In Calabria nasce il marchio “Tyrrenico” per tutelare i prodotti artigianali tipici
Il marchio d'area “Tyrrenico” nasce grazie alla sinergia tra agricoltori, allevatori, artigiani, cuochi e ristoratori della Calabria, per promuovere e tutelare le produzioni artigianali tipiche della regione
Tra mare e montagna, la Calabria è una destinazione che ancora riesce a dare al visitatore il gusto della scoperta, di un territorio e delle sue eccellenze naturalistiche, storiche, ed enogastronomiche. Se i Bronzi di Riace sono una grande attrattiva turistica, anche il patrimonio enogastronomico calabrese, ancora poco conosciuto al di fuori dei suoi confini, merita di essere promosso, e ben vengano le iniziative a livello locale. È stato così nella provincia di Reggio Calabria, dove si è costituito il marchio d'area “Tyrrenico” per iniziativa del Gal Batir (Basso Tirreno Reggino).

Lo scopo della creazione di questa società consortile, presentata a Roma ad Eataly con uno show cooking, è quello di promuovere le produzioni artigianali tipiche, espressioni strette del territorio di 15 comuni, grazie alla sinergia di professionalità eterogenee come agricoltori, allevatori, artigiani, cuochi e ristoratori. Per Antonio Alvaro (nella foto in basso a sinistra), presidente del Gal Batir, che insieme all'amministratore delegato Fortunato Cozzupoli ha presentato l'iniziativa romana, la promozione dell'enogastronomia del Basso Reggino Tirrenico può favorire con progetti integrati lo sviluppo di tante comunità.
«Siamo partiti - ha detto Antonio Alvaro - dalla consapevolezza che tante piccole produzioni di pregio stavano esaurendosi senza creare un'economia reale e abbiamo voluto restituire identità al territorio. Per fare in modo che le tante specialità di nicchia potessero farsi conoscere in un mercato più ampio abbiamo voluto riunirle sotto un “marchio-ombrello”. Attraverso un bando pubblico abbiamo coinvolto molti soggetti dell'agroalimentare ben consapevoli di dover accettare il nostro disciplinare».
Ad Eataly il rito della presentazione delle gustose specialità è stato officiato da un cuoco di grande esperienza, Enzo Cannatà (nella foto in basso), titolare di “Casale 1890” e pioniere del famoso km zero. «La garanzia della qualità - ha voluto precisare questo chef che gira il mondo per promuovere le tipicità della sua terra - non è solo quella di conoscere profondamente i prodotti, ma anche chi li fa, spesso di generazione in generazione e con criteri antichi».

Insieme allo chef, l'agronomo e storico della gastronomia Rosario Privitera ha raccontato origini e processo tradizionale di lavorazione di ogni prodotto elencato in menu. Due vini Igt hanno accompagnato la degustazione: il bianco Costa Viola e il Rosso Armacìa, quello degli eroici terrazzamenti a picco sul mare. Nei piatti, in cui il gusto della ricercatezza si è unita al piacere della semplicità, figuravano ingredienti non solo poco conosciuti come consumo, ma anche come storia.
A cominciare dal bergamotto Dop, oro giallo che ha trovato il suo habitat ideale lungo un centinaio di km della costa jonica e che ha profumato un Crostino con patè di olive nere con cipolla, servito come entrée su un crostino di pane di “jermano” con guanciale speziato. Già da questo pane antico, fatto con farine multigrano e lievitazione lunga, la degustazione ha avviato un interesse del pubblico che non si è sottratto all'invito di soddisfare curiosità con domande allo chef e agli organizzatori. Non tutti sanno che la Piana di Sibari produce grandi risi. Lo ha dimostrato un Risotto con fave dei campi d'Aspromonte con pancetta tesa croccante e vele di caciocavallo di Ciminà.
A seguire sono stati serviti Maccheroncini fatti a mano con julienne di lonzino, fiori di zucca, zucchine e ancora caciocavallo. Apprezzata dal pubblico romano la qualità dei salumi calabresi, di suini autoctoni, stagionati, affumicati e spesso arricchiti dal peperoncino, nonché dei formaggi, soprattutto dei caciocavalli a varia stagionatura, così come la famosa cipolla di Tropea, gli ortaggi e gli agrumi. La vicinanza con la Sicilia, soprattutto con Messina, fa si che la pasticceria tipica reggina sia “di confine” con pinoccate, cannoli e cassate, ma ci sono anche la Pitta di San Martino, il Torrone di Bagnara Calabra e i fichi dottati.
Il Gal Batir sarà all'Expo, sia insieme agli altri Gruppi di Azione Locale, che con i produttori che per una settimana avranno la possibilità di presentarsi con una vetrina di tipicità. Saranno poi anche a Venezia, ad Expo Acqua, come Gal Costiero. I comuni della provincia di Reggio Calabria che hanno aderito al marchio “Tyrrenico” sono Bagnara, Cosoleto, Delianuova, Melicuccà, Molochio, Oppido Mamertina, Palmi, S.Cristina d'Aspromonte, S. Eufemia d'Aspromonte, S. Procopio, Scido, Scilla, Seminara, Sinopoli, Varapodio.
Alcuni comuni, infatti, sono classificati come zone di collina litoranea altri come montagna litoranea; unica eccezione è rappresentata da Terranova Sappo Minulio classificato zona di pianura. La bellezza della Calabria è complessa, primitiva e insieme raffinata, diceva Guido Piovene. È la terra dei profumi, degli agrumi e dei gelsomini che danno il nome persino ad un tratto di costa del Reggino, affacciata sullo Jonio, e la sua enogastronomia potrebbe accrescerne notevolmente l'appeal.

