L’Italia già entro l’anno sarà pronta all’adeguamento alle nuove regole sull’obbligo di indicare nelle etichette alimentari lo stabilimento di produzione o confezionamento. È entrata in vigore oggi, 15 settembre, la legge di delegazione europea 2015 che prevede regole anche per l’etichettatura degli alimenti, che l’Italia dovrà adottare entro 12 mesi.

Il decreto attuativo predisposto dal ministero delle Politiche agricole - riporta l’Ansa - è stato già inviato agli altri Ministeri interessati per l’approvazione definitiva. Sulla legge in vigore da oggi, il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina osserva sul suo profilo Facebook che è «una risposta concreta che ci spinge a proseguire il percorso intrapreso, anche a livello europeo, per valorizzare la distintività del nostro modello agroalimentare, unico al mondo. Ce lo avevano richiesto i cittadini-consumatori, nei confronti dei quali abbiamo il dovere di garantire informazioni sempre più chiare.



Nell’esercizio della delega, il governo - sottolinea la legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1° settembre - dovrà in particolare prevedere «l’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, al fine di garantire una corretta e completa informazione al consumatore e una migliore e immediata rintracciabilità dell’alimento da parte degli organi di controllo, anche per una più efficace tutela della salute».

Ci possono poi essere casi in cui «tale indicazione possa essere alternativamente fornita mediante diciture, marchi o codici equivalenti, che consentano comunque di risalire agevolmente alla sede e all’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento».

Inoltre, «fatte salve le fattispecie di reato vigenti, si dovrà adeguare il sistema sanzionatorio nazionale per le violazioni amministrative, individuando sanzioni efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità della violazione, demandando la competenza per l’irrogazione delle sanzioni amministrative allo Stato al fine di disporre di un quadro sanzionatorio di riferimento unico e di consentirne l’applicazione uniforme a livello nazionale, con l’individuazione, quale autorità amministrativa competente, del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) del ministero delle Politiche agricole».

Il Governo italiano, e in particolare il ministro Martina, già si era espresso a favore del ritorno all’indicazione obbligatoria dello stabilimento di produzione che era stata eliminata dal regolamento Ue in vigore dal 13 dicembre 2014 e, nella seduta del 6 novembre 2016, il Consiglio dei ministri aveva dato il via libera al disegno di legge di delegazione europea in cui si chiedeva la modifica del regolamento.

«È positiva la reintroduzione dell’obbligo di indicare nell’etichetta dei prodotti alimentari lo stabilimento di produzione - afferma la Coldiretti - che va però al più presto accompagnato anche dall’indicazione obbligatoria della provenienza di tutti gli alimenti, come ha chiesto il 96,5% degli italiani sulla base della consultazione pubblica online sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche agricole che ha coinvolto 26.547 partecipanti».

«La scomparsa dell’obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento di produzione era stata provocata - ricorda la Coldiretti - dall’entrata in vigore il 13 dicembre 2014 delle norme europee sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori del Reg. UE 1169/2011. Tale regolamento consente però ai singoli Stati membri di introdurre norme nazionali in materia di etichettatura obbligatoria di origine geografica degli alimenti qualora i cittadini esprimano in una consultazione parere favorevole in merito alla rilevanza della dicitura di origine ai fini di una scelta di acquisto informata e consapevole».

«Questa opportunità che è stata ora colta per l’indicazione dello stabilimento di trasformazione e di confezionamento - conclude la Coldiretti - deve essere ora sfruttata anche per l’origine della materia prima impiegata come chiede il 96,5% dei consumatori, che ritiene necessario che l’origine debba essere scritta in modo chiaro e leggibile nell’etichetta dove ancora manca, dai salumi alle conserve vegetali, dai succhi di frutta fino alla pasta».