Basta sigarette elettroniche in bar e ristoranti
Considerando che lo stile di vita italiano ha fatto balzi da gigante da quando le sigarette sono state bandite dai locali pubblici, ci sembra urgente vietare anche il consumo di quelle elettroniche, come indica l’Oms
Il business è enorme e nel giro di qualche anno potrebbe avvicinarsi a quello del tabacco. Alla base c’è la pubblicità di un prodotto, la sigaretta elettronica, che si presenta, illusoriamente, come immune dai rischi alla salute rispetto al fumo tradizionale. E che grazie a ciò ha ottenuto una serie di “aiuti”, a partire dalla possibilità di essere utilizzata anche nei pubblici esercizi. E che poi la Confindustria elogi il ministro della Salute perché ne ha vietato la vendita ai minorenni (ci mancherebbe altro), puzza davvero di marcio se si pensa che col decreto dello scorso anno ha però cancellato il divieto d’uso in bar o ristoranti.
Ora, per fortuna, interviene l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che in un documento, oltre al divieto di vendita ai minori, ne propone anche l’interdizione nei luoghi pubblici chiusi. E ciò non casualmente, visto che per gli esperti (e non parliamo dei difensori d’ufficio dei produttori) il fumo prodotto dalle sigarette elettroniche non è solo vapore acqueo. La ricerca scientifica avrebbe dimostrato che, pur esistendo da poco questo prodotto, ci sarebbero già prove sufficienti per mettere in guardia «bambini, adolescenti, donne incinte, donne in età fertile» sulle conseguenze a lungo termine del consumo di sigarette elettroniche sullo sviluppo del cervello.
A questo punto, considerando che lo stile di vita italiano ha fatto balzi da gigante da quando le sigarette tradizionali sono state bandite da bar, ristoranti o discoteche, ci sembra assolutamente urgente porre un alt anche al consumo di quelle elettroniche. In primis per ragioni di salute, perché i non fumatori hanno il diritto di stare al riparo anche da questo fumo passivo. E in secondo luogo perché, anche se non appestano l’aria come una Marlboro o una Camel (marche citate a caso tanto per rendere l’idea), il vapore acqueo alla nicotina non è proprio inodore e disturba chi si vuole degustare un vino, un drink, invece che un piatto di pasta al pomodoro.
Quasi tutti i locali si sono da tempo dotati di spazi in cui i fumatori incalliti si possono dedicare la loro vizio. Nella peggiore delle ipotesi si esce per strada, mentre nei locali più avveduti ci sono appositi spazi fumoir dove il fumo diventa un piacere anche edonistico per chi lo vuole praticare. Insieme a sigari o sigarette potranno convivere lì anche quelle elettroniche. Ognuno con la sua salute fa quello che vuole (c’è anche chi beve troppo o si droga, purtroppo), l’importante è non imporre agli altri le proprie scelte se possono nuocere alla salute o al benessere di una degustazione.
Ora, per fortuna, interviene l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che in un documento, oltre al divieto di vendita ai minori, ne propone anche l’interdizione nei luoghi pubblici chiusi. E ciò non casualmente, visto che per gli esperti (e non parliamo dei difensori d’ufficio dei produttori) il fumo prodotto dalle sigarette elettroniche non è solo vapore acqueo. La ricerca scientifica avrebbe dimostrato che, pur esistendo da poco questo prodotto, ci sarebbero già prove sufficienti per mettere in guardia «bambini, adolescenti, donne incinte, donne in età fertile» sulle conseguenze a lungo termine del consumo di sigarette elettroniche sullo sviluppo del cervello.
A questo punto, considerando che lo stile di vita italiano ha fatto balzi da gigante da quando le sigarette tradizionali sono state bandite da bar, ristoranti o discoteche, ci sembra assolutamente urgente porre un alt anche al consumo di quelle elettroniche. In primis per ragioni di salute, perché i non fumatori hanno il diritto di stare al riparo anche da questo fumo passivo. E in secondo luogo perché, anche se non appestano l’aria come una Marlboro o una Camel (marche citate a caso tanto per rendere l’idea), il vapore acqueo alla nicotina non è proprio inodore e disturba chi si vuole degustare un vino, un drink, invece che un piatto di pasta al pomodoro.
Quasi tutti i locali si sono da tempo dotati di spazi in cui i fumatori incalliti si possono dedicare la loro vizio. Nella peggiore delle ipotesi si esce per strada, mentre nei locali più avveduti ci sono appositi spazi fumoir dove il fumo diventa un piacere anche edonistico per chi lo vuole praticare. Insieme a sigari o sigarette potranno convivere lì anche quelle elettroniche. Ognuno con la sua salute fa quello che vuole (c’è anche chi beve troppo o si droga, purtroppo), l’importante è non imporre agli altri le proprie scelte se possono nuocere alla salute o al benessere di una degustazione.


