Se i dati fossero proprio quelli rilevati dalla ricerca “Vino & Giovani” sugli stili del bere degli under 35, ci sarebbe da essere più che ottimisti sul livello delle tendenze dei consumi e sul riconoscimento della qualità dei nostri produttori. Con tutto il rispetto per la ricerca condotta da un gruppo di lavoro dell’Università Politecnica delle Marche (a cui va peraltro l’apprezzamento per l’idea messa in campo), ci sembra che in realtà il quadro delineato pecchi un po’ troppo di ottimismo. Oppure, cosa da non escludere, il campione dei 1.500 giovani dai 18 ai 35 anni intervistati è stato selezionato fra i frequentatori di wine bar ed enoteche, e non già nelle più affollate discoteche o nei bar degli happy hours.

A leggere il risultato sembrerebbe che la maggioranza dei giovani italiani (che preferirebbe il vino alla birra, anche se i trend di consumo sono nettamente a favore della seconda bevanda) sia più che consapevole di quello che beve, con una netta prevalenza per i vini bio, tanto che il 71% sarebbe disposto a spendere fino al 40% in più. Una realtà su cui ci permettiamo di esprimere dei dubbi, perché questo non è il quadro che emerge da tutte le ricerche fatte finora sui consumi di alcol (in aumento) fra i giovani.

E proprio in un periodo di pesante crisi come questo, ci sembra quasi miracoloso sentire che senza alcun dubbio i giovani spenderebbero anche il 40% di più per consumare vini bio. Ammesso che sia chiaro cosa si intende per vino bio o, come dicono alcuni, naturale… Che ci siano poi così tanti ventenni che consumano Brunello e Amarone (ma dove e quando?), tipologie di vino ai primi posti in Italia non solo per la qualità e il livello di esportazioni, ma anche per il prezzo, ci sembra un po’ difficile da accettare. Tanto più che da anni siamo abituati a ondate di vini di moda negli aperitivi che anno dopo anno cedono il passo ad altre Doc.

Il quadro dipinto dalla ricerca marchigiana (che indica, giustamente, nel Verdicchio il bianco preferito…) ha senz’altro il merito di dare valore a scelte consapevoli e responsabili dei giovani consumatori (da prendere ad esempio), ma non può rappresentare realmente un campione esaustivo dell’universo dei giovani consumatori italiani che, anche solo per mancanza di risorse economiche, non possono forse fare sempre acquisti ricercati e costosi.

E che il Prosecco, il vino oggi in assoluto più consumato, soprattutto fra i giovani, venga solo al 5° posto nelle preferenze superando di solo una posizione il Barolo, francamente non ci convince per niente. A meno che, e qui verrebbe però meno il valore di una ricerca così importante, si sovrappongano le preferenze ideali degli intervistati ai loro consumi reali.

Del resto se su 22 tipologie di vini preferiti ci sono solo due spumanti (oltre al Prosecco al 5° posto, c’è il Franciacorta al 10°, e non il TrentoDoc che con Ferrrari esprime le bollicine più famose d’Italia) e non c’è il Lambrusco, qualche confusione fra mercato ideale e mercato reale c’è. Se poi questo serve per spingere verso consumi di qualità i giovani (il futuro del mercato), ne prendiamo atto e sospendiamo il giudizio, ma in tempi di Vinitaly un po’ più di concretezza e meno fantasia creativa forse non guasterebbe.