Dop e Igp confusi con prodotti generici. Lucisano: «Grave problema di filiera»
«Obbligare la Gdo a vendere in scaffali separati i prodotti certificati e quelli generici», questa è la norma che, come afferma il direttore del Consorzio Mozzarella di Bufala Antonio Lucisano, il Paese dovrebbe adottare.
All’indomani della rielezione del presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, Domenico Raimondo, e della conferma di Antonio Lucisano (nella foto) alla carica di direttore, abbiamo chiesto a quest'ultimo di illustrarci i progetti futuri del Consorzio.

Direttore, le conferme del ticket Raimondo - Lucisano sono avvenute la scorsa settimana e già, come è normale e doveroso che sia, molte, tutte argute e puntuali, sono state le vostre dichiarazioni alla stampa. Cosa si fa noi due adesso, ci si prende solo un buon caffè?
A parte il fatto che un buon caffè potremo sempre prendercelo, io non me la sentirei di affermare che tutto è stato detto. Diciamo che il presidente ed io abbiamo risposto volentieri a tutte le domande che ci sono state poste dai suoi colleghi, ciò non significa che non ci sono altre cose da dire ed altri argomenti da affrontare.
Oddio, direttore, adesso mi assale panico, vorrebbe mica che alla Marzullo, le chiedessi di farsi la domanda e di rispondersi? (Il direttore sorride e nel mentre, provvidenziale la tempistica, arriva il caffè).
Non dico questo, dico che mi sento nel dovere e, lasci che aggiunga, anche nel diritto, di ribadire alcune cose.
Prego, allora, dica.
Nella matrice prodotto mercato, e per essa nell’assetto di filiera, ancora non stiamo messi bene e, duole dirlo, il persistente problema è ben lungi dall’essere risolto per come mai avviene che ad errata diagnosi possa susseguire corretta ed efficace terapia. Lei ha presente quali sono gli ingredienti con i quali si fa la Mozzarella di Bufala Campana Dop?
Credo di sì, come credevo anche che a fare le domande dovessi essere io; ad ogni modo: latte di bufala proveniente da bufale sane allevate nella zona della Dop, sale, caglio.
È così. Buona risposta. Il latte deve essere esclusivamente latte di bufala fresco, proveniente dagli allevamenti certificati, munto da non oltre 60 ore. Ma in ambito di filiera, per come vi è aleatorietà di domanda, il caseificio che produce la Mozzarella di Bufala Campana Dop acquisisce quotidianamente, per prudenza, una quantità di latte idonea alla Dop superiore, mediamente un terzo in più, rispetto a quanta mozzarella Dop ritiene di produrre. Ne consegue che con il latte eccedente è costretto a produrre altri prodotti caseari che non seguendo le rigide norme del disciplinare non sono a titolo Dop, mozzarella compresa.
Ma così facendo, si crea confusione sul mercato.
Appunto. Soprattutto in un Paese come il nostro che pur essendo leader mondiale nella produzione di Dop e Igp, non ha mai ritenuto di adottare una norma tanto semplice quanto efficace: obbligare la Gdo a vendere in scaffali separati i prodotti certificati e quelli generici. Ma, attenzione, il problema è ancora più grave poichè questa compresenza di più prodotti nello stesso caseificio alimenta dinamiche di prezzo a scaffale perverse laddove è lo stesso caseificio a generarsi la concorrenza in casa propria. Non potendo, soprattutto in tempi di crisi economica, alzare il prezzo del prodotto non Dop, egli finisce per abbassare quello del prodotto Dop, con la conseguenza di non remunerare congruamente il latte acquisito dall’allevatore. Questo elemento del basso prezzo del latte di bufala Dop è il cardine di tutto l’incerto e malfermo funzionamento del sistema della Mozzarella di Bufala Campana Dop.
Cioè l’allevatore di bufale non vede remunerazione della sua attività.
Esatto e nel perdurare di questo stato di cose che, va detto, non si verifica in altre realtà assimilabili alla nostra, ovvero nella produzione di altri formaggi Dop, si rende di fatto impossibile qualsiasi investimento volto a migliorare l’efficienza del processo di produzione.
Non vorrei sembrasse gioco di parole, ma dico che il problema vero è che chi di dovere non ha capito dove sta il problema.
