Addio a Bauman, la sua società liquida rispecchia anche la fragilità dell'Horeca
Zygmunt Bauman si spegne, resta il suo pensiero, una liquidità di ruoli e funzioni capace di raccontare anche i rapporti tra ristoratori, dipendenti e clienti: ognuno, per sopravvivere, pensa prima ai suoi interessi
Zygmunt Bauman è morto. Veneranda l’età, è il XX secolo che, con questa scomparsa, va via definitivamente, allorquando il pensatore sommo, all’alba del secolo nuovo seppe tratteggiare, originale il parto, lo scenario della società liquida. Banalizzare quando banalizzare, si badi bene, diviene virtù dei pochi. Mediante la locuzione felice della società liquida, Bauman seppe raccontare ai molti quanto, altrimenti, sarebbe rimasto patrimonio dei pochi.

La dissoluzione dell’ordine costituito, il progredire, piaccia o meno, di nuove aggregazioni che, nota dolente, sviliscono il concetto stesso di responsabilità, anitcamera del rifiuto della politica e, a conseguirne, il germogliare di fenomeni palesi di demagogico populismo. Un saper argomentare, una produzione di pensiero sagace e profonda. E, nel contempo, la confortevole consapevolezza di un filosofare che non è dominio di pensatori stralunati ma è, sia ben chiaro, palestra del vivere quotidiano.
Può il mondo della ristorazione, in congiunzione con la digital society, essere estraneo al fenomeno articolato e pervasivo della società liquida? Ovviamente, senza dubbio alcuno, la risposta è negativa. No, l’hospitality, il dine out, l’accentuata convivialità ed il piacere delle esperienze deliziose, appagamento di più sensi, non è al di fuori della società liquida così come Bauman seppe magistralmente raccontarla. Era la primavera del 2014, poco meno di tre anni fa, e questa correlazione naturale provammo a raccontarla in un articolo che all’evenzienza (così triste evenienza) abbiamo rispolverato. Attuale, attualissimo. Ma non per merito nostro, e ci mancherebbe altro, bensì per indubbio merito del pensiero profondo quanto cristallino di Zygmunt Bauman.
La svolta, di certo dolorosa, dalla granitica solidità della società industriale, ritmi scanditi, job description definite, declaratorie note e condivise, verso l’instabile fragilità della knowledge society. Pochi global players ed il precariato che diviene norma: la liquidità, fluido che scandisce le nostre vite. Una liquidità che ridisegna ruoli e funzioni, ambiti e condivisioni tra fornitori e clienti, rendendoli entrambi parte di un colloide che per sopravvivere ed auspicabilmente per prosperare deve fondarsi sulla liquidità, su riposizionamenti dell’istante che sono avvedutamente, regolatore il nuovo mercato, volti a relazioni tra partner cointeressati ad un unico business piuttosto che governati da partire del dare e dell’avere.
Competitors che in ambiente glocal, benevolmente complici gli utilizzi dei social media, possono liquidamente divenire colleghi. Clienti che smarriscono naturalmente il concetto stesso di loyalty per divenire membri di una community always on, liquida per definizione. Lavoratori che, sia la sala, sia la cucina, sia la plonge, siano staff in outsourcing, sono liquidi. Se mediocri timorosi di licenziamento, se insiti nel ruolo liquido di knowledge worker, vocati, sorta di destino segnato, ad essere loro stessi a “licenziare” il ristorante per adempiere a confronti nuovi, a nuove sfide.
Il closing del succitato articolo così chiude: «È liquido il ristorante che agisce in società liquida. Agli albori dell’era glaciale, il mammuth, l’animale più forte, non si mobilitò e si estinse. L’antilope veloce nel capire e nell’agire, si mobilitò e sopravvisse».
Cessa di produrre pensiero un cervello potente. Non è più tra noi una persona prodigiosa. Noi tutti gli si deve il nostro grazie. Se abbiamo veduto e se continuiamo a vedere un po’ più in là del nostro naso, lo dobbiamo a lui, a Zygmunt Bauman. Addio, e che la terra ti sia lieve.
