«Una rappresaglia», risposta di Moncalvo alla denuncia di Parmalat e Lactalis
Dopo essere stato denunciato per diffamazione e violenza privata, Roberto Moncalvo spiega come l'accusa si inserisca in un piano delle multinazionali contro la tutela degli allevatori da parte di Coldiretti
Il presidente della Lactalis Italia Jean Marc Bernier e il presidente di Parmalat Giuseppina Corsi hanno denunciato per diffamazione e violenza privata Roberto Moncalvo (nella foto), presidente di Coldiretti e vicepresidente del Copa - Comitato delle organizzazioni agricole europee. A renderlo noto è stato lo stesso presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in occasione della Giornata del latte italiano con migliaia di allevatori in piazza per la tutela del latte italiano.

Roberto Moncalvo
«L’azione penale promossa della multinazionale francese, che nel tempo si è comperata i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori, è una evidente “rappresaglia” alla battaglia del latte promossa a tutela degli allevatori italiani. Il gruppo transalpino ha ridotto unilateralmente i compensi riconosciuti agli allevatori italiani, portandoli al di sotto dei costi di produzione ed agisce in giudizio per evitare qualsiasi contestazione. Non ci faremo intimidire di fronte ad una azione che non ha precedenti a livello internazionale»: questo è quanto precisa il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, sottolineando ulteriormente che «all’arroganza della multinazionale francese gli agricoltori risponderanno davanti alle industrie, nei supermercati e nelle piazze certi di avere le istituzioni al fianco».
Una guerra, quella così descritta da Moncalvo, sorta dalla decisione della Lactalis di disdire i contratti, con un conseguente rifiuto del latte munto nelle stalle dagli allevatori. Un'azione che può mettere in difficoltà gli allevatori, i quali, in ragione della deperibilità del prodotto, si trovano nell’impossibilità di collocarlo altrove. Conseguente è una loro accettazione di un compenso inferiore ai costi di produzione.
Di fronte ad una situazione difficile, decine di migliaia di agricoltori sono dunque scesi in piazza, con presidi nelle industrie e nei supermercati. Con loro il sostegno attivo da parte di cittadini, istituzioni ed esponenti della Chiesa, che condividono la dura condizione nella quale i produttori si ritrovano. In difesa quindi del latte, delle stalle e delle campagne italiane.

L’azione penale è stata archiviata la settimana scorsa dal giudice penale di Lodi il quale, condividendo quanto affermato dal pubblico ministero, non ha ravvisato condotte penalmente rilevanti. La Coldiretti si difende assicurando di non essersi mai macchiata di condotte violente né di aver mai inteso minacciare o diffamare alcunchè. Aggiunge piuttosto quanto costituisca legittimo esercizio delle prerogative delle forze di rappresentanza la divulgazione delle condotte contrarie ai principi concorrenziali: non esiste un equilibrio contrattuale laddove una parte può compensare l’altra con una somma inferiore al costo di produzione accertato dalle autorità pubbliche.
La multinazionale transalpina che in Italia opera con i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori, è il primo gruppo lattiero caseario nel mondo con un fatturato complessivo di 16 miliardi che in Italia sviluppa un giro d’affari per 1,4 miliardi di euro, con una quota di mercato complessiva nel settore lattiero caseario del 23,4% in volume, mentre acquista circa l’8% del latte italiano. Detiene il 33% del mercato italiano del latte a lunga conservazione, ma la quota sale al 34% nella mozzarella, al 37% nei formaggi freschi e arriva addirittura la 49,8% nella ricotta. Dall’acquisizione del gruppo Parmalat da parte della multinazionale francese nel 2011 in Italia hanno chiuso 4mila stalle, un numero che supera il 10% del totale. Una situazione che si è aggravata nel 2015 a seguito della decisione di Lactalis di tagliare i compensi agli allevatori.

Roberto Moncalvo
«L’azione penale promossa della multinazionale francese, che nel tempo si è comperata i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori, è una evidente “rappresaglia” alla battaglia del latte promossa a tutela degli allevatori italiani. Il gruppo transalpino ha ridotto unilateralmente i compensi riconosciuti agli allevatori italiani, portandoli al di sotto dei costi di produzione ed agisce in giudizio per evitare qualsiasi contestazione. Non ci faremo intimidire di fronte ad una azione che non ha precedenti a livello internazionale»: questo è quanto precisa il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, sottolineando ulteriormente che «all’arroganza della multinazionale francese gli agricoltori risponderanno davanti alle industrie, nei supermercati e nelle piazze certi di avere le istituzioni al fianco».
Una guerra, quella così descritta da Moncalvo, sorta dalla decisione della Lactalis di disdire i contratti, con un conseguente rifiuto del latte munto nelle stalle dagli allevatori. Un'azione che può mettere in difficoltà gli allevatori, i quali, in ragione della deperibilità del prodotto, si trovano nell’impossibilità di collocarlo altrove. Conseguente è una loro accettazione di un compenso inferiore ai costi di produzione.
Di fronte ad una situazione difficile, decine di migliaia di agricoltori sono dunque scesi in piazza, con presidi nelle industrie e nei supermercati. Con loro il sostegno attivo da parte di cittadini, istituzioni ed esponenti della Chiesa, che condividono la dura condizione nella quale i produttori si ritrovano. In difesa quindi del latte, delle stalle e delle campagne italiane.

L’azione penale è stata archiviata la settimana scorsa dal giudice penale di Lodi il quale, condividendo quanto affermato dal pubblico ministero, non ha ravvisato condotte penalmente rilevanti. La Coldiretti si difende assicurando di non essersi mai macchiata di condotte violente né di aver mai inteso minacciare o diffamare alcunchè. Aggiunge piuttosto quanto costituisca legittimo esercizio delle prerogative delle forze di rappresentanza la divulgazione delle condotte contrarie ai principi concorrenziali: non esiste un equilibrio contrattuale laddove una parte può compensare l’altra con una somma inferiore al costo di produzione accertato dalle autorità pubbliche.
La multinazionale transalpina che in Italia opera con i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori, è il primo gruppo lattiero caseario nel mondo con un fatturato complessivo di 16 miliardi che in Italia sviluppa un giro d’affari per 1,4 miliardi di euro, con una quota di mercato complessiva nel settore lattiero caseario del 23,4% in volume, mentre acquista circa l’8% del latte italiano. Detiene il 33% del mercato italiano del latte a lunga conservazione, ma la quota sale al 34% nella mozzarella, al 37% nei formaggi freschi e arriva addirittura la 49,8% nella ricotta. Dall’acquisizione del gruppo Parmalat da parte della multinazionale francese nel 2011 in Italia hanno chiuso 4mila stalle, un numero che supera il 10% del totale. Una situazione che si è aggravata nel 2015 a seguito della decisione di Lactalis di tagliare i compensi agli allevatori.

