Giorgio Mercuri, foggiano, 52 anni, imprenditore agricolo è stato nominato pochi giorni fa coordinatore di Agrinsieme costituita dalle organizzazioni professionali Cia, Confagricoltura, Copagri e dalle centrali cooperative Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital, a loro volta riunite nella sigla Alleanza cooperative italiane - settore Agroalimentare.

L'organismo rappresenta oltre i due terzi delle aziende agricole; il 60% del valore della produzione agricola e della superficie nazionale coltivata e oltre 800mila persone occupate nelle imprese rappresentate. Va sottolineato il dato che Agrinsieme, come aggregazione economica, rappresenta il 35% del fatturato agroalimentare italiano, una realtà decisiva al servizio del Paese.

Giorgio Mercuri - Agrinsieme, parla il neoeletto Mercuri «Lavoro e riforma della Pac le priorità»
Giorgio Mercuri

Mercuri dà vita nel 1982 alla Cooperativa ortofrutticola Giardinetto, di cui è tuttora presidente, a Orsara di Puglia, nel foggiano, territorio leader nella produzione di ortaggi e verdure freschi. Presidente di Confcooperative Foggia dal 2007, viene eletto nel 2010 vice presidente della Fedagri e dal 2013 ne ha assunto la presidenza. Dal 2013 è alla guida dell´Alleanza delle cooperative agroalimentari, che associa 5mila cooperative, con 800mila soci produttori e più di 35 miliardi di euro di fatturato.

Presidente Mercuri innanzitutto cosa significa "coordinare" associazioni che hanno ciascuna una propria identità?
La sfida è mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti, portando le aspettative di ciascuno per discuterne. Alcune azioni sono più facilmente condivisibili e si può fare sintesi. Per altro verso le priorità e le aspettative sono diverse, quindi trovare convergenza è il vero vantaggio. Noi anziché lasciare alla politica la sintesi, la facciamo prima in casa nostra e successivamente la sottoponiamo ai decisori politici, parliamo di posizionamento Paese, di normative e azioni a livello europeo di normative. Il valore aggiunto del coordinamento e il fatto che nella base delle organizzazioni ci sono sia aziende agricole ancora disaggregate sia soggetti con esperienza del mondo cooperativo, ciò consente di compiere una duplice valutazione delle attese degli agricoltori verso il mercato e verso il sistema. L'impegno è anche nel far capire ai produttori le nuove esigenze dei consumatori, le nuove frontiere. Ci sforziamo di poter dare una lettura degli aspetti più importanti per dare valore al prodotto agricolo e di conseguenza a tutta la filiera agroalimentare.

Qual è lo stato di salute del settore agroalimentare?
I dati dicono che sia il settore che più sta resistendo alla crisi, ma meno lo percepiscono gli agricoltori. La crisi del latte, ad esempio, non è dovuta all'incapacità dei produttori ma a una crisi mondiale, stessa situazione avviene per il settore dei cereali. Per questo motivo uno dei temi è la Pac Post 2020, gli aiuti comunitari destinati all'agricoltura hanno bisogno di una destinazione differente, più adeguata ai cambiamenti in corso. Gli aiuti diretti possono aiutare il reddito agricolo ma se viene a mancare quello della materia prima il reddito di prodotto non soddisfa i costi e porta problemi economici. Abbiamo assistito ad una politica europea che ha portato avanti riforme sulla Pac sulla base di elementi del passato. I cambiamenti ci sono stati e bisogna adeguare la riforma. Creare un sistema che intervenga dove ci sono forti oscillazioni di prezzi e non capace di intervenire solo con aiuti diretti, che paiono fini a se stessi. In America, ad esempio, entrano in campo sistemi assicurativi che garantiscono all'azienda agricola il proprio reddito.

Quali priorità intende dare al suo mandato?
Siamo già coinvolti nella riforma della Pac a medio termine. Per il 2017 era già prevista una rivisitazione e stiamo intervenendo per colmare i problemi del comparto cereali e delle carni rosse, gli allevamenti. Prioritario anche il tema del lavoro. La legge sul capolarato non è sufficiente, servono leggi per incrociare domanda e offerta di lavoro.

Come giudica l'azione del governo e del Mipaaf nello specifico?
Diciamo la verità, il Governo attuale e il Ministero in particolare hanno agito bene con iniziative a supporto del settore che non vedevamo da vent'anni, il Ministro è intervenuto sulla semplificazione e sui settori in crisi. Le risorse sono purtroppo limitate, la battaglia vera è da combattere a livello europeo facendo pesare di più l'Italia rispetto ai paesi del nord Europa. Noi agiamo di comune accordo con Francia, Portogallo, Spagna e Grecia per discutere insieme e assumere posizioni congiunte, nei confronti dei diversi governi, affinché facciano squadra a livello europeo, non dimentichiamo che, come Paesi del Mediterraneo, rappresentiamo il 45 percento del settore agricolo europeo.

Gli allevatori lamentano condizioni fiscali e burocratiche sempre più difficili...
Bisogna ammettere che nel 2015 la legge di stabilità ha compiuto il più importante intervento fiscale in agricoltura, le tasse sono ancora pesanti, ma c'è stato l'esonero prima dell'Imu e poi dell'Irpef per le aziende agricole. C'è ancora lavoro da fare, ma dobbiamo essere consapevoli che il bilancio dello Stato non è roseo. Quindi alcuni passi importanti sono stati fatti ed è giusto prenderne atto.

Etichettature e origine delle materie prime è davvero tutto necessario? Il recente caso della pasta e dell'origine di farine e luogo di macinatura ha sollevato le critiche dei produttori.
Bisogna leggere tutte le diverse situazioni, tenere conto delle diverse esigenze, l'origine è importante verso il consumatore che va tutelato. Altro aspetto è la parte industriale, il Made in Italy ha capacità di vendita superiore a quella produttiva, è necessario quindi acquistare grano all'estero. Va avvista una politica di investimenti, per i siti di stoccaggio ad esempio, gli agricoltori sono deboli perché non hanno la forza di tenere il prodotto. Stiamo puntando molto sulla qualità dei grani per le esigenze dei trasformatori, la strada è di uno sforzo Paese su investimenti di questo tipo, a breve saranno messi a disposizione fondi del Ministero per il sistema di filiera. Valorizzare i produttori, dare valore alla produzione, il primo impegno è soddisfare i nostri soci, così da acquisire valore.

Oggi vale ancora la pena fare l'agricoltore?
Le nuove generazioni hanno idee chiare, nuove e diverse e questo è un bene, purché si tenga ben presente che l'agricoltura è un modello d'impresa non un hobby. Da soli non si va da nessuna parte, bisogna unirsi. Quindi una cooperativa o un'altra forma societaria sono la strada giusta per fare qualità e posizionarla sul mercato.