Come dire, trent’anni e... dimostrarli! Ma in accezione virtuosa, ovvero, volerli dimostrare tutti e, cosa lodevole, guardare come challenge stimolante ai prossimi trent’anni piuttosto che, impigrendosi in autocompiacimento, celebrare il tondo anniversario. Era il 1986, con Chernobyl, che tanto seppe insegnare in materia di politica energetica al nostro Paese (!) ed esplose lo scandalo del metanolo che davvero, il fondo del barile avendo così toccato, consentì il ripensamento della vitivinicoltura italiana e, la minaccia commutando in opportunità e la debolezza commutando in forza, ci si avviò al Rinascimento Enologico.

I primi 30 anni di Gambero Rosso  Dal 1986 per raccontare l'enogastronomia

Era il 1986 quando uscì il primo numero dell’inserto “Gambero Rosso”, nome evinto dalla locanda di Pinocchio, incluso nel quotidiano “Il Manifesto”. Coraggioso e di forte impatto l’editoriale di Stefano Bonilli, prematuramente scomparso, si andava alla guerra in nome del buon cibo avendo per nemico lo schieramento folto e non sprovveduto di chi sull’ignoranza del “mangiare bene e bere bene” prosperava.

E poi, nel 1988 la prima guida ai “Vini d’Italia” che inaugurò il linguaggio in codice dei “bicchieri”. Successo editoriale, provvidenziale l’intuizione delle edizioni in lingua inglese, tedesco, giapponese e cinese. E poi la guida dei ristoranti, ed il codice delle “forchette”. E via via le guide per aree delimitate, partendo da Roma e Milano.

I primi 30 anni di Gambero Rosso  Dal 1986 per raccontare l'enogastronomia

Il salto paradigmatico, la realtà che ancora ad oggi funge da piattaforma per gli orizzonti a venire, nel 1992, con il “Gambero Rosso” che diviene mensile autonomo, con accattivante veste grafica e, soprattutto, con grande successo di vendita e quindi di lettori. In epoca di web non ancora divenuto 2.0, la presenza del sito e poi il broadcast channel tematico e poi, siamo in questo secolo, il sorgere a Roma e clonazioni successive, delle Città del Gusto.

I primi 30 anni di Gambero Rosso  Dal 1986 per raccontare l'enogastronomia

Ed ancora altre guide tematiche: agli oli, alle pasticcerie, ai bar, alle pizzerie. Emblematiche, gradevolmente spettacolari, nella cornice dell’Hilton e con la cucina di Heinz Beck, le premiazioni dei migliori ambasciatori del food&wine fra cuochi, pizzaioli, pasticceri, trattorie, gelaterie e bar, botteghe del gusto, produttori di formaggi, salumi, pasta, olio, vino e cioccolato.

In foto dell’istante, forte di tale cammino, il Gambero Rosso si presenta come holding leader nel settore dell’enogastronomia. La governa con mano salda e con lodevole vision, il prode Paolo Cuccia. Si guarda al mondo, si è attenti alla tecnologia abilitante. Si è, de facto, ambasciatori nel mondo del made in Italy agroalimentare.

«Il Gambero - sottolinea il presidente Paolo Cuccia - proseguirà il suo lavoro con l’ampia offerta formativa nazionale ed internazionale e con la più diffusa proposta di eventi b2b in tutte le capitali del mondo, sia per il vino che per il food. Oggi i presupposti per un gran futuro dell’Italia nel mondo ci sono tutti: questa è la grande opportunità del made in Italy, uno dei più conosciuti e più ambiti marchi del mondo globale».

Insomma, la consapevolezza di essere capaci ad andare lontano in quanto si viene da lontano!