Riscaldamento globale, inquinamento delle falde acquifere, allarmismi su prodotti alimentari nocivi. Ovunque ci giriamo, qualcosa nella nostra società non funziona, un andamento, una serie di scelte sbagliate che continuano ad aumentare portando la nostra salute come individui, la nostra integrità come cittadini, la nostra casa intesa come nostro Pianeta, verso un sempre più inevitabile baratro.



Molto spesso questa realtà, così vera e concreta sotto gli occhi di tutti, passa silenziosa e inosservata, e a farne le spese è la nostra salute: in quanti sanno che le proteine animali sono responsabili dell’indebolimento delle ossa? Per non parlare della nostra integrità di uomini: «Se la maggior parte dei cittadini - diceva Peter R. Cheeke, docente di Scienze animali presso l'Oregon State University - che consumano carne dovesse visitare un allevamento intensivo di polli “da grigliare”, alcuni, forse molti, di loro giurerebbero di smettere di mangiare pollo e magari ogni tipo di carne».

Ultime, ma non meno importanti, le conseguenze per il nostro Pianeta: senza entrare troppo nello specifico, seguendo il fil rouge già intrapreso, è sufficiente osservare gli allevamenti animali, pensare alla quantità di rifiuti che essi producono e domandarsi dove finiscano, la risposta corretta è abbastanza scontata. Nelle nostre acqua, inquinandole, senza che l’opinione pubblica in generale sappia nulla o quasi: «L’industria non si prende le proprie responsabilità».

Una citazione, questa, tratta direttamente da quella che può definirsi un’enciclopedia della realtà odierna intesa come fusione tra alimentazione e salute, entrambi termini da considerare nel loro significato più ampio: alimentazione significa cibo, cibo comporta industria e allevamento, coltivazione, agricoltura e l’economia che ci sta dietro; salute non è solo il benessere dell’individuo, quanto il mantenere in forze il prossimo, le future generazioni e, più in largo, tutto il nostro Pianeta.

“La Food Revolution. Per scongiurare il punto di non ritorno” di John Robbins vuole proprio questo: che ognuno in prima persona prenda coscienza di ciò che lo circonda, di ciò che vuole per sé e per il proprio Pianeta, vuol che per primo sia il singolo uomo a cambiare atteggiamento, per cambiare le cose. «Cosa accadrebbe se smettessimo di mangiare prodotti animali, il cibo più tossico e costoso che l’umanità abbia mai conosciuto, e ci orientassimo a un’alimentazione tutta vegetale?» Così inizia l’autore, da una semplice scelta, che però, tra le quasi 500 pagine del suo libro, si comprende possa condizionare molto più che la varietà degli ingredienti in tavola durante un pranzo in famiglia.

Questo saggio, oggi un classico del movimento ambientalista, è il ritrovamento di quel legame che ha da sempre unito il nostro cibo e il nostro mondo, che parte dalle scelte alimentari di ciascuno, studiando i prodotti e la loro provenienza, smantellando diete scorrette e falsi miti attorno alle produzioni alimentari, descrivendo tutto il processo che conduce il “cibo” dal produttore al consumatore evidenziando quegli stadi intermedi sempre sottesi, trascurati perché “non importanti”, i quali in realtà stanno corrodendo non solo i principi della sicurezza alimentare, non solo le condizioni di vita e di allevamento degli animali, ma principalmente il destino del nostro intero pianeta. Una guida insomma, per mettere in atto una vera e propria “rivoluzione del cibo”.

John Robbins è considerato uno dei più grandi esperti mondiali per la correlazione tra alimentazione, ambiente e salute; autore di diversi libri tra cui il best seller internazionale “Diet for a New America” (1998). Tanti gli articoli su di lui nelle maggiori testate americane. È membro del consiglio direttivo di numerosi gruppi no profit impegnati sul fronte della sostenibilità ambientale e della sicurezza alimentare. È fondatore e presidente di EarthSave International.


Titolo: La Food Revolution. Per scongiurare il punto di non ritorno
Autore: John Robbins
Editore: Sonda
Pagine: 480
Prezzo: 20€