Il carrello degli over 65 colpito dalla crisi. Frutta e legumi al posto di carne e pesce
Auser, Spi Cgil e Fondazione Di Vittorio hanno diffuso i dati di una ricerca che fotografa il crescente disagio economico degli over 65, che li ha portati ad un profondo cambiamento negli stili di vita quotidiani
Il peso maggiore della crisi viene percepito tra le persone meno istruite e tra chi risiede al Sud o nelle Isole. Frutta fresca, pane e verdure sono dei grandi classici, la carne solo raramente carne e il pesce è un ricordo di gioventù, anche se un bicchiere di vino scaccia crisi non manca mai sulla tavola di tutti i giorni degli italiani in là con gli anni. I risultati sono stati ottenuti distribuendo più di 11mila questionari nelle sedi dei centri sociali, sedi sindacali, i servizi di consulenza di tutta Italia.

Analizzando 7.241 questionari, si evince un'età media tra i 69-70 anni. Il ritratto è piuttosto triste, quello di un popolo di vecchietti colpiti dalla crisi, costretti spesso a tirare la cinghia, abbandonando gli alimenti più costosi o i canali di vendita “tradizionali” a favore dei discount e, infine, spesso costretti a gettare cibo che non riescono a cucinare, o propensi a rinunciare alla qualità quanto più sono soli.
Alimenti quotidiani irrinunciabili sono per l’85% degli intervistati pane e frutta. I prodotti a base di cereali compaiono nella dieta giornaliera di oltre la metà del campione (52,4%), i formaggi raggiungono il 19,5%. Le carni, invece, non arrivano al 10%, e sono più spesso trasformate (9,8%) che fresche (9%). Ancora più basso il consumo di pesce e uova (4-6%), mentre porzioni quotidiane di legumi sono segnalate dal 7,5% degli anziani.
Va detto, però, che questi ultimi gruppi di alimenti sono largamente presenti nella dieta settimanale con percentuali comprese tra l’85% e il 90%. Vino e bevande alcoliche, inoltre, sono ogni giorno sulle tavole del 41% degli intervistati. Lungo lo stivale troviamo abitudini alimentari molto differenti a seconda dell’area geografica. Si pensi ai formaggi: entrano nel menu giornaliero del 24,5% degli anziani del Nord-ovest, ma al Sud e nelle Isole la percentuale scende all’10,5%. Il pesce, al contrario, è uno degli alimenti preferiti al Sud, dove il 46,6% degli intervistati lo consuma più di una volta a settimana, anche perché spesso viene direttamente dal produttore.
Un altro fattore che influisce sulla dieta è la composizione familiare. Chi vive solo ha infatti una dieta meno varia e decisamente più low cost rispetto a chi vive in compagnia, con la tendenza a sostituire le proteine animali con legumi e uova. La tendenza a rinunciare a cibi più costosi riguarda però una fascia molto più ampia di persone. La crisi economica ha infatti provocato in generale il calo dei consumi di alcuni alimenti a favore di altri, specie tra chi ha le pensioni più basse, tra gli over 75 e tra chi risiede al Sud e nelle Isole.

Il problema è che il 17,7% degli anziani intervistati ha dichiarato di avere tagliato quantità e qualità dei pasti giornalieri e tagliando la qualità ne soffre anche la corretta e sana alimentazione, importante quando si hanno molte primavere. Il 38,7% di chi ha sentito maggiormente i contraccolpi della crisi ha iniziato a rivolgersi al canale discount abbandonando i supermercati tradizionali (49,8%).
Tra le pietanze acquistate più di una volta a settimana, le “vittime” celebri della nuova austerità sono anche la carne, scomparsa da molti menu sia fresca (passando dal 61,1% di presenza al 50,5%) sia trasformata (dal 47,1% al 39,5%), e il pesce (dal 41,9% al 30,9%). Di contro sono saliti gli acquisti di latte e yogurt (dal 63,1% al 68,8%), pane (dal 54,2% al 59,4%) e, più marginalmente, di legumi (dal 6,6% al 8,7%), mentre è cresciuto il consumo di uova più di una volta a settimana (dal 33,8% al 40,6%).
Tralasciando per un momento il fattore economico, gli over 65 considerano la colazione uno dei pasti fondamentali, anche perché più si invecchia più si tende a puntare la sveglia all'alba e dedicarsi al caffelatte nel 57,7% dei casi o al caffè (27,1%). Pane e marmellata sono diffusi nel 22,3% dei casi, le fette biscottate nel 15,3%, yogurt nel 5,6% e solo il 2,5% degli intervistati fa colazione con cibi salati.
Il fatto di vivere da soli o in due, fa sì che il 17,5% butti pasti avanzati dopo la preparazione, e il 26,1% getti cibo ancora non preparato, perché non più commestibile. Questa abitudine è però condizionata dal reddito e dalle disponibilità economiche: chi ha meno possibilità spreca di meno, chi supera i mille euro butta più cibo cucinato, i numeri sono 9-11% contro il 25. Rapporto simile, il 15 contro il 35 per gli sprechi di cibi non cucinati. Non a caso nelle grandi città come Milano e Roma, gli anziani si dedicano al loro orto, un modo divertente per risparmiare ulteriormente.

