Nel cuore dell’inverno i pescatori delle isole Lofoten e Vesteralen scrutano l’orizzonte dalle acque gelide dei fiordi della Norvegia, attendendo che si compia, come tutti gli anni, un miracolo secolare: l’arrivo dello Skrei. Come un nastro di isole dispiegato sull’Oceano Artico, l’arcipelago delle Lofoten e Vesteralen si stende al di là del Circolo Polare, nel nord della Norvegia. Lì la realtà supera la leggenda: le acque pescose e glaciali dalla purezza cristallina sono percorse da correnti potenti e pericolose.



Da secoli, in questo paesaggio rude, spazzato dai venti gelidi, la sopravvivenza e l’economia dei discendenti dei vichinghi si fondano sui tesori di questa pesca praticata in condizioni estreme. Luci e contrasti, brulle montagne e brughiere che si estendono all’infinito, natura selvaggia rendono magico questo angolo di mondo, dove la natura, a volte arcigna, non è riuscita ad indurire i suoi abitanti. Gente cordiale ed ospitale che ama la propria terra e soprattutto il proprio mare, mantenendo con orgoglio antiche tradizioni, storia e cultura.

Così, ogni anno, da gennaio a marzo, questo arcipelago fa da palcoscenico ad uno degli avvenimenti più spettacolari della natura: milioni di merluzzi lasciano le enormi riserve ittiche del Mare di Barents per dare inizio ad una lunga migrazione che si concluderà nelle limpide acque attorno alle Lofoten e alle Vesteralen. Il merluzzo che giunge in queste acque, ed esattamente in questo periodo dell’anno, viene chiamato Skrei, termine derivato probabilmente dal norvegese antico, dal verbo skride che significa viaggiare o migrare, oppure dal sostantivo skreid che vuol dire gruppo o branco in movimento: un’etimologia che fa da chiaro riferimento alle lunghe distanze che questo pesce percorre durante la sua migrazione nell’Oceano Artico.

Si conclude così il ciclo vitale del merluzzo, che ha vissuto per circa cinque anni nel Mare di Barents in attesa di giungere alla maturazione sessuale e di essere abbastanza forte per compiere il viaggio alla volta della costa norvegese, dove viene guidato dall’istinto per compiere la propria riproduzione. Lo skrei è quindi un merluzzo giunto alla fase di sviluppo migliore, fertile e pieno di energia e quando viene pescato la sua carne è bianca, soda e saporita.

Apprezzato per il suo incomparabile sapore e il gusto particolare della lingua e del caviale, lo skrei tiene ogni anno con il fiato sospeso migliaia di pescatori, impegnati in una delle più importanti stagioni di pesca al mondo. La maggior parte del merluzzo fresco pescato alle Lofoten e alle Vesteralen si trasforma in baccalà e stoccafisso, prodotti comuni in molte ricette di milioni di italiani. Questi alimenti introdotti nella nostra penisola alcuni secoli fa da commercianti e marinai italiani, diventarono un cibo diffusissimo quando la Chiesa introdusse il precetto di mangiare di magro il venerdì e negli altri giorni stabiliti.

Ma mentre in Norvegia questi tipi di pesce vengono spesso serviti bolliti accompagnati da verdure, nella cucina italiana sono arricchiti con sapori mediterranei, quali l’olio extravergine d’oliva, pomodori e aglio, come si può facilmente riscontrare in alcune nostre ricette più conosciute quali il Baccalà alla vicentina, il Baccalà in agrodolce alla ligure e lo Stoccafisso in umido.

Ammirare il rientro dei pescherecci a Svolvaer, maggiore centro dell’arcipelago e porto principale della pesca invernale al merluzzo, o catturare direttamente il magico pesce, sono spettacoli unici, come quelli di visitare in pieno inverno Nusfijord, presentato come il più bel villaggio delle Lofoten, riportato sulla World Heritage List dell’Unesco, il museo Vichingo a Borg e la minuscola Reine e A, ultima lettera dell’alfabeto norvegese e anche ultimo insediamento della costa.

Per informazioni:
www.visitnorway.com