I migliori abbinamenti tra cibo e vino protagonisti di “Take! Puglia” 2014
In occasione di “Take! Puglia” sono stati giudicati i migliori abbinamenti fra cibi e vini della regione. Tanti i momenti dedicati a degustazioni e seminari incentrati sull’offerta enogastronomica del “Tacco d’Italia”
“Take! Puglia”, l’evento ideato da Davide Gangi, editor del portale VinoWay Italia, quest’anno, per la sua seconda edizione, ha trovato casa a Ceglie Messapica, una cittadina della Valle d’Itria (Br) che da tempo strizza l’occhio ai gourmet e che recentemente è salita in cattedra con la sua Med Cooking School, la Scuola di Cucina mediterranea, che ha sede nel ristrutturato Convento dei Domenicani ed è diretta dalla brava Antonella Ricci.

Proprio qui, nell’ex Convento dei Domenicani e nell’attiguo Castello, si sono svolte, infatti, dal 10 al 12 maggio scorsi, con il patrocinio del Comune messapico, le tre giornate di Take, durante le quali hanno sfilato le più rinomate cantine pugliesi (circa 70), assieme ad altri produttori del comparto agroalimentare, e si sono susseguiti, con la partecipazione e il servizio dei tirocinanti ragazzi dell’Ippsar “Cataldo Agostinelli” di Ceglie Messapica, momenti dedicati alle degustazioni, laboratori e seminari incentrati sull’offerta enogastronomica del Tacco d’Italia.
A sfilare, nel vero senso della parola, anche i magnifici quattro conturbanti chef per i quali Angelo Inglese, il sarto di Ginosa che veste i vip di tutto il mondo, ha voluto realizzare una candida divisa, molto chic, con le rifiniture del suo marchio e risvolti in tono con i colori del logo di VinoWay.
I magnifici quattro, così premiati per la loro entusiastica e professionale collaborazione, rispondono ai nomi di Nazario Biscotti (Le Antiche Sere di Lesina), Ippazio Turco (Lemì di Tricase), Sebastiano Lombardi (Cielo di Ostuni), Giacinto Fanelli (Biancofiore di Bari) e hanno rispettivamente preparato per il contest “abbinamento cibo-vino” i seguenti piatti:
Il giudizio, espresso in centesimi, era così graduato: 40-70 (scarso), 75 (bilanciato), 80-85 (buono), 90-95 (eccellente), 100 (eccezionale). Personalmente devo dire che, con il capretto, ho gradito, assegnandogli il massimo punteggio, un corposo vino dal cupo color rubino, che mi è sembrato appropriato perché al naso e al palato, diversamente dagli altri, presentava, con discrezione, una nota dolce e piacevole di ciliegia, in armonia con la finezza dei tannini. Di questo vino ovviamente non conosco il nome (le etichette non erano visibili), ma potrebbe essere stato il primitivo Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto di Chiaromonte.

Mi piacerebbe ritrovarlo alla tavola di Sebastiano Lombardi quando mi sarò seduto dinanzi a una degna porzione della suo manicaretto. Per dire che i suggerimenti sono importanti e degni di nota, ma che, alla fine, ciò che davvero conta è quanto a ciascuno piace, dopo il necessario giro d’orizzonte, essendo il gusto qualcosa di molto personale. Al ristorante Cielo di Ostuni, così come negli altri ristoranti che hanno collaborato alla manifestazione, la carta dei vini non potrà non tener conto delle indicazioni emerse nel contest, che ha proposto una esperta selezione delle migliori etichette pugliesi, abbinandole a piatti preparati con prodotti e ingredienti dello stesso territorio, per stimolare curiosità, competenze, cultura e mercato e richiamare l’attenzione di tutta la ristorazione sulla qualità delle cantine di Puglia.