Analizzando 7.241 questionari, si evince un'età media tra i 69-70 anni. Il ritratto è piuttosto triste, quello di un popolo di vecchietti colpiti dalla crisi, costretti spesso a tirare la cinghia, abbandonando gli alimenti più costosi o i canali di vendita “tradizionali” a favore dei discount e, infine, spesso costretti a gettare cibo che non riescono a cucinare, o propensi a rinunciare alla qualità quanto più sono soli.
Alimenti quotidiani irrinunciabili sono per l’85% degli intervistati pane e frutta. I prodotti a base di cereali compaiono nella dieta giornaliera di oltre la metà del campione (52,4%), i formaggi raggiungono il 19,5%. Le carni, invece, non arrivano al 10%, e sono più spesso trasformate (9,8%) che fresche (9%). Ancora più basso il consumo di pesce e uova (4-6%), mentre porzioni quotidiane di legumi sono segnalate dal 7,5% degli anziani.
Va detto, però, che questi ultimi gruppi di alimenti sono largamente presenti nella dieta settimanale con percentuali comprese tra l’85% e il 90%. Vino e bevande alcoliche, inoltre, sono ogni giorno sulle tavole del 41% degli intervistati. Lungo lo stivale troviamo abitudini alimentari molto differenti a seconda dell’area geografica. Si pensi ai formaggi: entrano nel menu giornaliero del 24,5% degli anziani del Nord-ovest, ma al Sud e nelle Isole la percentuale scende all’10,5%. Il pesce, al contrario, è uno degli alimenti preferiti al Sud, dove il 46,6% degli intervistati lo consuma più di una volta a settimana, anche perché spesso viene direttamente dal produttore.
Un altro fattore che influisce sulla dieta è la composizione familiare. Chi vive solo ha infatti una dieta meno varia e decisamente più low cost rispetto a chi vive in compagnia, con la tendenza a sostituire le proteine animali con legumi e uova. La tendenza a rinunciare a cibi più costosi riguarda però una fascia molto più ampia di persone. La crisi economica ha infatti provocato in generale il calo dei consumi di alcuni alimenti a favore di altri, specie tra chi ha le pensioni più basse, tra gli over 75 e tra chi risiede al Sud e nelle Isole.

Il problema è che il 17,7% degli anziani intervistati ha dichiarato di avere tagliato quantità e qualità dei pasti giornalieri e tagliando la qualità ne soffre anche la corretta e sana alimentazione, importante quando si hanno molte primavere. Il 38,7% di chi ha sentito maggiormente i contraccolpi della crisi ha iniziato a rivolgersi al canale discount abbandonando i supermercati tradizionali (49,8%).
Tra le pietanze acquistate più di una volta a settimana, le “vittime” celebri della nuova austerità sono anche la carne, scomparsa da molti menu sia fresca (passando dal 61,1% di presenza al 50,5%) sia trasformata (dal 47,1% al 39,5%), e il pesce (dal 41,9% al 30,9%). Di contro sono saliti gli acquisti di latte e yogurt (dal 63,1% al 68,8%), pane (dal 54,2% al 59,4%) e, più marginalmente, di legumi (dal 6,6% al 8,7%), mentre è cresciuto il consumo di uova più di una volta a settimana (dal 33,8% al 40,6%).
Tralasciando per un momento il fattore economico, gli over 65 considerano la colazione uno dei pasti fondamentali, anche perché più si invecchia più si tende a puntare la sveglia all'alba e dedicarsi al caffelatte nel 57,7% dei casi o al caffè (27,1%). Pane e marmellata sono diffusi nel 22,3% dei casi, le fette biscottate nel 15,3%, yogurt nel 5,6% e solo il 2,5% degli intervistati fa colazione con cibi salati.
Il fatto di vivere da soli o in due, fa sì che il 17,5% butti pasti avanzati dopo la preparazione, e il 26,1% getti cibo ancora non preparato, perché non più commestibile. Questa abitudine è però condizionata dal reddito e dalle disponibilità economiche: chi ha meno possibilità spreca di meno, chi supera i mille euro butta più cibo cucinato, i numeri sono 9-11% contro il 25. Rapporto simile, il 15 contro il 35 per gli sprechi di cibi non cucinati. Non a caso nelle grandi città come Milano e Roma, gli anziani si dedicano al loro orto, un modo divertente per risparmiare ulteriormente.

