All’inizio dell’anno il buon Salvini aveva tuonato contro questa direttiva comunitaria. E nessun altro politico aveva detto nulla. Ora anche il leader della Lega (scottato dalla vicenda del formaggio col latte in polvere generata da un suo europarlamentare) sta zitto. E che le vongole debbano avere almeno un diametro di 25 millimetri per essere vendute diventa solo un fatto di costume, degno al più di polemiche sui giornali.

Eppure dietro questo divieto dell’allora commissario europeo alla pesca Joe Borg ci starebbe un obiettivo educativo: insegnarci a consumare pesce adulto.

In sé tutto avrebbe una logica, salvo il pensare che ogni singola vongola debba essere misurata e se invece di 25 mm misura 22 mm (come nella media del pescato in Adriatico e in Campania) scattano multe da 4mila euro.

Assurdo? No, di più. L’Europa che abbiamo immaginato, e in cui ancora crediamo, è quella che ci deve garantire pace e benessere, ma non può essere quella che misura le vongole senza considerare che bastano sbalzi climatici per fare crescere, o meno, il mollusco.

E poi, ci sia concessa un po’ d’ironia e di autocitazione, come la mettiamo coi lupini, spesso scambiati per vongole ma in genere più saporiti, più piccoli e privi di antenne rispetto alle cugine di allevamento o veraci? Aspettiamo indicazioni. Nonostante l’efficienza della burocrazia europea, non siamo riusciti a trovare informazioni precise. Forse ai pescatori basterebbe dire che sono lupini e non vongole... Tanto chi controllerebbe in Italia se hanno o meno le corna?

In attesa che dal Ministero giunga un segnale, godiamoci la pasta con le arselle, prima che ci obblighino a mangiare solo quelle cinesi...