Libero scambio Europa-Stati Uniti. Lontana la possibilità di un accordo
Dopo le dichiarazioni del segretario di Stato francese per il commercio estero sul Ttip, sembra lontana la possibilità di concludere l’accordo che regolamenterebbe il commercio tra Stati Uniti ed Europa.
La possibilità di concludere un accordo di libero scambio tra le due sponde dell'Atlantico va scemando. Lo ha detto il segretario di Stato francese per il commercio estero, Matthias Fekl, che guida le trattative per la Francia. Intervistato da Rtl 102.5 sulla possibilità di firmare l'accordo Ttip (Trattato transatlantico sul commercio e sugli investimenti) entro la conclusione del mandato del presidente Usa, Barack Obama, Fekl ha risposto: «No, non credo. La possibilità (o i rischi, come ognuno ritiene) di arrivare a un accordo sta svanendo».

L'appoggio politico all'accordo, infatti, è nettamente diminuito nelle ultime settimane. Anche da parte dell'Italia ci sono molte perplessità, nonostante il premier Matteo Renzi abbia ribadito di recente che «siamo favorevoli alla chiusura del negoziato e spingiamo per questo» ma «nel rispetto di tante specificità».
Il 13° round di negoziati in corso ad Hannover non sembrano però aver dissipato nessuno dei dubbi dei vari Stati dell’Unione europea, anzi. I nodi restano perlopiù irrisolti. Per quanto riguarda l'Italia, i capitoli problematici sono parecchi. Innanzitutto la protezione degli investimenti: l'obiettivo è tutelare chi fa gli investimenti da decisioni nazionali che possano metterli in pericolo e allo stesso tempo tutelare i governi dalle pressioni delle multinazionali. La Commissione Ue ha proposto, invece dell'attuale sistema di arbitrati bilaterali (Isds), una sorta di tribunale arbitrale per dirimere le controversie.
Tema chiave per l'agroalimentare made in Italy è la tutela dei prodotti d'origine, su cui si gioca il successo dell'intesa. Dal prosciutto di Parma all'Olio toscano, l'Ue cerca di tutelare le Igp e Dop negli Usa, dove questo sistema non esiste e prolifera l'italian sounding. Bruxelles ha proposto agli Usa una lista limitata di circa 200 prodotti, di cui 42 italiani, che ha immediatamente suscitato le proteste del settore.
C'è poi un vasto capitolo legato agli standard ambientali, sociali e sanitari. Associazioni, ong (Organizzazioni non governative) e cittadini europei insistono molto su questo punto, temendo che gli standard europei si abbassino a quelli americani, molto più bassi soprattutto nei capitoli Ogm e diritto del lavoro. Non è tutto. Bruxelles sta cercando di inserire nella trattativa anche un capitolo che riguarda l'energia per diversificare le fonti di approvvigionamento ma Washington è restia a cedere su questo punto. E così l'accordo rischia clamorosamente di saltare.

L'appoggio politico all'accordo, infatti, è nettamente diminuito nelle ultime settimane. Anche da parte dell'Italia ci sono molte perplessità, nonostante il premier Matteo Renzi abbia ribadito di recente che «siamo favorevoli alla chiusura del negoziato e spingiamo per questo» ma «nel rispetto di tante specificità».
Il 13° round di negoziati in corso ad Hannover non sembrano però aver dissipato nessuno dei dubbi dei vari Stati dell’Unione europea, anzi. I nodi restano perlopiù irrisolti. Per quanto riguarda l'Italia, i capitoli problematici sono parecchi. Innanzitutto la protezione degli investimenti: l'obiettivo è tutelare chi fa gli investimenti da decisioni nazionali che possano metterli in pericolo e allo stesso tempo tutelare i governi dalle pressioni delle multinazionali. La Commissione Ue ha proposto, invece dell'attuale sistema di arbitrati bilaterali (Isds), una sorta di tribunale arbitrale per dirimere le controversie.
Tema chiave per l'agroalimentare made in Italy è la tutela dei prodotti d'origine, su cui si gioca il successo dell'intesa. Dal prosciutto di Parma all'Olio toscano, l'Ue cerca di tutelare le Igp e Dop negli Usa, dove questo sistema non esiste e prolifera l'italian sounding. Bruxelles ha proposto agli Usa una lista limitata di circa 200 prodotti, di cui 42 italiani, che ha immediatamente suscitato le proteste del settore.
C'è poi un vasto capitolo legato agli standard ambientali, sociali e sanitari. Associazioni, ong (Organizzazioni non governative) e cittadini europei insistono molto su questo punto, temendo che gli standard europei si abbassino a quelli americani, molto più bassi soprattutto nei capitoli Ogm e diritto del lavoro. Non è tutto. Bruxelles sta cercando di inserire nella trattativa anche un capitolo che riguarda l'energia per diversificare le fonti di approvvigionamento ma Washington è restia a cedere su questo punto. E così l'accordo rischia clamorosamente di saltare.

