Trippa e lampredotto tra i piatti anti-crisi. Non più di 5 euro per quattro porzioni
La Toscana ha affrontato a Expo il tema della crisi dei consumi e del desiderio delle famiglie italiane di risparmiare sulla spesa alimentare. Tra i piatti più economici, toscani, si trovano la trippa e il lampredotto
Trippa e lampredotto guidano top ten piatti anti-crisi. Al secondo posto guancia di vitella agli agrumi seguito dal classico dei classici, il bollito. È il podio della speciale classifica presentata da Coldiretti Toscana in collaborazione con Associazione regionale allevatori e Cooperativa agricola firenzuola, in occasione di “No Meat No Party”, la giornata dedicata alla carne toscana nell’ambito della settimana del Made in Tuscany all’Expo di Milano.

Via la carne di manzo dalla lista della spesa per risparmiare? Non serve a quanto emerge dall’iniziativa promossa da Coldiretti. La macelleria non è necessariamente una “gioielleria”: basta scegliere i tagli giusti. In cucina l’era del fast è terminata insieme agli anni del benessere, in cui i consumatori hanno dimenticato le ricette della tradizione, premiando costate, filetti e fettine, che hanno il vantaggio della comodità perché si cuociono in pochi minuti. Adesso è il momento di tornare al passato, di guardare alla tradizione e di riscoprire le ricette delle nonne, saporite, gustose e soprattutto molto economiche. A dirlo è Sara Barbara Guadagnoli, la chef della Toscana al Padiglione Coldiretti che, con grande abilità, ci dà consigli utili per la preparazione di piatti con occhio rivolto al prezzo. Obiettivo? Non spendere più di cinque euro per preparare quattro porzioni.
Ed eccola allora la top ten dei piatti più economici che, in Toscana, sono stati i punti di forza della tradizione contadina e che ora sono l’asso nella manica degli agriturismi e dei ristoranti che si ispirano alla tipicità regionale. Ai vertici della graduatoria si posizionano trippa e lampredotto, pietanze che a Firenze guidano anche la hit delle preferenze del cibo di strada. Al secondo posto la guancia di vitella agli agrumi, seguita dal bollito misto composto da lingua, testa, coda, pancetta e muscolo). Scorrendo la graduatoria troviamo stracotti e stufati declinati in mille modi (tra cui il Peposo dell’Impruneta, lo stufato alla Sangiovannese) ex aequo con lo spezzatino con le patate.
Un po’ più caro, ma sempre sotto i cinque euro, è preparare fettine alla pizzaiola con il modesto ma saporito campanello o gli involtini all’uccelletto (arricchiti con una fetta di rigatino e una foglia di salvia). Toccano i 5 euro la tasca ripiena e l’ossobuco in bianco, ma se, avanza qualcosa, si risparmia sul menù del giorno dopo: gli avanzi tritati e insaporiti con prezzemolo, sale, pepe e noce moscata, insieme a mollica di pane e formaggio grattato diventano polpette e polpettoni a costo zero o quasi.
«Il consumatore 2.0 - spiega il presidente di Coldiretti Toscana Tulio Marcelli - riscopre valori antichi». Il nuovo paradigma dei consumi è guidato dalla necessità delle famiglie di risparmiare. «L’attenzione al prezzo - continua Marcelli - si unisce alla razionalizzazione degli acquisti, per cui si compra ciò che è essenziale. Infine si riducono le quantità per evitare inutili sprechi. È quello che emerge dall’indagine che abbiamo svolto presso i clienti abituali dei mercati di Campagna Amica in Toscana. I consumatori sacrificano la quantità, ma non la qualità; sono disposti alla mobilità per fare la spesa e si rivolgono volentieri ai farmer market; riscoprono il valore dell’alimentazione come esperienza domestica».
Gli acquisti della carne sono in genere pianificati e guidati da precise valutazioni sull’origine (premiata dal 76% degli intervistati), le caratteristiche nutrizionali interessanti per il 65%, le modalità con cui sono allevati gli animali valutate con attenzione dal 64%, la tracciabilità dell’animale lungo la filiera importante per il 62%. «Le risposte che ci hanno dato - conclude il Marcelli, presentando il dossier curato da Campagna Amica e Coldiretti Toscana, in collaborazione con Ara - dimostrano che i soggetti a cui proponiamo i nostri prodotti sono cambiati e maturati. La domanda si sposta sempre più dalla quantità all’attenzione per il territorio e sulla “memoria”».