Lo scopo della creazione di questa società consortile, presentata a Roma ad Eataly con uno show cooking, è quello di promuovere le produzioni artigianali tipiche, espressioni strette del territorio di 15 comuni, grazie alla sinergia di professionalità eterogenee come agricoltori, allevatori, artigiani, cuochi e ristoratori. Per Antonio Alvaro (nella foto in basso a sinistra), presidente del Gal Batir, che insieme all'amministratore delegato Fortunato Cozzupoli ha presentato l'iniziativa romana, la promozione dell'enogastronomia del Basso Reggino Tirrenico può favorire con progetti integrati lo sviluppo di tante comunità.
«Siamo partiti - ha detto Antonio Alvaro - dalla consapevolezza che tante piccole produzioni di pregio stavano esaurendosi senza creare un'economia reale e abbiamo voluto restituire identità al territorio. Per fare in modo che le tante specialità di nicchia potessero farsi conoscere in un mercato più ampio abbiamo voluto riunirle sotto un “marchio-ombrello”. Attraverso un bando pubblico abbiamo coinvolto molti soggetti dell'agroalimentare ben consapevoli di dover accettare il nostro disciplinare». Ad Eataly il rito della presentazione delle gustose specialità è stato officiato da un cuoco di grande esperienza, Enzo Cannatà (nella foto in basso), titolare di “Casale 1890” e pioniere del famoso km zero. «La garanzia della qualità - ha voluto precisare questo chef che gira il mondo per promuovere le tipicità della sua terra - non è solo quella di conoscere profondamente i prodotti, ma anche chi li fa, spesso di generazione in generazione e con criteri antichi».

Insieme allo chef, l'agronomo e storico della gastronomia Rosario Privitera ha raccontato origini e processo tradizionale di lavorazione di ogni prodotto elencato in menu. Due vini Igt hanno accompagnato la degustazione: il bianco Costa Viola e il Rosso Armacìa, quello degli eroici terrazzamenti a picco sul mare. Nei piatti, in cui il gusto della ricercatezza si è unita al piacere della semplicità, figuravano ingredienti non solo poco conosciuti come consumo, ma anche come storia.
A cominciare dal bergamotto Dop, oro giallo che ha trovato il suo habitat ideale lungo un centinaio di km della costa jonica e che ha profumato un Crostino con patè di olive nere con cipolla, servito come entrée su un crostino di pane di “jermano” con guanciale speziato. Già da questo pane antico, fatto con farine multigrano e lievitazione lunga, la degustazione ha avviato un interesse del pubblico che non si è sottratto all'invito di soddisfare curiosità con domande allo chef e agli organizzatori. Non tutti sanno che la Piana di Sibari produce grandi risi. Lo ha dimostrato un Risotto con fave dei campi d'Aspromonte con pancetta tesa croccante e vele di caciocavallo di Ciminà.
A seguire sono stati serviti Maccheroncini fatti a mano con julienne di lonzino, fiori di zucca, zucchine e ancora caciocavallo. Apprezzata dal pubblico romano la qualità dei salumi calabresi, di suini autoctoni, stagionati, affumicati e spesso arricchiti dal peperoncino, nonché dei formaggi, soprattutto dei caciocavalli a varia stagionatura, così come la famosa cipolla di Tropea, gli ortaggi e gli agrumi. La vicinanza con la Sicilia, soprattutto con Messina, fa si che la pasticceria tipica reggina sia “di confine” con pinoccate, cannoli e cassate, ma ci sono anche la Pitta di San Martino, il Torrone di Bagnara Calabra e i fichi dottati.
Il Gal Batir sarà all'Expo, sia insieme agli altri Gruppi di Azione Locale, che con i produttori che per una settimana avranno la possibilità di presentarsi con una vetrina di tipicità. Saranno poi anche a Venezia, ad Expo Acqua, come Gal Costiero. I comuni della provincia di Reggio Calabria che hanno aderito al marchio “Tyrrenico” sono Bagnara, Cosoleto, Delianuova, Melicuccà, Molochio, Oppido Mamertina, Palmi, S.Cristina d'Aspromonte, S. Eufemia d'Aspromonte, S. Procopio, Scido, Scilla, Seminara, Sinopoli, Varapodio.Alcuni comuni, infatti, sono classificati come zone di collina litoranea altri come montagna litoranea; unica eccezione è rappresentata da Terranova Sappo Minulio classificato zona di pianura. La bellezza della Calabria è complessa, primitiva e insieme raffinata, diceva Guido Piovene. È la terra dei profumi, degli agrumi e dei gelsomini che danno il nome persino ad un tratto di costa del Reggino, affacciata sullo Jonio, e la sua enogastronomia potrebbe accrescerne notevolmente l'appeal.


