Con quasi quattro italiani su dieci (39%) che consumano cibi etnici almeno qualche volta durante l’anno è necessario garantire la qualità dei prodotti in vendita a garanzia della salute dei cittadini. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè divulgata in riferimento all'importante attività dei carabinieri Nas di Roma che hanno sequestrato, in 3 depositi, 58 tonnellate di alimenti in occasione del Giubileo della Misericordia e dell'afflusso di pellegrini di varie aree geografiche nazionali ed internazionali.

Alimenti mal conservati a Roma sequestro Nas

Le derrate alimentari erano detenute in cattivo stato di conservazione in ambienti malsani, con infiltrazioni di acqua piovana, presenza di umidità e muffe alle pareti e nel pavimento, assieme a ratti che avevano forato gli imballaggi, specie nei sacchi contenenti riso, facilmente aggrediti dai roditori. Secondo programmate strategie di monitoraggio, oltre agli esercizi di vendita al minuto, sono stati eseguiti controlli anche ai magazzini delle società distributrici dedite all’importazione all’ingrosso di materie prime, in particolare destinate, tra l’altro, a ristoranti e negozi etnici della Capitale.

Nel corso delle operazioni, il Nas di Roma ha individuato ed ispezionato i tre depositi appartenenti ad altrettanti operatori commerciali di vendita all’ingrosso di prodotti extra Ue situati nell’aree della Capitale. La potenziale pericolosità insita nelle modalità di stoccaggio, oltre a richiedere l’immediato sequestro degli alimenti, ha determinato la denuncia dell’Autorità giudiziaria dei due titolari della ditta di origine bengalese. I prodotti, che risultavano regolarmente importati da India, Pakistan e Bangladesh, sarebbero stati destinati principalmente ai negozi etnici della Capitale e della provincia di Roma.

Già in precedenti interventi il Nas di Roma aveva individuato altri due depositi contenenti alimenti irregolari e operato il sequestro complessivo di circa mille kg di derrate. In un caso, il sito controllato nel quartiere Esquilino e riconducibile ad un’impresa diretta da un cinese, aveva alimenti di origine animale (prodotti a base di carne suina e avicola, uova cent’anni, salumi e latte) importati illecitamente dalla Cina in violazione delle disposizioni comunitarie e nazionali di profilassi sanitaria.

In un altro magazzino, situato in zona industriale della Prenestina, sono stati sequestrati 750 kg di alimenti (condimenti, olive in salamoia, prodotti caseari, succhi di frutta) riscontrati dai militari in cattivo stato di conservazione. Infatti i prodotti, sebbene importati regolarmente dall’Egitto, presentavano confezioni lacerate e contenuto interno intaccato da muffe, mentre i formaggi e altri alimenti deperibili erano conservati a temperatura ambiente anziché refrigerata come previsto. Anche in questa occasione il gestore dell’azienda è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Roma.

Spesso si tratta di prodotti importati dall’estero con livelli di sicurezza più bassi rispetto a quelli nazionali. Dall’ultima relazione dell’Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) si evidenzia che il 6,5% per i campioni provenienti da paesi extracomunitari conteneva residui superiori ai limiti di legge, soprattutto per la presenza di tracce di pesticidi non approvati nell'Ue.

Al contrario secondo il “National summary reports on pesticide residue” pubblicato dall’Efsa appena lo 0,3% dei prodotti made in Italy, contiene residui chimici oltre il limite mentre la percentuale sale all’1,6% per i prodotti di origine comunitaria. Il risultato è che i prodotti alimentari italiani sono quasi ventidue volte più sicuri di quelli extracomunitari per quanto riguarda il contenuto in residui chimici.