove si produce anche il Solaia e dove sono conservati i bellissimi quadri del naturalista di fine ’800 Egisto Ferroni) a Guado al Tasso a Bolgheri, per citarne solo alcune, divenute esse stesse tra le principali attrazioni di quei territori; una tradizione che, infine, arriva fino alla cantina Antinori nel Chianti Classico, un “Palazzo” del terzo millennio progettato dall’architetto Marco Casamonti (Studio Archea Associati, 2012), dove dipinti, ceramiche e antichi manoscritti dal grandissimo valore storico e artistico della collezione privata, in primis lo stemma di famiglia realizzato anch’esso da Giovanni Della Robbia, hanno trovato una collocazione che li rende accessibili al pubblico.
Un patrimonio artistico e culturale in continuo arricchimento grazie all’Antinori Art Project, il progetto di installazioni d’arte contemporanea site-specific nato per celebrare la capacità dell’arte e degli artisti di raccontare il nostro tempo, con le loro opere, per dimostrare come ancora oggi arte e tradizione siano un patrimonio vivo, di cui l’intervento di Arienti è l’ultima importante committenza in oltre 600 anni di storia.

