Pompei, scontro acceso con i sindacati. Il soprintendente Osanna denuncia ricatti
Per il momento si tratta di voci, ma Osanna parla apertamente di azioni ricattatorie e vendicative da parte delle sigle autonome Unsa e Flp, che terrebbero sotto scacco la soprintendenza minacciando crolli e danni al sito
Sono parole forti quelle di Massimo Osanna, soprintendente del sito archeologico di Pompei, patrimonio dell’Unesco. L’accusa rivolta alle sigle autonome Unsa e Flp si riferisce a presunti ricatti a seguito di richieste sindacali non esaudite, a cui sono seguiti misteriosi crolli e danni al sito. L’ultimo risale al 27 gennaio scorso: è crollata una parete di circa un metro e mezzo nei pressi della Casa del citarista, fuori dall’occhio delle telecamere di sorveglianza.

Il giorno precedente era stata convocata un’assemblea a cui Unsa e Flp non volevano partecipare, chiedendo ad Osanna di essere ricevute in separata sede, non insieme con gli altri sindacati. Si tratta forse di un complotto di operai e sindacati per tenere sotto scacco la soprintendenza minacciando crolli e danni al sito?
Per il momento si tratta solo di voci, ma Osanna oggi si è tolto qualche sassolino dalla scarpa rilasciando un’intervista al Corriere della sera: «Non sono voluto intervenire con il Ministero per far mettere in conto alla soprintendenza di Pompei i cosiddetti progetti speciali. I progetti speciali sono quelli che portano soldi di straordinario: sono in conto al Ministero, che raramente li autorizza. Non ho chiesto nulla al Ministero. Quando non esaudisco queste richieste che non hanno basi sindacali, loro si vendicano. La maggior parte delle volte indicono assemblee negli orari di apertura degli Scavi per bloccare l’ingresso dei turisti».
«Per motivi di assenteismo - ha concluso Osanna - ho dovuto accorpare due uffici del personale di Boscoreale e di Oplontis. All’Unsa e alla Flp, le due sigle sindacali autonome, questo non è andato bene. Mi hanno chiesto di revocare il provvedimento. Sono venuti anche dentro il mio ufficio a chiedermelo».
Solidarietà da parte dell’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che sul suo blog ha scritto: «Valorizzare Pompei significa non buttare via i fondi europei come avvenuto in passato, certo. Ma significa anche ricordarci chi siamo, noi italiani. E spronare il sud a mettersi in gioco. In queste ore Osanna è sotto attacco da micro sigle sindacali e da piccoli interessi di parte. Vorrei che non fosse lasciato solo e che chi sta rimettendo a posto uno dei luoghi culturali più importanti del mondo avvertisse l’affetto di tutti noi».

Il giorno precedente era stata convocata un’assemblea a cui Unsa e Flp non volevano partecipare, chiedendo ad Osanna di essere ricevute in separata sede, non insieme con gli altri sindacati. Si tratta forse di un complotto di operai e sindacati per tenere sotto scacco la soprintendenza minacciando crolli e danni al sito?
Per il momento si tratta solo di voci, ma Osanna oggi si è tolto qualche sassolino dalla scarpa rilasciando un’intervista al Corriere della sera: «Non sono voluto intervenire con il Ministero per far mettere in conto alla soprintendenza di Pompei i cosiddetti progetti speciali. I progetti speciali sono quelli che portano soldi di straordinario: sono in conto al Ministero, che raramente li autorizza. Non ho chiesto nulla al Ministero. Quando non esaudisco queste richieste che non hanno basi sindacali, loro si vendicano. La maggior parte delle volte indicono assemblee negli orari di apertura degli Scavi per bloccare l’ingresso dei turisti».
«Per motivi di assenteismo - ha concluso Osanna - ho dovuto accorpare due uffici del personale di Boscoreale e di Oplontis. All’Unsa e alla Flp, le due sigle sindacali autonome, questo non è andato bene. Mi hanno chiesto di revocare il provvedimento. Sono venuti anche dentro il mio ufficio a chiedermelo».
Solidarietà da parte dell’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che sul suo blog ha scritto: «Valorizzare Pompei significa non buttare via i fondi europei come avvenuto in passato, certo. Ma significa anche ricordarci chi siamo, noi italiani. E spronare il sud a mettersi in gioco. In queste ore Osanna è sotto attacco da micro sigle sindacali e da piccoli interessi di parte. Vorrei che non fosse lasciato solo e che chi sta rimettendo a posto uno dei luoghi culturali più importanti del mondo avvertisse l’affetto di tutti noi».

