Musei chiusi, uno schiaffo al turismo. Migliaia di visitatori a bocca asciutta
Chiusa la Pinacoteca di Brera, disagi al Museo del Novecento, 1.300 i turisti che hanno rinunciato a vedere L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Questi i danni dello sciopero regionale indetto dai sindacati.
Giustificati gli scioperi, sia chiaro, un diritto e l’espressione di un disagio, ma un limite dovrebbe sempre essere posto, o se non altro, un rimedio in anticipo organizzato. Questo non è successo visto che ben 1.300 turisti non hanno potuto visitare l’Ultima cena di Leonardo da Vinci: il motivo? Lo sciopero regionale del pubblico impiego indetto dai sindacati. Santa Maria delle Grazie non ha proprio aperto: solo un dipendente su 12 era presente al lavoro, ed è davvero incredibile, considerando che la direzione del museo avrebbe almeno potuto organizzarsi, trovare le tre persone mancanti necessarie per aprire il museo (ne servono 4 in tutto).

Dell'importanza del turismo, come punta di diamante dell'economia italiana, se ne è parlato al talk show del Premio Italia a Tavola “L’ospitalità e lo stile italiano motori del turismo e della filiera agroalimentare”. Lo stesso ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha sottolineato l'importanza di fare squadra per valorizzare le eccellenze italiane. Quel che è certo è che il lavoro da fare è tanto e la strada per raggiungere l'obiettivo che le istituzioni e le associazioni di categoria si sonpo poste, è lunga.
Alla pari dei visitatori, ignaro della situazione era anche Stefano L’Occaso, direttore del polo museale lombardo che ha dichiarato «di non essere stato avvisato dell'adesione allo sciopero». Conoscenza o ignoranza, poco conta. La questione è un’altra: «Indignazione e vergogna - questo il commento di, Maurizio Lupi, leader di Milano Popolare, che ben lascia intendere l’aspetto più grave di tutto l’accaduto - di fronte a quanto è accaduto. Non possiamo permettere che si ripetano scene simili, cui abbiamo già assistito in passato. Crediamo che sia giunto il momento di porre fine a questo scempio attuando quanto già previsto dall'accordo del 23 febbraio scorso sulla regolamentazione degli scioperi nei luoghi d'arte. Il diritto di sciopero non può essere attivato in modo tanto masochistico».

Ma di masochismo se n’è visto eccome, nel trattare in maniera superficiale un vero e proprio patrimonio artistico, nell’aver lasciato turisti ad aspettare e ad andarsene delusi e pieni di rabbia, sottraendo loro il diritto di ammirare le bellezze della nostra arte. Cgil, Cisl e Uil hanno però detto nel caso dell’opera vinciana: «Le organizzazioni sindacali si sono fatte carico di sollecitare la direzione del polo museale a convocare un incontro che avrebbe consentito una fruizione almeno parziale dei dieci musei». Insomma, soliti disaccordi tra le parti: sindacati e direzione e le loro versioni diverse non hanno aiutato, anzi hanno distrutto una buona visibilità nei confronti del nostro turismo. Una situazione simile poi, non solo a Santa Maria delle Grazie, ma anche alla Pinacoteca di Brera e alla mostra di Boccioni; arrancano in qualche maniera il museo del Novecento e quello delle Culture. La speranza è che un disguido del genere non si realizzi mai più.

Dell'importanza del turismo, come punta di diamante dell'economia italiana, se ne è parlato al talk show del Premio Italia a Tavola “L’ospitalità e lo stile italiano motori del turismo e della filiera agroalimentare”. Lo stesso ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha sottolineato l'importanza di fare squadra per valorizzare le eccellenze italiane. Quel che è certo è che il lavoro da fare è tanto e la strada per raggiungere l'obiettivo che le istituzioni e le associazioni di categoria si sonpo poste, è lunga.
Alla pari dei visitatori, ignaro della situazione era anche Stefano L’Occaso, direttore del polo museale lombardo che ha dichiarato «di non essere stato avvisato dell'adesione allo sciopero». Conoscenza o ignoranza, poco conta. La questione è un’altra: «Indignazione e vergogna - questo il commento di, Maurizio Lupi, leader di Milano Popolare, che ben lascia intendere l’aspetto più grave di tutto l’accaduto - di fronte a quanto è accaduto. Non possiamo permettere che si ripetano scene simili, cui abbiamo già assistito in passato. Crediamo che sia giunto il momento di porre fine a questo scempio attuando quanto già previsto dall'accordo del 23 febbraio scorso sulla regolamentazione degli scioperi nei luoghi d'arte. Il diritto di sciopero non può essere attivato in modo tanto masochistico».

Ma di masochismo se n’è visto eccome, nel trattare in maniera superficiale un vero e proprio patrimonio artistico, nell’aver lasciato turisti ad aspettare e ad andarsene delusi e pieni di rabbia, sottraendo loro il diritto di ammirare le bellezze della nostra arte. Cgil, Cisl e Uil hanno però detto nel caso dell’opera vinciana: «Le organizzazioni sindacali si sono fatte carico di sollecitare la direzione del polo museale a convocare un incontro che avrebbe consentito una fruizione almeno parziale dei dieci musei». Insomma, soliti disaccordi tra le parti: sindacati e direzione e le loro versioni diverse non hanno aiutato, anzi hanno distrutto una buona visibilità nei confronti del nostro turismo. Una situazione simile poi, non solo a Santa Maria delle Grazie, ma anche alla Pinacoteca di Brera e alla mostra di Boccioni; arrancano in qualche maniera il museo del Novecento e quello delle Culture. La speranza è che un disguido del genere non si realizzi mai più.