È proprio così, se per chi di dovere si vogliono intendere i politici, innanzitutto i politici nelle loro responsabilità di governo locale, di commissioni parlamentari e di governo centrale, ma non solo i politici, bensì anche i vertici delle associazioni di categoria e quanti, da responsabilità investiti, si rifiutano per inettitudine, per cattiva volontà, per incapacità, di inquadrare il problema; figuriamoci di concorrere a risolverlo.

Quanti Ministri del pertinente dicastero lei ha conosciuto?
Sei, ben sei, compreso l’attuale Ministro Martina. Poca differenza sia di schieramento che di provenienza territoriale, non che i campani siano stati più attenti alle problematiche del comparto dei non campani, assolutamente no. Anzi, è proprio dai politici campani che provengono, sotto forma del non fare o del fare malissimo, i peggiori danni al comparto, i più gravosi ostacoli al buon funzionamento del settore. Non è un caso che la nostra proposta di modifica del disciplinare, che risolverebbe a monte i problemi di cui le ho parlato, sia rimasta finora lettera morta, pur essendo stata approvata a stragrande maggioranza prima dal nostro Comitato Paritetico Allevatori/Trasformatori e poi dalla nostra Assemblea dei Soci. Come se i mercati internazionali potessero attendere i tempi della politica italiana! Devo però dare atto all’attuale Ministro Martina di una cosa. È stato il primo Ministro che non ha voluto pilatescamente prorogare per l’ennesima volta il cosiddetto decreto sulle due linee di produzione e nell’affrontare di petto la questione ha perlomeno disegnato una situazione vigente netta e chiara.
La sento molto pessimista.
Le esperienze di questi ultimi anni non sono state esaltanti, dimostrandoci quanto sia difficile creare le condizioni basilari affinchè la Mozzarella di Bufala Campana Dop acquisisca sul mercato globale il posizionamento che merita per sua intrinseca pregevolezza organolettica. È amaro constatare quanto, per ignavia o per altro, il ceto politico e la classe dirigente scivoli sul problema mal affrontandolo o del tutto ignorandolo.
Dante gli ignavi li reputò addirittura indegni dell’inferno.
E di Dante ci prendiamo anche il sommo monito e l’augusto suggerimento e perciò, mi creda, proseguiremo, malgrado tutto, a seguir virtute e conoscenza.

Direttore, le conferme del ticket Raimondo - Lucisano sono avvenute la scorsa settimana e già, come è normale e doveroso che sia, molte, tutte argute e puntuali, sono state le vostre dichiarazioni alla stampa. Cosa si fa noi due adesso, ci si prende solo un buon caffè?
A parte il fatto che un buon caffè potremo sempre prendercelo, io non me la sentirei di affermare che tutto è stato detto. Diciamo che il presidente ed io abbiamo risposto volentieri a tutte le domande che ci sono state poste dai suoi colleghi, ciò non significa che non ci sono altre cose da dire ed altri argomenti da affrontare.
Oddio, direttore, adesso mi assale panico, vorrebbe mica che alla Marzullo, le chiedessi di farsi la domanda e di rispondersi? (Il direttore sorride e nel mentre, provvidenziale la tempistica, arriva il caffè).
Non dico questo, dico che mi sento nel dovere e, lasci che aggiunga, anche nel diritto, di ribadire alcune cose.
Prego, allora, dica.
Nella matrice prodotto mercato, e per essa nell’assetto di filiera, ancora non stiamo messi bene e, duole dirlo, il persistente problema è ben lungi dall’essere risolto per come mai avviene che ad errata diagnosi possa susseguire corretta ed efficace terapia. Lei ha presente quali sono gli ingredienti con i quali si fa la Mozzarella di Bufala Campana Dop?
Credo di sì, come credevo anche che a fare le domande dovessi essere io; ad ogni modo: latte di bufala proveniente da bufale sane allevate nella zona della Dop, sale, caglio.