L’associazione VinoWay, impegnata anche in attività di scouting, nel contest ha dedicato un intelligente spazio alle Cantine Emergenti e, per questo, ha voluto premiare quattro giovani e interessanti realtà produttive che, con determinazione, si sono recentemente affacciate nel panorama vinicolo pugliese. Hanno meritato il premio Emergenti: le Cantine Spelonga di Stornara di Puglia (Fg), che, con la guida di Marilina Nappi, hanno il loro punto di forza nel Nero di Troia, ma non trascurano la vinificazione di Falanghina, Fiano e Primitivo; le Cantine Tre Pini di Cassano delle Murge (Ba), che, dai suoi vigneti situati a circa 400 metri sul livello del mare, ottiene Primitivo di Gioia del Colle e Malvasia Bianca e sta riscoprendo, con Rocco Plantamura, il metodo classico; l’azienda 750 ml di Locorotondo (Ba), uno staff di giovani, con Antonio Cardone in prima fila, determinati a mostrare il valore enoico dellaValle d'Itria con tirature limitate delle due doc Primitivo di Manduria e Locorotondo; infine l’azienda Erminio Campa di Torricella (Ta), che, grazie alla tenacia dei fratelli Erminio, Francesco e Valentino, riesce a far volare sulla top-class Magnifica di Alitalia ben due etichette del suo ottimo Primitivo di Manduria.
Non vogliamo, a questo punto, sottrarci neppure noi a un dovere di segnalazione per alcune presenze che ci hanno, se pure per motivi diversi, interessato o incuriosito più di altre. Nel nostro giro, infatti, non abbiamo potuto fare a meno di fermarci ai banchi e degustare alcuni prodotti. A partire da Gulfi, un’azienda siciliana che ha presentato i suoi splendidi vini del territorio ibleo e che gestisce ben due ristoranti (la Locanda e l’Hosterja), offrendo ospitalità in accoglienti camere. Né, in questa circostanza, è venuto meno l’apprezzamento per i nostri vini pugliesi di Tenute Chiaromonte (Acquaviva delle Fonti), Carvinea (Carovigno), Masseria Trullo di Pezza (Torricella), Tre Pini (Cassano Murge), Cantina San Dònaci (Br), Feudi di San Marzano (San Marzano di San Giuseppe), Cantine Due Palme (Cellino San Marco), l’Antico Palmento di Bruno Garofano (Manduria), Tenuta Primavera (Sansevero).

Abbiamo dedicato assaggi (non si poteva proprio dire di no) ai Salumi d’autore di Giannelli (Troia), ai bocconcini preparati da Tonno Colimena e ad alcuni innovativi prodotti di Lu Sciarabbà di Carlo Paladini (Leverano), che, fra l’altro, produce Birrozza, una sbarazzina birra artigianale del Salento. Qualche voce polemica, a chiusura della manifestazione, non è mancata. Gli stessi organizzatori, ad esempio, hanno pubblicamente lamentato che, come a volte accade, si è verificata qualche defezione (i supponenti, gli indifferenti, i superficiali), che le Istituzioni e la politica sono state latitanti e che la manifestazione, senza pubblici contributi economici, ha potuto aver luogo solo per la passione e la professionalità di chi ha organizzato e di chi ha partecipato con l’obiettivo di valorizzare il territorio e accrescere la cultura enogastronomica pugliese anche attraverso confronti con altre realtà.
Non ci sono noti i particolari di queste polemiche, ma vogliamo solo augurarci che tutto ciò serva a capire, qui in Puglia, come occorre muoversi e marciare, a fila serrate e in modo coordinato, per ottenere sostegni, partecipazione, affluenza di pubblico, risultati. Lo andiamo ripetendo in ogni occasione che ci viene data a tutti gli operatori e ai rappresentanti delle Istituzioni pugliesi, i quali devono sapere che le migliori professionalità per portare una vincente immagine della Puglia dove serve, nel mondo, le hanno in casa e non hanno bisogno di cercarle fuori.
Foto: Simona Giacobbi

Proprio qui, nell’ex Convento dei Domenicani e nell’attiguo Castello, si sono svolte, infatti, dal 10 al 12 maggio scorsi, con il patrocinio del Comune messapico, le tre giornate di Take, durante le quali hanno sfilato le più rinomate cantine pugliesi (circa 70), assieme ad altri produttori del comparto agroalimentare, e si sono susseguiti, con la partecipazione e il servizio dei tirocinanti ragazzi dell’Ippsar “Cataldo Agostinelli” di Ceglie Messapica, momenti dedicati alle degustazioni, laboratori e seminari incentrati sull’offerta enogastronomica del Tacco d’Italia.
