L’Italia vieta la coltivazione di Ogm tra soddisfazioni e qualche disaccordo
In attuazione della nuova Direttiva europea 2015/412 dell’11 marzo 2015, l’Italia ha espresso la sua posizione in merito alla coltivazione di Ogm sul suolo nazionale, ufficializzandone il divieto.
L'Italia ha richiesto il divieto di coltivazione sul suo territorio di otto Ogm approvati o in via di approvazione a livello europeo, in anticipo alla scadenza, fissata per il 3 ottobre 2015, per esprimere la propria posizione alla Commissione europea.

Il governo italiano prosegue così con determinazione sulla decisione di vietare la coltivazione degli Ogm sul suolo nazionale. Su iniziativa del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina insieme ai ministri dell'Ambiente Gianluca Galletti e della Salute Beatrice Lorenzin sono state inviate alla Commissione europea «le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo», in attuazione della nuova Direttiva europea 2015/412 dell’11 marzo 2015, che consente agli Stati membri di vietare al proprio interno la coltivazione degli organismi geneticamente modificati.
«Abbiamo confermato il divieto di coltivazione degli Ogm nel nostro territorio - dichiara il Ministro Martina - attuando la nuova normativa europea che dà più autonomia agli Stati membri. La nostra scelta guarda alle caratteristiche del modello agricolo italiano, che vince e si rafforza puntando sempre di più sulla qualità e sulla distintività. Abbiamo un patrimonio unico di biodiversita' che rappresenta un valore non solo da tutelare, ma da promuovere».
Coldiretti esprime la sua soddisfazione per l’iniziativa del governo. «Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale - commenta il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo - ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy».
Di parere contrario Confeuro, la confederazione delle associazioni e sindacati liberi dei lavoratori europei. «La decisione del Ministero di attuare la direttiva europea dello scorso 11 marzo che consente agli stati membri di vietare al proprio interno la coltivazione di organismi geneticamente modificati - dichiara il presidente nazionale Confeuro Rocco Tiso - ci sembra frettolosa e avventata. Questo perché la richiesta inoltrata alla Ue di escludere l'intero territorio italiano dalla coltivazione Ogm è stata presa in senso unilaterale, senza il coinvolgimento di tutti gli attori che compongono il settore primario».
«Tralasciando il merito della questione sul sì o il no agli Ogm, - continua Tiso - è il metodo applicato dalla politica che ci lascia ancora una volta interdetti, perché' non considera una grossa fetta di quella rappresentanza agricola che da sempre si batte per i valori e il lavoro all'interno della filiera agroalimentare. Ci teniamo a ribadire che la strada della ricerca dovrebbe essere quella da percorrere, e lo studio approfondito sugli effetti degli Ogm per poterne valutare possibilità e problematiche sarebbe un segnale di serietà di cui il paese avrebbe bisogno».

Il governo italiano prosegue così con determinazione sulla decisione di vietare la coltivazione degli Ogm sul suolo nazionale. Su iniziativa del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina insieme ai ministri dell'Ambiente Gianluca Galletti e della Salute Beatrice Lorenzin sono state inviate alla Commissione europea «le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo», in attuazione della nuova Direttiva europea 2015/412 dell’11 marzo 2015, che consente agli Stati membri di vietare al proprio interno la coltivazione degli organismi geneticamente modificati.
«Abbiamo confermato il divieto di coltivazione degli Ogm nel nostro territorio - dichiara il Ministro Martina - attuando la nuova normativa europea che dà più autonomia agli Stati membri. La nostra scelta guarda alle caratteristiche del modello agricolo italiano, che vince e si rafforza puntando sempre di più sulla qualità e sulla distintività. Abbiamo un patrimonio unico di biodiversita' che rappresenta un valore non solo da tutelare, ma da promuovere».
Coldiretti esprime la sua soddisfazione per l’iniziativa del governo. «Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale - commenta il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo - ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy».
Di parere contrario Confeuro, la confederazione delle associazioni e sindacati liberi dei lavoratori europei. «La decisione del Ministero di attuare la direttiva europea dello scorso 11 marzo che consente agli stati membri di vietare al proprio interno la coltivazione di organismi geneticamente modificati - dichiara il presidente nazionale Confeuro Rocco Tiso - ci sembra frettolosa e avventata. Questo perché la richiesta inoltrata alla Ue di escludere l'intero territorio italiano dalla coltivazione Ogm è stata presa in senso unilaterale, senza il coinvolgimento di tutti gli attori che compongono il settore primario».
«Tralasciando il merito della questione sul sì o il no agli Ogm, - continua Tiso - è il metodo applicato dalla politica che ci lascia ancora una volta interdetti, perché' non considera una grossa fetta di quella rappresentanza agricola che da sempre si batte per i valori e il lavoro all'interno della filiera agroalimentare. Ci teniamo a ribadire che la strada della ricerca dovrebbe essere quella da percorrere, e lo studio approfondito sugli effetti degli Ogm per poterne valutare possibilità e problematiche sarebbe un segnale di serietà di cui il paese avrebbe bisogno».