È così. Buona risposta. Il latte deve essere esclusivamente latte di bufala fresco, proveniente dagli allevamenti certificati, munto da non oltre 60 ore. Ma in ambito di filiera, per come vi è aleatorietà di domanda, il caseificio che produce la Mozzarella di Bufala Campana Dop acquisisce quotidianamente, per prudenza, una quantità di latte idonea alla Dop superiore, mediamente un terzo in più, rispetto a quanta mozzarella Dop ritiene di produrre. Ne consegue che con il latte eccedente è costretto a produrre altri prodotti caseari che non seguendo le rigide norme del disciplinare non sono a titolo Dop, mozzarella compresa.
Ma così facendo, si crea confusione sul mercato.
Appunto. Soprattutto in un Paese come il nostro che pur essendo leader mondiale nella produzione di Dop e Igp, non ha mai ritenuto di adottare una norma tanto semplice quanto efficace: obbligare la Gdo a vendere in scaffali separati i prodotti certificati e quelli generici. Ma, attenzione, il problema è ancora più grave poichè questa compresenza di più prodotti nello stesso caseificio alimenta dinamiche di prezzo a scaffale perverse laddove è lo stesso caseificio a generarsi la concorrenza in casa propria. Non potendo, soprattutto in tempi di crisi economica, alzare il prezzo del prodotto non Dop, egli finisce per abbassare quello del prodotto Dop, con la conseguenza di non remunerare congruamente il latte acquisito dall’allevatore. Questo elemento del basso prezzo del latte di bufala Dop è il cardine di tutto l’incerto e malfermo funzionamento del sistema della Mozzarella di Bufala Campana Dop.
Cioè l’allevatore di bufale non vede remunerazione della sua attività.
Esatto e nel perdurare di questo stato di cose che, va detto, non si verifica in altre realtà assimilabili alla nostra, ovvero nella produzione di altri formaggi Dop, si rende di fatto impossibile qualsiasi investimento volto a migliorare l’efficienza del processo di produzione.
Non vorrei sembrasse gioco di parole, ma dico che il problema vero è che chi di dovere non ha capito dove sta il problema.
È proprio così, se per chi di dovere si vogliono intendere i politici, innanzitutto i politici nelle loro responsabilità di governo locale, di commissioni parlamentari e di governo centrale, ma non solo i politici, bensì anche i vertici delle associazioni di categoria e quanti, da responsabilità investiti, si rifiutano per inettitudine, per cattiva volontà, per incapacità, di inquadrare il problema; figuriamoci di concorrere a risolverlo.

Quanti Ministri del pertinente dicastero lei ha conosciuto?
Sei, ben sei, compreso l’attuale Ministro Martina. Poca differenza sia di schieramento che di provenienza territoriale, non che i campani siano stati più attenti alle problematiche del comparto dei non campani, assolutamente no. Anzi, è proprio dai politici campani che provengono, sotto forma del non fare o del fare malissimo, i peggiori danni al comparto, i più gravosi ostacoli al buon funzionamento del settore. Non è un caso che la nostra proposta di modifica del disciplinare, che risolverebbe a monte i problemi di cui le ho parlato, sia rimasta finora lettera morta, pur essendo stata approvata a stragrande maggioranza prima dal nostro Comitato Paritetico Allevatori/Trasformatori e poi dalla nostra Assemblea dei Soci. Come se i mercati internazionali potessero attendere i tempi della politica italiana! Devo però dare atto all’attuale Ministro Martina di una cosa. È stato il primo Ministro che non ha voluto pilatescamente prorogare per l’ennesima volta il cosiddetto decreto sulle due linee di produzione e nell’affrontare di petto la questione ha perlomeno disegnato una situazione vigente netta e chiara.
La sento molto pessimista.
Le esperienze di questi ultimi anni non sono state esaltanti, dimostrandoci quanto sia difficile creare le condizioni basilari affinchè la Mozzarella di Bufala Campana Dop acquisisca sul mercato globale il posizionamento che merita per sua intrinseca pregevolezza organolettica. È amaro constatare quanto, per ignavia o per altro, il ceto politico e la classe dirigente scivoli sul problema mal affrontandolo o del tutto ignorandolo.
Dante gli ignavi li reputò addirittura indegni dell’inferno.
E di Dante ci prendiamo anche il sommo monito e l’augusto suggerimento e perciò, mi creda, proseguiremo, malgrado tutto, a seguir virtute e conoscenza.


