Dall'Asia l'idea dell'eco-maiale. Scarti di cibo per nutrire i suini
Il Sud-Est asiatico ha elaborato un modello per ridurre gli sprechi alimentari e garantire ai suini una più sana alimentazione. Se anche l'Europa lo mettese in pratica i costi di filiera si abbasserebbero del 50%
In Oriente, a Taiwan, in Corea del Sud e in Giappone, è ormai abituale la pratica in base alla quale gli scarti alimentari vengono recuperati, trasformati in mangime e destinati alla nutrizione dei maiali. Se questo sistema si applicasse anche in Europa il risparmio economico sarebbe notevole. Per questo un gruppo di ricercatori dell'università di Cambridge ha deciso di simulare un sistema simile a quello orientale. Questo metodo diminuirebbe i costi di filiera del 50% e risparmierebbe 1,8 milioni di ettari.

Un incontro, seppur faticoso, tra Occidente e Oriente, trionfa con l’immagine dell’eco-maiale, nutrito da alimenti più controllati. Sulla scia di questa rivoluzione, l’Ue dovrebbe ripensare alla sua organizzazione per quanto riguarda l’allevamento, considerando l’ipotesi di nutrire maiali e pollame con insetti. Se la pratica già attiva in Oriente arrivasse anche in Europa, verrebbe infatti a crearsi una dieta per i maiali salutare, molto più di quanto lo sia stata quella a base di mangimi, molto più di quanto siano stati sani tutti i reggimi alimentari dei suini da 10mila anni a questa parte.
In tutto il mondo, specialmente in Europa, la carne di maiale viene consumata in grande quantità (nel vecchio continente si parla di 21,5 milioni di tonnellate l’anno). Per allevare questi suini, per nutrirli, viene usato parte del raccolto di cereali e vegetali, la cui agricoltura occupa il 75% delle terre coltivate, che sempre più vengono ampliate tramite il disboscamento ed una conseguente temuta desertificazione.
Un tale quadro generale si completa tenendo conto che, sempre in Europa ogni anni non meno di 102,5 milioni di tonnellate di cibo vengono gettate. Uno spreco notevole, a riguardo del quale un agricoltore inglese nel 2002 è intervenuto, cercando di conciliare i punti salienti di quanto appena citato, dando scarti di cibo crudo ai suoi suini, dando però origine a un’epidemia virale che si diffuse rapidamente in tutto il mondo.
Da quel momento l’Europa sancì il divieto assoluto di una tale pratica, obbligando così l’agricoltura ad un enorme sforzo nella produzione del fabbisogno sia per esseri umani che per suini, per i quali ultimi questo è destinato ad aumentare dl 60% entro il 2050. D’altra parte le reazioni del Sud-est asiatico sono andate in tutt’altra direzione, trovando una maniera per riutilizzare il cibo non consumato, recuperarlo e destinarlo all’alimentazione suina per una percentuale superiore al 30%.

Un incontro, seppur faticoso, tra Occidente e Oriente, trionfa con l’immagine dell’eco-maiale, nutrito da alimenti più controllati. Sulla scia di questa rivoluzione, l’Ue dovrebbe ripensare alla sua organizzazione per quanto riguarda l’allevamento, considerando l’ipotesi di nutrire maiali e pollame con insetti. Se la pratica già attiva in Oriente arrivasse anche in Europa, verrebbe infatti a crearsi una dieta per i maiali salutare, molto più di quanto lo sia stata quella a base di mangimi, molto più di quanto siano stati sani tutti i reggimi alimentari dei suini da 10mila anni a questa parte.
In tutto il mondo, specialmente in Europa, la carne di maiale viene consumata in grande quantità (nel vecchio continente si parla di 21,5 milioni di tonnellate l’anno). Per allevare questi suini, per nutrirli, viene usato parte del raccolto di cereali e vegetali, la cui agricoltura occupa il 75% delle terre coltivate, che sempre più vengono ampliate tramite il disboscamento ed una conseguente temuta desertificazione.
Un tale quadro generale si completa tenendo conto che, sempre in Europa ogni anni non meno di 102,5 milioni di tonnellate di cibo vengono gettate. Uno spreco notevole, a riguardo del quale un agricoltore inglese nel 2002 è intervenuto, cercando di conciliare i punti salienti di quanto appena citato, dando scarti di cibo crudo ai suoi suini, dando però origine a un’epidemia virale che si diffuse rapidamente in tutto il mondo.
Da quel momento l’Europa sancì il divieto assoluto di una tale pratica, obbligando così l’agricoltura ad un enorme sforzo nella produzione del fabbisogno sia per esseri umani che per suini, per i quali ultimi questo è destinato ad aumentare dl 60% entro il 2050. D’altra parte le reazioni del Sud-est asiatico sono andate in tutt’altra direzione, trovando una maniera per riutilizzare il cibo non consumato, recuperarlo e destinarlo all’alimentazione suina per una percentuale superiore al 30%.

