Le false recensioni costano care. Tre clienti a rischio di processo
Dopo essere stato diffamato in più commenti pubblicati su TripAdvisor, il proprietario di un ristorante milanese ha denunciato i presunti clienti; il Gip gli ha dato ragione e i falsi recensori ora rischiano il processo
Le recensioni online hanno successo perché sono libere da qualsiasi vincolo; scrivere di un locale sul web senza l’obbligo di inserire i propri dati anagrafici è un lusso a portata di mano, ma cosa succede quando le recensioni si trasformano in insulti gratuiti? È successo ad un ristorante di Milano, che è stato pesantemente accusato, attraverso il portale di recensioni online TripAdvisor, di essere un locale di bassissimo livello.

Italia a Tavola ancora una volta si schiera in prima linea a tutela dei consumatori e dei ristoratori onesti, che vengono duramente danneggiati da giudizi non attendibili e gratuitamente diffamatori. Bisogna intervenure in nome di quella trasparenza che auspiachiamo da anni e che forse potrà essere raggiunta iniziando a mostrare la ricevuta di consumazione come garanzia di credibilità.
“Pane vecchio, cameriera da balera. Ho preso una frittura che fosse stata della Findus sarebbe stata più buona. Zoccolette e calciatori, insomma un posto infimo“. Questo è solo un esempio dei vari commenti postati su TripAdvisor da tre clienti, che sono stati denunciati dal noto ristorante milanese. E il Giudice per le indagini preliminari Alessandra Clemente gli ha dato ragione, ora i presunti clienti rischiano il processo.
Tutto è partito con denuncia-querela presentata dal titolare del ristorante milanese presso la Procura di Milano a causa di alcuni commenti estremamente negativi sul suo locale apparsi su TripAdvisor. Secondo il gestore del ristorante si trattava di post falsi, con evidenti intenti diffamatori, scritti solo per screditare il ristorante, dato che a postarli , secondo il titolare, erano state «persone che si erano iscritte lo stesso giorno solo per fare quei commenti».
Il caso si è fatto spinoso in Procura. Secondo la Procura infatti il caso andava archiviato giudicando i commenti solo come diritto di critica. Ma il Gip ha dato ragione al ristoratore e al suo avvocato, Gabriele Minniti, ordinando di proseguire le indagini per diffamazione e identificare gli autori dei commenti offensivi. Ora i tre clienti rischiano di finire a processo.

Italia a Tavola ancora una volta si schiera in prima linea a tutela dei consumatori e dei ristoratori onesti, che vengono duramente danneggiati da giudizi non attendibili e gratuitamente diffamatori. Bisogna intervenure in nome di quella trasparenza che auspiachiamo da anni e che forse potrà essere raggiunta iniziando a mostrare la ricevuta di consumazione come garanzia di credibilità.
“Pane vecchio, cameriera da balera. Ho preso una frittura che fosse stata della Findus sarebbe stata più buona. Zoccolette e calciatori, insomma un posto infimo“. Questo è solo un esempio dei vari commenti postati su TripAdvisor da tre clienti, che sono stati denunciati dal noto ristorante milanese. E il Giudice per le indagini preliminari Alessandra Clemente gli ha dato ragione, ora i presunti clienti rischiano il processo.
Tutto è partito con denuncia-querela presentata dal titolare del ristorante milanese presso la Procura di Milano a causa di alcuni commenti estremamente negativi sul suo locale apparsi su TripAdvisor. Secondo il gestore del ristorante si trattava di post falsi, con evidenti intenti diffamatori, scritti solo per screditare il ristorante, dato che a postarli , secondo il titolare, erano state «persone che si erano iscritte lo stesso giorno solo per fare quei commenti».
Il caso si è fatto spinoso in Procura. Secondo la Procura infatti il caso andava archiviato giudicando i commenti solo come diritto di critica. Ma il Gip ha dato ragione al ristoratore e al suo avvocato, Gabriele Minniti, ordinando di proseguire le indagini per diffamazione e identificare gli autori dei commenti offensivi. Ora i tre clienti rischiano di finire a processo.

