“Cibo, cultura, territorio: è la grande differenza italiana” è il tema del talk show che si è svolto alla Camera di Commercio di Modena nell'ambito di “GustiaMo16”, la grande festa del gusto promossa da Piacere Modena in collaborazione con i Consorzi di cinque grandi eccellenze del suo territorio: Aceto Balsamico di Modena Igp, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop, Parmigiano Reggiano Dop, Prosciutto di Modena Dop e i Lambruschi modenesi Doc.



Nell’occasione dell'evento organizzato in collaborazione con il Comune e Provincia di Modena, con la Regione Emilia Romagna e la Cciaa di Modena, i protagonisti del territorio, dai produttori ai rappresentanti dei consorzi di tutela, fino ai massimi esperti di comunicazione, si sono confrontati in un dibattito da cui è emerso l'orgoglio di un'affermazione mondiale di un patrimomio enogastronomico unico ma anche la necessità di affrontare le nuove sfide imposte da un settore in continua evoluzione.

Sulla base del fattore naturale di un territorio vocato al buono, è al fattore umano che è stato riconosciuto il merito di aver saputo valorizzare e portare al successo il brand Modena attraverso la promozione del territorio e continuando a fare della tradizione la base di nuove strategie, sempre puntando all’innovazione. Fondamentale il ruolo dei consorzi di tutela, rappresentativi in questo territorio dell'85-90% delle aziende, senza i quali non esisterebbe il valore dei prodotti.



Sul successo crescente della food valley modenese, dovuta soprattutto alla volontà del fare sistema delle aziende agroalimentari, si è espresso Pierluigi Sciolette di Piacere Modena, il marchio unico creato dai 5 consorzi a tutela e promozione delle Dop e Igp. «Da sempre - ha detto - qui convivono imprese di varie dimensioni, cooperative e aziende private che lavorano con l'obiettivo condiviso di far crescere il territorio. La filiera agroalimentare è una delle principali attrattive del modenese con 10 Dop e 3 Igp che ne fanno una provincia unica. Un miliardo e mezzo di euro è il valore delle nostre denominazioni, risultato di un patto tra persone e generazioni che si impegnano comunemente a codificare le caratteristiche dei prodotti da trasmettere a loro tutela e a quella del consumatore».

Tra le iniziative di questa prima edizione di “GustiaMo16” l’apertura al pubblico di acetaie, caseifici prosciuttifici e cantine. «Per conoscere i prodotti - ha detto Federico Desimoni, direttore del Consorzio Aceto Balsamico di Modena che ha coordinato il talk show - è importante entrare concretamente in relazione diretta con persone, luoghi e tradizioni conoscendone la lavorazione e soprattutto chi li fa. Un contatto diretto con l’arte del gusto e con i suoi protagonisti può far riconsiderare molte cose. È una cultura non accademica ma che deve essere nella vita di tutti i giorni».



Sull'esigenza di valorizzare i territori di origine e le loro culture si è espresso anche il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, che ha sottolineato come l’esperienza milanese dell’Expo con il lancio dei marchi unitari stia dando i suoi frutti facendo conoscere al mondo come prima di un’azienda ci sia un territorio.

«È un capitale sociale prima che economico - ha detto - senza contare che promuovere i luoghi di provenienza di un prodotto e la loro storia significa anche creare opportunità di lavoro». È anche questo il compito delle aziende e dei consorzi, oltre all’attività commerciale e alla valorizzazione delle eccellenze, come ha sostenuto Mauro Rosati, direttore di Qualivita e consigliere del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. «L’unione tra cultura e produzione è essenziale - ha spiegato - e anche in un’epoca supertcnologica, pur nel rilancio rurale del digitale, nessuna piattaforma web può sostituire una visita diretta sul territorio».



Tra i tanti interventi sul tema del cibo, sia dal punto di vista edonistico che conviviale, quello di Marino Niola, antropologo al’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. «Educare - ha detto - viene da edere (mangiare), nutrirsi di conoscenza, e le parole sapere e sapori non a caso hanno la stessa radice. La cultura di quello che si mangia non è conoscerne i componenti, ma quello che c'è dietro. La consacrazione della Dieta mediterranea ha avuto anche il merito di aver fatto scoprire territori ad alta definizione enogastronomica e alla rivalutare le filiere corte che vanno nella direzione della sostenibilità ambientale, della sicurezza alimentare e della salute».

Anche per Davide Rampello, docente e curatore di rubriche televisive, «la conoscenza sviluppa la coscienza, e questo è importante in un Paese della qualità come l’Italia dall’insuperato patrimonio di biodiversità». Per lo chef Emilio Barbieri la conoscenza arriva anche a tavola con l’impegno della ristorazione a preservare la memoria dei piatti innovandoli e adeguandoli alle nuove esigenze e ai nuovi gusti, come chiede il consumatore.



Prima della conclusione del convegno da parte dell’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, che ha elogiato il ruolo dei consorzi, è intervenuto al dibattito Leo Turrini, massimo esperto della Ferrari, altra gloria modenese. «Anche Enzo Ferrari - ha raccontato - è stato ambasciatore nel mondo della grande ricchezza enogastronomica di Modena facendola conoscere come terra dei motori ma anche dei sapori. Tutti i grandi personaggi del mondo che andavano a Maranello sono stati suoi ospiti nella trattoria di fronte allo stabilimento gustando tagliatelle e tortellini e bevendo Lambrusco».