Escalation in Russia, chiusi 4 McDonald’s. Insufficienti gli aiuti Ue al settore food
Il presidente russo Putin ha stabilito la chiusura di 4 McDonald’s nel centro di Mosca con la scusa di violazioni sanitarie. Insufficienti i 125 milioni stanziati dall’Ue a seguito del blocco delle importazioni in Russia
I 125 milioni di euro complessivamente stanziati dalla Commissione per tutta l’Unione europea a seguito del blocco delle importazioni in Russia di alcune categorie di prodotti alimentari non sono sufficienti a fronte dei danni diretti e indiretti che si stanno verificando. È quanto ha affermato il vicepresidente della Coldiretti, Mauro Tonello, alla riunione operativa sul settore ortofrutticolo convocata dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina dopo le ritorsioni decise dal presidente russo Vladimir Putin, che ha da poco deciso la chiusura di 4 McDonald’s nel centro di Mosca con la scusa di violazioni sanitarie, mentre si ipotizzano restrizioni per Coca-Cola e Apple, ma anche per auto e farmaci.

Tra i 4 ristoranti chiusi, anche il primo McDonald’s aperto in Russia, quello di piazza Pushkin (nella foto). Secondo alcune agenzie di stampa russe altri dei 430 negozi della multinazionale americana sarebbero sotto osservazione e potrebbero dover chiudere i battenti nelle prossime settimane. La catena di fast food ha affermato che leggerà con attenzione le motivazioni della decisione delle autorità e farà di tutto «affinché i ristoranti possano riaprire al più presto». McDonald’s, che ha sede in Illinois, impiega più di 35mila persone nei suoi punti vendita in Russia. La decisione delle autorità russe è stata letta da molti come una risposta, in aggiunta alle misure restrittive sulle importazioni industriali, contro le sanzioni decise dai Paesi occidentali in relazione alla questione ucraina.
Molto dipenderà dalla tempestività e dalle modalità operative che devono ancora essere definite, ma già ora si può dire che dall’intervento restano esclusi alcuni prodotti ortofrutticoli (compresi solo pomodori, carote, cavolo bianco, peperoni, cavolfiori, cetrioli e cetriolini, funghi, mele, pere, piccoli frutti, uva da tavola e kiwi), ma anche i prodotti diversi dall’ortofrutta e comunque colpiti dal blocco come carni, pesce e latte e derivati, tra i quali ci sono prodotti tipici made in Italy (dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano fino al prosciutto di Parma) fortemente danneggiati dall’embargo.
Complessivamente le spedizioni di prodotti agroalimentari dall’Italia si stimano per un totale di circa 200 milioni di euro all’anno. Ed in particolare l’export di ortofrutta per un importo di 72 milioni di euro nel 2013, le carni per 61 milioni di euro, latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro e importi molto più bassi per il pesce, che l’Italia spedisce in quantità molto limitate in Russia.
Tardivo è stato giudicato dal vicepresidente della Coldiretti, Mauro Tonello, l’intervento annunciato dal commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, a sostegno delle pesche e nettarine in crisi per l’anomalo andamento stagionale che ne ha rallentato i consumi e accavallato i periodi di maturazione con l’aggravio del blocco delle importazioni da parte della Russia. «A questo punto - sostiene Tonello - per accelerare i tempi per il prodotto in eccesso occorre individuare insieme alla beneficenza altre destinazioni come la distillazione e quella energetica. Occorre soprattutto concentrare le risorse disponibili per la promozione a livello nazionale per aumentare l’efficacia di intervento ed evitarne la dispersione».

Tra i 4 ristoranti chiusi, anche il primo McDonald’s aperto in Russia, quello di piazza Pushkin (nella foto). Secondo alcune agenzie di stampa russe altri dei 430 negozi della multinazionale americana sarebbero sotto osservazione e potrebbero dover chiudere i battenti nelle prossime settimane. La catena di fast food ha affermato che leggerà con attenzione le motivazioni della decisione delle autorità e farà di tutto «affinché i ristoranti possano riaprire al più presto». McDonald’s, che ha sede in Illinois, impiega più di 35mila persone nei suoi punti vendita in Russia. La decisione delle autorità russe è stata letta da molti come una risposta, in aggiunta alle misure restrittive sulle importazioni industriali, contro le sanzioni decise dai Paesi occidentali in relazione alla questione ucraina.
Molto dipenderà dalla tempestività e dalle modalità operative che devono ancora essere definite, ma già ora si può dire che dall’intervento restano esclusi alcuni prodotti ortofrutticoli (compresi solo pomodori, carote, cavolo bianco, peperoni, cavolfiori, cetrioli e cetriolini, funghi, mele, pere, piccoli frutti, uva da tavola e kiwi), ma anche i prodotti diversi dall’ortofrutta e comunque colpiti dal blocco come carni, pesce e latte e derivati, tra i quali ci sono prodotti tipici made in Italy (dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano fino al prosciutto di Parma) fortemente danneggiati dall’embargo.
Complessivamente le spedizioni di prodotti agroalimentari dall’Italia si stimano per un totale di circa 200 milioni di euro all’anno. Ed in particolare l’export di ortofrutta per un importo di 72 milioni di euro nel 2013, le carni per 61 milioni di euro, latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro e importi molto più bassi per il pesce, che l’Italia spedisce in quantità molto limitate in Russia.
Tardivo è stato giudicato dal vicepresidente della Coldiretti, Mauro Tonello, l’intervento annunciato dal commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, a sostegno delle pesche e nettarine in crisi per l’anomalo andamento stagionale che ne ha rallentato i consumi e accavallato i periodi di maturazione con l’aggravio del blocco delle importazioni da parte della Russia. «A questo punto - sostiene Tonello - per accelerare i tempi per il prodotto in eccesso occorre individuare insieme alla beneficenza altre destinazioni come la distillazione e quella energetica. Occorre soprattutto concentrare le risorse disponibili per la promozione a livello nazionale per aumentare l’efficacia di intervento ed evitarne la dispersione».