A sfilare, nel vero senso della parola, anche i magnifici quattro conturbanti chef per i quali Angelo Inglese, il sarto di Ginosa che veste i vip di tutto il mondo, ha voluto realizzare una candida divisa, molto chic, con le rifiniture del suo marchio e risvolti in tono con i colori del logo di VinoWay.
I magnifici quattro, così premiati per la loro entusiastica e professionale collaborazione, rispondono ai nomi di Nazario Biscotti (Le Antiche Sere di Lesina), Ippazio Turco (Lemì di Tricase), Sebastiano Lombardi (Cielo di Ostuni), Giacinto Fanelli (Biancofiore di Bari) e hanno rispettivamente preparato per il contest “abbinamento cibo-vino” i seguenti piatti: - Oratina della Laguna in fascia di pane croccante con fave di carpino e cicorietta selvatica (Nazario Biscotti),
- Spaghetti alla chitarra di peperone su passata di fave verdi, marzotina di pecora, menta, nepitella e calendula (Ippazio Turco),
- Pancia di capretto croccante, con melanzane e calzone di sponzali (Sebastiano Lombardi),
- Spaghettone con favette novelle, pecorino di masseria e triglia di scoglio (Giacinto Fanelli).
- per il piatto numero 1 Saturnino (Rubino), Minutolo (Polvanera), Marchesa Bianco Salento (Nistri), Salento Rosato Primitivo (Mandurino), Jopì Semillon (Cotinone);
- per il piatto numero 2, Margò Rosato Salento Igp (Nistri), Rosso Camarda doc Brindisi (Due Palme), Placeo Salento igp Chardonnay (Cardone), Oltremè il Susumaniello (Rubino), Felline Vermentino (Felline),
- per il piatto numero 3, Primitivo igt Le Pitre (Mottura), Le Mura Primitivo doc Manduria, Nero di Troia igp (Giannattasio), Nero di Troia igp (Spelonga), Pietrafinita igt Salento Primitivo (Feudi di Guagnano), Passo del Cardinale (Paolo Leo),
- per il piatto numero 4, Epiro Bianco (Pirro), Falo (Feudi di San Marzano), Terra Minuta (Valentina Passalacqua), Rosato Negroamaro Speziale(Trullo di Pezza), Rondirosa (Casaltrinità), Anticaia Rosato dop (San Donaci).
Il giudizio, espresso in centesimi, era così graduato: 40-70 (scarso), 75 (bilanciato), 80-85 (buono), 90-95 (eccellente), 100 (eccezionale). Personalmente devo dire che, con il capretto, ho gradito, assegnandogli il massimo punteggio, un corposo vino dal cupo color rubino, che mi è sembrato appropriato perché al naso e al palato, diversamente dagli altri, presentava, con discrezione, una nota dolce e piacevole di ciliegia, in armonia con la finezza dei tannini. Di questo vino ovviamente non conosco il nome (le etichette non erano visibili), ma potrebbe essere stato il primitivo Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto di Chiaromonte.

Mi piacerebbe ritrovarlo alla tavola di Sebastiano Lombardi quando mi sarò seduto dinanzi a una degna porzione della suo manicaretto. Per dire che i suggerimenti sono importanti e degni di nota, ma che, alla fine, ciò che davvero conta è quanto a ciascuno piace, dopo il necessario giro d’orizzonte, essendo il gusto qualcosa di molto personale. Al ristorante Cielo di Ostuni, così come negli altri ristoranti che hanno collaborato alla manifestazione, la carta dei vini non potrà non tener conto delle indicazioni emerse nel contest, che ha proposto una esperta selezione delle migliori etichette pugliesi, abbinandole a piatti preparati con prodotti e ingredienti dello stesso territorio, per stimolare curiosità, competenze, cultura e mercato e richiamare l’attenzione di tutta la ristorazione sulla qualità delle cantine di Puglia.