Seppur la sua lezione sia di immensa portata, tanto grande da aver legato indissolubilmente il suo nome alle chiavi che permettono l'accesso ad una chiara interpretazione del caos e del disorientamento in cui è immersa la società odierna, un efficace sintesi della sua filosofia, ordinata in cinque punti chiave, è stata compiuta dal giornalista Simone Cosimi in un articolo dedicato.

Zygmunt Bauman
La dissoluzione dell’ordine costituito, il progredire, piaccia o meno, di nuove aggregazioni che, nota dolente, sviliscono il concetto stesso di responsabilità, anitcamera del rifiuto della politica e, a conseguirne, il germogliare di fenomeni palesi di demagogico populismo. Un saper argomentare, una produzione di pensiero sagace e profonda. E, nel contempo, la confortevole consapevolezza di un filosofare che non è dominio di pensatori stralunati ma è, sia ben chiaro, palestra del vivere quotidiano.
Può il mondo della ristorazione, in congiunzione con la digital society, essere estraneo al fenomeno articolato e pervasivo della società liquida? Ovviamente, senza dubbio alcuno, la risposta è negativa. No, l’hospitality, il dine out, l’accentuata convivialità ed il piacere delle esperienze deliziose, appagamento di più sensi, non è al di fuori della società liquida così come Bauman seppe magistralmente raccontarla. Era la primavera del 2014, poco meno di tre anni fa, e questa correlazione naturale provammo a raccontarla in un articolo che all’evenzienza (così triste evenienza) abbiamo rispolverato. Attuale, attualissimo. Ma non per merito nostro, e ci mancherebbe altro, bensì per indubbio merito del pensiero profondo quanto cristallino di Zygmunt Bauman.
La svolta, di certo dolorosa, dalla granitica solidità della società industriale, ritmi scanditi, job description definite, declaratorie note e condivise, verso l’instabile fragilità della knowledge society. Pochi global players ed il precariato che diviene norma: la liquidità, fluido che scandisce le nostre vite. Una liquidità che ridisegna ruoli e funzioni, ambiti e condivisioni tra fornitori e clienti, rendendoli entrambi parte di un colloide che per sopravvivere ed auspicabilmente per prosperare deve fondarsi sulla liquidità, su riposizionamenti dell’istante che sono avvedutamente, regolatore il nuovo mercato, volti a relazioni tra partner cointeressati ad un unico business piuttosto che governati da partire del dare e dell’avere.
Competitors che in ambiente glocal, benevolmente complici gli utilizzi dei social media, possono liquidamente divenire colleghi. Clienti che smarriscono naturalmente il concetto stesso di loyalty per divenire membri di una community always on, liquida per definizione. Lavoratori che, sia la sala, sia la cucina, sia la plonge, siano staff in outsourcing, sono liquidi. Se mediocri timorosi di licenziamento, se insiti nel ruolo liquido di knowledge worker, vocati, sorta di destino segnato, ad essere loro stessi a “licenziare” il ristorante per adempiere a confronti nuovi, a nuove sfide.
Il closing del succitato articolo così chiude: «È liquido il ristorante che agisce in società liquida. Agli albori dell’era glaciale, il mammuth, l’animale più forte, non si mobilitò e si estinse. L’antilope veloce nel capire e nell’agire, si mobilitò e sopravvisse».
Cessa di produrre pensiero un cervello potente. Non è più tra noi una persona prodigiosa. Noi tutti gli si deve il nostro grazie. Se abbiamo veduto e se continuiamo a vedere un po’ più in là del nostro naso, lo dobbiamo a lui, a Zygmunt Bauman. Addio, e che la terra ti sia lieve.
Seppur la sua lezione sia di immensa portata, tanto grande da aver legato indissolubilmente il suo nome alle chiavi che permettono l'accesso ad una chiara interpretazione del caos e del disorientamento in cui è immersa la società odierna, un efficace sintesi della sua filosofia, ordinata in cinque punti chiave, è stata compiuta dal giornalista Simone Cosimi in un articolo dedicato.