«Si può spendere poco - suggerisce Alessio Serra, direttore della Cooperativa agricola firenzuola - e acquistare carne di qualità con le stesse caratteristiche nutrizionali. Tra l’altro il comportamento razionale del consumatore orientato a consumare anche tagli di seconda e terza categoria, potrebbe servire a migliorare tutta la filiera, calmierando anche i prezzi delle parti considerate impropriamente più nobili».

Via la carne di manzo dalla lista della spesa per risparmiare? Non serve a quanto emerge dall’iniziativa promossa da Coldiretti. La macelleria non è necessariamente una “gioielleria”: basta scegliere i tagli giusti. In cucina l’era del fast è terminata insieme agli anni del benessere, in cui i consumatori hanno dimenticato le ricette della tradizione, premiando costate, filetti e fettine, che hanno il vantaggio della comodità perché si cuociono in pochi minuti. Adesso è il momento di tornare al passato, di guardare alla tradizione e di riscoprire le ricette delle nonne, saporite, gustose e soprattutto molto economiche. A dirlo è Sara Barbara Guadagnoli, la chef della Toscana al Padiglione Coldiretti che, con grande abilità, ci dà consigli utili per la preparazione di piatti con occhio rivolto al prezzo. Obiettivo? Non spendere più di cinque euro per preparare quattro porzioni.
Ed eccola allora la top ten dei piatti più economici che, in Toscana, sono stati i punti di forza della tradizione contadina e che ora sono l’asso nella manica degli agriturismi e dei ristoranti che si ispirano alla tipicità regionale. Ai vertici della graduatoria si posizionano trippa e lampredotto, pietanze che a Firenze guidano anche la hit delle preferenze del cibo di strada. Al secondo posto la guancia di vitella agli agrumi, seguita dal bollito misto composto da lingua, testa, coda, pancetta e muscolo). Scorrendo la graduatoria troviamo stracotti e stufati declinati in mille modi (tra cui il Peposo dell’Impruneta, lo stufato alla Sangiovannese) ex aequo con lo spezzatino con le patate.
Un po’ più caro, ma sempre sotto i cinque euro, è preparare fettine alla pizzaiola con il modesto ma saporito campanello o gli involtini all’uccelletto (arricchiti con una fetta di rigatino e una foglia di salvia). Toccano i 5 euro la tasca ripiena e l’ossobuco in bianco, ma se, avanza qualcosa, si risparmia sul menù del giorno dopo: gli avanzi tritati e insaporiti con prezzemolo, sale, pepe e noce moscata, insieme a mollica di pane e formaggio grattato diventano polpette e polpettoni a costo zero o quasi.
«Il consumatore 2.0 - spiega il presidente di Coldiretti Toscana Tulio Marcelli - riscopre valori antichi». Il nuovo paradigma dei consumi è guidato dalla necessità delle famiglie di risparmiare. «L’attenzione al prezzo - continua Marcelli - si unisce alla razionalizzazione degli acquisti, per cui si compra ciò che è essenziale. Infine si riducono le quantità per evitare inutili sprechi. È quello che emerge dall’indagine che abbiamo svolto presso i clienti abituali dei mercati di Campagna Amica in Toscana. I consumatori sacrificano la quantità, ma non la qualità; sono disposti alla mobilità per fare la spesa e si rivolgono volentieri ai farmer market; riscoprono il valore dell’alimentazione come esperienza domestica».
Gli acquisti della carne sono in genere pianificati e guidati da precise valutazioni sull’origine (premiata dal 76% degli intervistati), le caratteristiche nutrizionali interessanti per il 65%, le modalità con cui sono allevati gli animali valutate con attenzione dal 64%, la tracciabilità dell’animale lungo la filiera importante per il 62%. «Le risposte che ci hanno dato - conclude il Marcelli, presentando il dossier curato da Campagna Amica e Coldiretti Toscana, in collaborazione con Ara - dimostrano che i soggetti a cui proponiamo i nostri prodotti sono cambiati e maturati. La domanda si sposta sempre più dalla quantità all’attenzione per il territorio e sulla “memoria”».
«Si può spendere poco - suggerisce Alessio Serra, direttore della Cooperativa agricola firenzuola - e acquistare carne di qualità con le stesse caratteristiche nutrizionali. Tra l’altro il comportamento razionale del consumatore orientato a consumare anche tagli di seconda e terza categoria, potrebbe servire a migliorare tutta la filiera, calmierando anche i prezzi delle parti considerate impropriamente più nobili».

