Ormai è chiaro: l’Albergo diffuso è stato un flop. Senza troppi giri di parole, è stata la presidente del Comitato per la valutazione e il controllo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Ilaria Del Zovo (Movimento Cinque Stelle) a dirlo; le sue parole meglio di qualsiasi altra sintesi, rendono l’idea intorno alla situazione della Regione: «Abbiamo speso 25 milioni di denaro pubblico per avere 113 persone di media al giorno sul territorio. Questo significa che ogni giorni in media i 1.883 altri posti, sono vuoti».



«È vero che abbiamo creato economia - continua la presidente del Comitato - e abbiamo riqualificato aree che altrimenti sarebbero rimaste abbandonate, ma per ogni posto letto, abbiamo speso 12.500 euro. E questo mi sembra esagerato». E l’esagerazione non manca. È vero, nessuno contesta la validità dell’iniziativa: un’occasione per ridare importanza al territorio, una buona spinta allo sviluppo, un’opportunità turistica. Ma troppe sono le lacune che questo sistema ha generato.

Federalberghi, seppur condivida l’idea a monte, non ha potuto non puntare il dito contro gli aiuti regionali alla parte gestionale: un'opinione condivisa dai più. «Non è accettabile - lamenta in prima fila la presidente regionale Paola Schneider - perché come tutte le strutture quando avviano la propria attività, la gestione deve essere privata. Quando invece l’Albergo diffuso può contare anche sui contributi regionali, siamo allora di fronte a una sorta di concorrenza sleale». Ed ecco che i contributi regionali alle società di gestione dell’Albergo diffuso scendono da 400 a 150mila euro.



Quando poi si parla di slealtà, un occhio di riguardo va gettato anche sugli albergatori, i quali, pare, potrebbero anche non pubblicizzare la propria struttura, e il motivo lo spiega Riccardo Riccardi, capogruppo di Fi: «Dopo dieci anni, come prevede la norma, la struttura non ha vincoli ricettivi e diventa una “casa” in più per proprietari o eredi». Insomma: occupazione, opportunità, sviluppo, ma tante zone d’ombra. In questa “oscurità” si sono mossi anche due consiglieri regionali, che casualmente si sono ritrovati nell’imbarazzante posizione di essere richiedenti di fondi in quanto presidenti di cooperative dell’Albergo diffuso e “distributori” degli stanziamenti.