L’associazione VinoWay, impegnata anche in attività di scouting, nel contest ha dedicato un intelligente spazio alle Cantine Emergenti e, per questo, ha voluto premiare quattro giovani e interessanti realtà produttive che, con determinazione, si sono recentemente affacciate nel panorama vinicolo pugliese. Hanno meritato il premio Emergenti: le Cantine Spelonga di Stornara di Puglia (Fg), che, con la guida di Marilina Nappi, hanno il loro punto di forza nel Nero di Troia, ma non trascurano la vinificazione di Falanghina, Fiano e Primitivo; le Cantine Tre Pini di Cassano delle Murge (Ba), che, dai suoi vigneti situati a circa 400 metri sul livello del mare, ottiene Primitivo di Gioia del Colle e Malvasia Bianca e sta riscoprendo, con Rocco Plantamura, il metodo classico; l’azienda 750 ml di Locorotondo (Ba), uno staff di giovani, con Antonio Cardone in prima fila, determinati a mostrare il valore enoico dellaValle d'Itria con tirature limitate delle due doc Primitivo di Manduria e Locorotondo; infine l’azienda Erminio Campa di Torricella (Ta), che, grazie alla tenacia dei fratelli Erminio, Francesco e Valentino, riesce a far volare sulla top-class Magnifica di Alitalia ben due etichette del suo ottimo Primitivo di Manduria.
Non vogliamo, a questo punto, sottrarci neppure noi a un dovere di segnalazione per alcune presenze che ci hanno, se pure per motivi diversi, interessato o incuriosito più di altre. Nel nostro giro, infatti, non abbiamo potuto fare a meno di fermarci ai banchi e degustare alcuni prodotti. A partire da Gulfi, un’azienda siciliana che ha presentato i suoi splendidi vini del territorio ibleo e che gestisce ben due ristoranti (la Locanda e l’Hosterja), offrendo ospitalità in accoglienti camere. Né, in questa circostanza, è venuto meno l’apprezzamento per i nostri vini pugliesi di Tenute Chiaromonte (Acquaviva delle Fonti), Carvinea (Carovigno), Masseria Trullo di Pezza (Torricella), Tre Pini (Cassano Murge), Cantina San Dònaci (Br), Feudi di San Marzano (San Marzano di San Giuseppe), Cantine Due Palme (Cellino San Marco), l’Antico Palmento di Bruno Garofano (Manduria), Tenuta Primavera (Sansevero).

Abbiamo dedicato assaggi (non si poteva proprio dire di no) ai Salumi d’autore di Giannelli (Troia), ai bocconcini preparati da Tonno Colimena e ad alcuni innovativi prodotti di Lu Sciarabbà di Carlo Paladini (Leverano), che, fra l’altro, produce Birrozza, una sbarazzina birra artigianale del Salento. Qualche voce polemica, a chiusura della manifestazione, non è mancata. Gli stessi organizzatori, ad esempio, hanno pubblicamente lamentato che, come a volte accade, si è verificata qualche defezione (i supponenti, gli indifferenti, i superficiali), che le Istituzioni e la politica sono state latitanti e che la manifestazione, senza pubblici contributi economici, ha potuto aver luogo solo per la passione e la professionalità di chi ha organizzato e di chi ha partecipato con l’obiettivo di valorizzare il territorio e accrescere la cultura enogastronomica pugliese anche attraverso confronti con altre realtà.
Non ci sono noti i particolari di queste polemiche, ma vogliamo solo augurarci che tutto ciò serva a capire, qui in Puglia, come occorre muoversi e marciare, a fila serrate e in modo coordinato, per ottenere sostegni, partecipazione, affluenza di pubblico, risultati. Lo andiamo ripetendo in ogni occasione che ci viene data a tutti gli operatori e ai rappresentanti delle Istituzioni pugliesi, i quali devono sapere che le migliori professionalità per portare una vincente immagine della Puglia dove serve, nel mondo, le hanno in casa e non hanno bisogno di cercarle fuori.
Foto: Simona Giacobbi


